DOMENICA 27 SETTEMBRE 2026
ALLE ORE 18:00
presso Palazzo Di Lorenzo
Ceraso (SA)
nell’ambito della Rassegna Letteraria
“CULTURE MEDITERRANEE”
interventi:
dott. Luigi Leuzzi
dott. Pasquale Martucci
modera:
dott. Aniello Amato
presentazione del volume:
Luigi Leuzzi, Pasquale Martucci
“Identità Evolutive. Studi e ricerche sul Cilento”
Independently published, 2024, pp. 168.

Il termine/concetto identità ha una radice etimologica che si ritrova nel latino tardo identitas, derivazione di idem (medesimo). È l’eguaglianza di un oggetto rispetto a se stesso, che presuppone la riconoscibilità, una qualità in grado di distinguere le altre entità.
Nella storia delle idee le caratteristiche identitarie sono state variamente descritte: Parmenide individuava “l’unicità dell’essere”, contrapposto al “tutto diviene” di Eraclito; Platone attribuiva alle idee il carattere di essenzialità e di non mutamento (identità); Aristotele nella sostanza vedeva la non modificabilità; Kant superò l’idea che non ci possa essere il diverso (identità ma anche alterità). Da quel momento si considerò impossibile l’esistenza di oggetti individuali perfettamente identici.
Schelling, partendo da due realtà eterogenee, le ritenne identiche in rapporto ad una realtà superiore cui le stesse appartengono: si introdusse l’identità e la differenza, poli attrattivi positivi e negativi.
La sociologia e le scienze etnoantropologiche hanno visto l’individuo calato dentro un rapporto con la società, in relazione con il diverso, l’altro: l’identità è dunque modificabile e trasformativa.
È vero che l’individuo entro un gruppo costruisce una propria identità, ma come può dimenticare l’esistenza di altri gruppi, ovvero l’alterità?
In psicologica, se all’inizio l’individuo si identifica con colui con cui si sente uguale, subito dopo affronta anche coloro che non gli appartengono, e dunque si muove verso di essi per realizzare la conoscenza. Si passa così a quella che può essere definita identità sociale, che varia in base al contesto, al ruolo, alla rete di relazioni.
Il concetto di identità, dunque, è assunto in funzione dell’elemento di alterità.
L’identità è una componente primaria della personalità che si caratterizza per la stabilità; viene appresa tramite il processo di socializzazione che coinvolge diverse istituzioni: famiglia, scuola, lavoro, religione, etnia.
L’individuo manifesta comportamenti congrui alle aspettative della cultura di appartenenza, senza avere necessariamente la consapevolezza dei significati interiorizzati. Il termine appartenenza si riferisce ad un individuo che fa parte di una qualsiasi collettività, definibile sulla base di un criterio sociale, culturale, giuridico e/o territoriale.
A questo concetto si ricorre per descrivere un sentimento identitario, che si riconosce nei valori, nelle norme, negli stili di vita e nei comportamenti prevalenti, condividendo la storia, la cultura e le tradizioni.
L’identità nella società contemporanea è sempre da intendere nel rapporto con gli altri, le culture altre, attraverso il rispetto e il dialogo, ma anche con la consapevolezza che si vive un percorso comune per costruire processi conoscitivi insieme agli altri attraverso il “concetto di reciprocità”.
(P. Martucci, Identità, comunità e forme evolutive, in “Identità Evolutive”, pp. 87-90)
Il volume: “Identità Evolutive”, si occupa dell’identità dell’area cilentana, tra tradizione e cambiamento. Contiene i saggi di due autori, Luigi Leuzzi e Pasquale Martucci, che con differenti approcci e competenze hanno studiato la cultura del territorio tra tradizione e cambiamento.
L’idea di realizzare questo lavoro è nata quando i due autori si sono trovati a riflettere criticamente e analizzare il rapporto passato/presente/futuro, in occasione di dibattiti e convegni che si sono svolti nel territorio.
Se Luigi Leuzzi ha indagato i simboli e i significati di una storia millenaria, privilegiando l’indagine ermeneutica, fenomenologica e mito-archeologica, Pasquale Martucci, partendo dalle origini identitarie del Cilento, ha analizzato il passaggio verso le forme evolutive, utilizzando metodi di ricerca sociologici e antropologici.
L’approccio utilizzato da Leuzzi è stato antropologico, con approfondimenti sulla storia e la cultura mito-archeologica, partendo dalla religio, intesa come valore sacrale, ed approdando a forme mitologiche, che dimostrano un legame storico-culturale che rende immediatamente riconoscibile il territorio.
Nel Cilento, sostiene l’autore, i simboli identitari mettono in evidenza il confronto con l’alterità, che comporta certamente un atteggiamento di apertura e di curiosità verso l’altro, in cui la diversità è da sincronizzare con le tradizioni interculturali che riconducono certamente ad una civiltà dell’Appennino.
Il suo approccio concettuale e le riflessioni si confrontano con una serie di discipline, che vanno dalla storia, all’antropologia, alla psicologia, alla fenomenologia ed ermeneutica, all’empatismo. L’autore si sofferma sulla dea Cilens, sul Megalitismo e la Grande Madre, sull’Antece e le origini, su Parmenidee la Scuola Eleatica, sullTomba del tuffatore, sull’Empatismo in rapporto al megalitismo. Si è occupato anche de: Il Cavaliere nero e il ritorno dell’eroe, oltre che di Dioniso e il Brigantaggio, con riferimento ai Moti del 1828.
Pasquale Martucci ha argomentato sull’identità che riconduce ad una cultura intesa in senso antropologico-sociale, una costruzione che scaturisce dall’incontro tra popoli e territorio.
Nell’area cilentana, le popolazioni che si sono alternate e diversificate hanno prodotto caratteristiche di vita particolari, realizzando un processo che ha visto popoli trarre cultura da altri popoli: scambi, assimilazioni e incorporazioni hanno costituito le comunità in un contesto socio-culturale in cui il lavoro della terra era l’unico motivo di sostentamento.
Questa è l’identità che si è affermata nelle comunità tradizionali; esiste poi una indentità evolutiva che si diffonde con il cambiamento sociale, con il venir meno delle caratteristiche legate ad una vita tradizionale.
L’intento del suo scritto è il voler cogliere il passaggio dalle forme tradizionali a quelle evolutive per cercare di dare un senso alle nuove identità, considerando le dinamiche di cambiamento che ormai fanno parte delle nostre attuali società.
Il tema dell’ identita evolutive nel Cilento richiede un approfondimento pluridisciplinare .In quanto antinomico da una parte ci interroga sulle strutture originarie in cui e’ stata fondata una communitas ancestrale con una vocazione antropica, dall’altra richede la capacita’ di cogliere i significanti maitre a cui ricondurre traiettorie di trasformazione secondo il modello prevalente di una glocalizzazione.Auspico una partecipazione di pubblico motivata ed incline al dibattito.
Ringrazio il caro Martucci per le parole piene con cui ha descritto il nostro itinerario di senso e ricerca condiviso.