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Se intendiamo argomentare in tema di identità nel Cilento, si devono affrontare una serie di questioni anche per gli sviluppi nel tempo di un concetto che è sempre più discusso, sempre più divisivo, affidandosi a dicotomie quali: “chiusure” e “aperture”, “identico” e “diverso”, “conservazione” ed “evoluzione”.

Se ci si affeziona all’uno o all’altro termine oppositivo, il discorso appare fuorviante: identità, come identico, uguale, è nella logica delle cose; in filosofia è il principio di identità, in cui “A è uguale ad A”; ma “A” non esiste se non in confronto con ciò che è “altro da A”, per trovare le differenze. Del resto, lo stesso processo di formazione dell’individuo, qui è la psicologia che viene in soccorso, consente di porre questioni legate a identificazione (in rapporto alle figure con le stesse caratteristiche), individuazione (sviluppo del processo di differenziazione), imitazione (riproduzione dei modelli di comportamento), interiorizzazione (acquisizione di atteggiamenti, valori, comportamenti, norme).

Ora tutto ciò serve per formare l’identità, ma non è possibile senza il confronto con l’altro da sé; e poi, i principi enunciati comportano comunque relazione, scambio, confronto. Il problema, dunque, sembrerebbe risolto attraverso l’idea che l’identità è evolutiva!, nel senso che è frutto di interazioni che per loro natura comportano un cambiamento rispetto ad una originaria e statica definizione; ma allargando la questione a: quale identità nel Cilento?, ci si trova di fronte ad ulteriori difficoltà esplicative che richiedono altre digressioni.

L’identità cui mi riferisco nelle ricerche realizzate è la cilentanità, un concetto ripreso negli anni Novanta per intenderlo come un valore che si fonda sull’appartenenza ad un territorio “fisica, morale, culturale, psicologica”. Per ritrovare quella identità si è realizzato un processo che ha fatto interagire elementi differenti che vedono coinvolti la storia, la vita socioeconomica, i comportamenti e la psicologia degli stessi, ed anche le istituzioni, il diritto che va ad inserirsi ed influenzare con i suoi disposti la società. Si può dire che la “cilentanità è un valore collettivo” che, a partire dall’isolamento geografico del Cilento, e dunque dall’incapacità di subire profondi condizionamenti esterni, si è definito, attraverso il confronto della comunità con se stessa e con l’ambiente e il territorio, “grazie ad un sistema comune di regole e di pratiche di vita”. Nel sociale, nella comunità, emerge il senso di un’identità forte e coesa.

La questione successiva è ancora più intricata.

Dove si trovano le forme più autentiche della “cilentanità”? La risposta più pertinente è che la “cultura materiale” possa racchiudere il senso del valore identitario. Ma la “cultura materiale” è anche rapporto con l’immaterialità, con superstizione e fatalismo. Tutto il percorso identitario non può che fondarsi sullo “spirito comunitario”, che riconduce ad arti e mestieri, feste e riti, lavori quotidiani nei campi, prodotti tipici e alimentazione, linguaggio, dialetto, oralità. A proposito delle forme di comunicazione, centrali sono i “cunti”, i racconti di una certa tradizione popolare cilentana che permettono di scoprire il senso reale delle cose che è in confronto con l’immaginazione, l’irreale, il fantastico. Questa asserzione trova nell’immaginario collettivo l’idea di una comunità che vive in sé e utilizza questi elementi per rinsaldare i valori, offrire messaggi a fini educativi: trasmettere il senso del lecito e del proibito nella società.

Nelle ricerche realizzate nel territorio, ho trovato una perfetta coincidenza tra la cilentanità e il concetto tracciato da Ferdinand Tönnies, la cultura tipica delle comunità contadine, che indicò come comunità, differenziandola dalla società. Se le società erano fondate sull’interesse, l’avidità, la brama di profitto e l’ambizione, le comunità erano fedeli a loro stesse nella misura in cui: erano forti i legami di tutti gli elementi che la caratterizzavano; erano entità piccole e riconosciute dai loro membri; erano autosufficienti, capaci cioè di provvedere alle attività e necessità dei membri; erano legate ai luoghi. Il “senso dell’identità cilentana” era cioè riconducibile a: atteggiamenti e abitudini (di vita); adattamento (nel rapporto con l’ambiente); appartenenza e attaccamento (ai luoghi e alle persone); subalternità (al potere); accoglienza e disponibilità (nei confronti dell’ospite).

Queste evidenze erano legate agli studi su un territorio che presentava, fino agli ultimi decenni del Novecento, tratti e valori ancora tradizionali, specie nei paesi dell’interno. Il contesto era quello popolare, giacché in questa terra non erano presenti elementi identificativi specifici e rilevanti nelle classi medie e medio-alte, in quelle nobili ed ecclesiastiche.

Dalle osservazioni sul campo, quel mondo popolare consentiva di affermare il termine cilentanità, almeno nelle generazioni meno giovani, quelle poco segnate dall’idea di modernità, e nei luoghi più impervi, dove la “contaminazione” non aveva del tutto “inquinato” il rapporto cultura/tradizioni. In sostanza, dove il processo di modernizzazione non è stato particolarmente rapido, sono emersi sentimenti di identificazione collettiva caratterizzati da modi di vita immediati dove i contatti risultavano essere personali e semplici, dove le dimensioni degli aspetti di vita in comune erano ridotte.

In sintesi, la cilentanità può essere individuata attraverso una serie di elementi.

  1. Interessi storici territoriali – sono legati ad una storia millenaria, che lascia una eredità per le nuove generazioni, ovvero quel patrimonio artistico, architettonico e naturale costituito da reperti archeologici, monumenti e palazzi gentilizi, castelli e chiese, centri storici, paesaggi suggestivi, ovvero quella natura a tratti incontaminata la cui salvaguardia è stata disciplinata grazie alla costituzione del Parco Nazionale.
  2. La vita e la cultura materiale – sono associate nel passato ai cicli lavorativi, le tradizioni che si tramandavano e mantenevano coesa la popolazione, le feste, i riti, i giochi, tutti i momenti dell’esistenza, dalla nascita, al matrimonio, alla morte.
  3. Linguaggio e oralità – sono le particolari espressioni dialettali che nelle comunità cilentane del passato erano l’unico linguaggio conosciuto ed utilizzato, determinante per il processo di socializzazione e per il consolidamento della struttura sociale.
  4. Forme rituali – hanno affermato la cultura popolare attraverso feste ed eventi, consolidati nel tempo e nei luoghi, che comportavano la celebrazione di un rito collettivo simbolico, in cui veniva messa in scena la rappresentazione di un teatro popolare di origini e tradizioni arcaiche, attraverso l’esecuzione di azioni, movimenti e gesti.

L’identità cilentana, dunque, riguarda la memoria e i saperi, e di conseguenza il vissuto sociale, che si realizza attraverso:

  • la vita narrata e il linguaggio dei protagonisti;
  • le leggende e le storie narrate (ad esempio, il brigantaggio);
  • le credenze raccontate (malocchio, scongiuro, streghe e diavoli);
  • lo sconfinamento nel fantastico, nell’irreale;
  • le parole della religione (quelle popolare, intesa come pratica);
  • la modalità di narrare le storie.

Quando si parla di identità cilentana, il riferimento è al concetto di appartenenza ad un territorio, ma quale territorio?

Molti studiosi hanno individuato nel tempo il Cilento: inizialmente la vetta del Monte Stella; in seguito, l’area che va dal Solofrone all’Alento; ancora successivamente dalla zona che va da Paestum a Sapri; infine, con l’istituzione del Parco Nazionale, c’è l’aggiunta del territorio degli Alburni e del Vallo di Diano. È evidente che non può certo considerarsi un territorio omogeneo, data la vastità e soprattutto le specificità. L’individuazione più efficace potrebbe aggregare aree interne e costiere, oppure ambiti fluviali e pianeggianti, oppure riscontri legati alle vie di comunicazione.

Sulla disomogeneità territoriale, credo di aver circoscritto la questione in quanto la ricerca ha riguardato essenzialmente un arco temporale e una cultura comunitaria ben definita. La vita cilentana era simile; difformi semmai le forme di campanilismo, le convenienze, le dispute che si concretizzavano in occasioni particolari. Pensiamo alle Congreghe: c’erano forti litigi per una mancata precedenza, ma le Congreghe come forme identitarie cilentane restano e svolgono analoghi rituali in tutti i borghi cilentani. In tal senso, queste particolari forme ed espressioni religiose potrebbero costituire un ambito specifico per parlare della costruzione di un’identità evolutiva che tenga in particolar conto il rapporto passato/presente/futuro.

Produco un altro esempio. Alla fine degli anni Novanta, con il collega Antonio Di Rienzo, fui coinvolto in uno studio, avente quale finalità la tutela e la valorizzazione del patrimonio socioculturale, realizzato nell’ambito del Progetto “Beni Culturali CNR”, Università Napoli, Facoltà di Sociologia, e Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. L’intento era di studiare il territorio nei suoi aspetti socioculturali e nelle forme di aggregazione e di socializzazione che si sviluppavano intorno alle risorse storiche, artistiche ed architettoniche. I risultati proposero di superare una tipologia dei paesi costruita secondo una classificazione che riguardava la dimensione modernità/arretratezza della zona: i paesi della costa, quelli più influenzati dai flussi turistici, e quelli dell’entroterra, che conservavano gli usi e le tradizioni del passato. I primi erano molto più portati a dimenticare la propria identità e ad essere condizionati da eventi esterni, da culture differenti; i paesi dell’interno, al contrario, mantenevano i valori di un tempo e su di essi costruivano i presupposti della loro esistenza, riproducendo e valorizzando comportamenti e tradizioni per non perderli. Si riscontrò che alcuni centri dell’interno, ma anche molti paesi della costa che intendevano migliorare le loro forme di accoglienza, attrezzati e con aperture verso il mercato esterno, riuscivano a determinare una nuova caratteristica: “il consumo della cultura”. Si avvicinano cioè a quei centri che negli ultimi decenni avevano conosciuto flussi turistici e consequenziali benefici economici, anche se con presupposti differenti.

Riscontrammo che le risorse territoriali erano legate alle feste e ai momenti aggregativi (spontanei ed organizzati), riproducenti la cultura popolare, le espressioni religiose, la storia locale, ma anche le forme moderne di vivere la festa, il divertimento. Se tutto ciò era legato alla rivalutazione delle risorse artistico-architettoniche, le chiese e i castelli, le torri e gli scavi archeologici, allora l’intervento di riproposizione di una cultura da valorizzare aveva senso.

Ancora oggi, è proprio intorno ai centri storici, formati da piazze e palazzi baronali, fontane ma anche dimore più umili, quelle di una popolazione che sulla cultura materiale ha costruito la propria esistenza, si sviluppano i momenti ludici e festivi. Ed ecco, allora, che le risorse si fondono e trovano il modo di assemblare tutta la vita del passato: dalla storia all’arte, dalla cultura popolare alle espressioni religiose.

Ultima considerazione è sugli uomini. Identità cioè come persone in azione che partono dal territorio e ne utilizzano le risorse. Le ultime ricerche si stanno indirizzando proprio verso il ruolo dei soggetti territoriali, che non agiscono in termini individualistici ma trovano nella coesione e nell’operare in comune le ragioni per poter parlare di forme identitarie comunitarie, che passino attraverso le risorse culturali disponibili oppure la valorizzazione di prodotti tipici autoctoni. Le azioni sono ancora poco diffuse, ma una certa inversione di tendenza si sta verificando. I soggetti in azione possono relazionarsi ed entrare in contatto con ambiente e territorio, acquisire dagli altri, dai diversi, la complessità della vita, recuperare le risorse territoriali con il supporto di tecnologia e comunicazione. Sono i soggetti relazionali, creativi ed empatici, che potrebbero essere determinanti per recuperare i saperi tradizionali e guardare al futuro.

Le conclusioni non possono che essere affidate ad un’identità come restanza, nel senso di arrestare l’abbandono attraverso iniziative indirizzate alla riscoperta e rivalutazione delle proprie radici, della storia, dell’arte e dell’architettura dei centri storici, senza trascurare il patrimonio immateriale, le voci, i volti e la protezione delle diversità culturali, di cui si parla tanto oggi in termini di valorizzazione e diffusione.

Oggi sembra necessario riflettere sul rapporto tra tradizione e modernità, considerando quali legami siano importanti per parlare di cultura cilentana, di cilentanità, e verificando quali concetti e termini del passato debbano confrontarsi con le innovazioni per guardare al futuro.

Occorre seguire un approccio ermeneutico di impronta umanistica ed empatica che sappia calarsi in coordinate identitarie significative in luoghi, anche se eterogenei, contigui al territorio.

È un orientamento che prevede l’incontro tra sé e gli altri: a) partire dalle connotazioni antropologiche per investire nelle potenzialità di cui dispone il territorio; b) superare sia l’individualismo che la conservazione, ovvero un approccio che in senso psicologico si chiama individuazione, e che ritengo denominare soggettivismo; c) rinnovare l’identità per inserirla nella fase evolutiva.

L’assunto è che “la modernità è cambiamento”: il mondo dell’azione sociale è di favorire l’interdipendenza tra relazioni, conflitti, azioni, creazione, mutamento, temi ecologici, realizzando quel livello di soggettivazione che si rapporti ai sentimenti, alle relazioni e al riconoscimento dell’altro.

Il cambiamento è rappresentato proprio dallo sforzo dell’individuo di diventare attore, di mettersi al servizio della sua esigenza e del suo desiderio di affrontare un universo in movimento. Si tratta di un soggetto culturale in grado di ritornare padrone del proprio destino, capace di cambiare la propria realtà.

Per realizzare questo processo, l’approccio conoscitivo deve realizzare una costruzione culturale e sociale, che permetta di far affermare il valore collettivo perché i cilentani/soggetti devono trovare idee e nuove consapevolezze, devono agire ed operare per poter affermare la loro vita in questa terra ricca di storia e bellezza, fascino e cultura.

La questione non è facile da affrontare, soprattutto se ci si abbandona al solipsismo e si producono iniziative poco partecipate. L’azione solitaria che diffida delle idee comuni non permette di approcciarsi nel modo giusto a qualunque tipo di azione da intraprendere.

Negli ultimi tempi, nel territorio cilentano si possono individuare gruppi di persone che interessano con le loro azioni le cronache locali: convegni, presentazioni di libri, dibattiti, che si mettono insieme per creare occasioni di cultura, intesa nel senso antropologico-sociale di vivere ed appartenere alla comunità. Sono individui che riescono a condividere un’idea, come quella del loro patrimonio culturale, dei prodotti tipici, oppure diffondono l’idea identitaria che certamente non è conservazione ma valorizzazione, ovvero un processo in cui ciascun elemento deve lavorare in sinergia per la realizzazione e l’affermazione di un obiettivo. Per valorizzazione si intende evidenziare le risorse di un territorio, sia ambientali che storico-culturali, l’artigianato, i luoghi di interesse sociale e le tradizioni locali, al fine di promuoverli, con un’azione conoscitiva, la costruzione di un processo di comunicazione, forme di attività che favoriscano il benessere della popolazione. Occorre agire attraverso un “turismo culturale”, come esperienza unica e autentica, totale, che consideri centrale l’essenza del luogo, la sua identità. Gli eventi si possono organizzare condividendo un’idea/progetto forte che lega molte persone che condividono un senso di appartenenza al gruppo e alle tesi che si manifestano anche con approcci differenti. È importante la pubblicizzazione/promozione dell’evento che tra l’altro deve contenere aspetti di continuità, per interessare luoghi e contesti ampi, variegati interpreti, apertura alle “culture” che si esprimono attraverso differenti linguaggi. Una nuova narrazione è quella dal di dentro, che permette di elaborare, interpretare, comprendere, evocare, i valori e le azioni compiute in una comunità, quella identità di un territorio che descrive il contesto/cultura, e lo proietta attraverso l’indissolubile legame passato/presente/futuro.

 

 

Riferimenti bibliografici:

Sulle tematiche identitarie sono diversi i volumi da me pubblicati negli anni: Identità cilentana e cultura popolare (1997); Le comunità cilentane del novecento (2005); Cilentanità (2008); Memorie rituali (2011); Comunità in festa (2018); Del Cilento e del suo Genius Loci (2023)Identità evolutive (2024); Culture Immateriali (2025); Sentieri sospesi (2026).

Cfr. anche i lavori pubblicati sul sito: http://ricocrea.it.

2 Responses to “Quale identità nel Cilento?”

  1. Antonio

    Fondamentale la disamina affrontata con interessanti riflessioni e approfondimenti sul concetto di identità !

  2. Luigi Leuzzi

    L’identita’ e’ una dimensione evolutiva come abbiamo insieme concordato nel testo “Identita’ evolutive, ” non una entita’ immanente.
    E’ la risultante di una struttura e di una relazione come ci indica Remotti ,che si rapporta dunque con l’alterita’ .
    Alla ” cilentanita’ che rappresenta una dimensione comunitaria solare ho contrapposto in maniera dialogica il termine “cilentitudine”,lunare o adombrato in analogia a quanto attestato fa Sciascia per riferirci alle isole etno’
    -linguistiche in cui si dipana una insularita’ etnoculturale difficilmente omologabile ed impermeabile agli attraversamenti dei popoli e delle civilta’ che non hanno mai colonizzato fino in fondo le Antiche Terre del Cileto re della Lucania Occidentale.
    Complimenti per i sentieri sospesi ma condivisi

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Pagine di Storia – Pisacane

Sapri: la Rievocazione di Pisacane di Pasquale Martucci   Sapri è conosciuta, al di là della splendida collocazione geografica nel […]

Giugno 20th, 2020

Pagine di storia / Torri costiere

Le torri costiere del Cilento   di Pasquale Martucci   Percorrendo la costa cilentana, si possono osservare una serie di […]

Giugno 8th, 2020

Seminario ISCRA: “L’insostenibile peso della felicità e della speranza”

Possibili processi di pensiero di Pasquale Martucci   In occasione del Seminario ISCRA online (6-7 giugno 2020), dal titolo: “L’insostenibile […]

Maggio 31st, 2020

Ricerca&territorio – Mitologia

U curdone ru monaco Aspetti mitologici e cultura popolare cilentana di Pasquale Martucci (il saggio è disponibile integralmente e con […]

Maggio 21st, 2020

LAURINO / SANT’ELENA

Un culto antico e importante di Pasquale Martucci   “La storia di Laurino è strettamente intrecciata a quella della sua santa […]

Maggio 17th, 2020

Epistemologia della complessità – EDGAR MORIN

EDGAR MORIN L’attualità del pensiero del teorico della complessità e la centralità della relazione soggetto-oggetto-ambiente per realizzare l’inizio di un […]

Aprile 29th, 2020

Pagine di storia / I Basiliani

I Basiliani e le comunità cilentane di Pasquale Martucci   A questi monaci, arrivati nel territorio a nuclei sparsi o […]

Aprile 25th, 2020

Martin Heidegger – letture critiche

Contro l’odio, i fascismi e i populismi, propongo la lettura del volume di Antonio Peduzzi sulle controverse idee del grande […]

Aprile 16th, 2020

Sapori&saperi – la tipicità cilentana

La storia dell’alimentazione e la tipicità cilentana di Pasquale Martucci   La scoperta e la riproposizione della tradizione alimentare è […]

Aprile 11th, 2020

Gli insegnamenti di un maestro: Aldo Musacchio

Cultura e formazione umana come fattori indispensabili allo sviluppo   Il sociologo dello sviluppo Aldo Musacchio, docente in diverse Università […]

Aprile 9th, 2020

Coronavirus: biologia o economia?

Coronavirus: biologia o economia?   Il filosofo Umberto Galimberti propone le sue argomentazioni/concettualizzazioni sul Coronavirus. Riprendo alcune parole chiave tratte […]

Marzo 29th, 2020

Le paure sociali – Ritualità e distanze sociali

Ritualità e distanze sociali   In un periodo di crisi per la pandemia da coronavirus vengono modificate le forme rituali […]

Marzo 28th, 2020

XXIV Edizione Concorso di Poesia

XXIV Edizione Concorso Internazionale di Poesia “Il Saggio – Città di Eboli” dedicato a Orlando Carratù con Borse di studio […]

Marzo 20th, 2020

Fenomeni criminali – La ‘ndrangheta

Il mito dell’invisibilità di Pasquale Martucci   Svuotare la ‘ndrangheta dall’interno significa fare capire che il crimine crea ricchezza per […]

Marzo 10th, 2020

Le paure sociali – Complessità e coronavirus

Complessità e coronavirus La lezione di Miguel Benasayag di Pasquale Martucci   Non mi ero ancora occupato di coronavirus per […]

Marzo 6th, 2020

Antichi rituali – La rinascita

Il tempo quaresimale di Pasquale Martucci   Nella cultura popolare il bisogno del sacro è essenziale, in quanto l’uomo avverte […]

Febbraio 28th, 2020

La storia come un romanzo

Ancora alcune riflessioni sull’opera di Antonio Scurati: “M. Il figlio del secolo”, Bompiani 2018.   La storia come un romanzo […]

Febbraio 25th, 2020

Concorsi di poesia e narrativa – “Centro Culturale Studi Storici”

 

Febbraio 19th, 2020

Riti&tradizioni – Carnevale

La tradizione delle maschere   Di seguito, riporto alcuni brani tratti dai riti e alle tradizioni cilentane carnevalesche. Si tratta […]

Febbraio 6th, 2020

Tendenze sociologiche – Luca Ricolfi

La società del Giovin Signore   Giovin Signore, o a te scenda per lungo Di magnanimi lombi ordine il sangue […]

Gennaio 28th, 2020

Pagine di storia – I Bulgari nel Basso Cilento

I Bulgari nel Basso Cilento   L’area della valle del Mingardo è stata interessata, dopo il crollo dell’impero romano, dalla […]

Gennaio 23rd, 2020

Tendenze epistemologiche – Jürgen Habermas

Dopo dieci anni di lavoro, a 90 anni compiuti, il teorico dell’agire comunicativo, dei paradigmi di mondi vitali e sistemi, […]

Gennaio 16th, 2020

Riti&tradizioni – Sant’Antonio Abate

La festa del fuoco   “Il rumore serve a spaventare e allontanare le potenze maligne, il fuoco a illuminare il […]

Gennaio 7th, 2020

Riti&tradizioni – La festa del maiale

Il destino del porco di Pasquale Martucci   A gennaio, quando è ormai ben grasso, l’animale è prelevato con l’inganno […]

Dicembre 24th, 2019

Un anno da non dimenticare

http://www.ricocrea.it di Pasquale Martucci Un anno da non dimenticare e l’auspicio di un Buon 2020   Un anno fa, nel […]

Dicembre 18th, 2019

Storia&tradizioni – I rituali natalizi del Cilento

Antonio Di Rienzo, ricercatore di cultura storica e tradizione popolare cilentana, alla fine del 1987, su “Il Mezzogiorno Culturale” (A. […]

Dicembre 15th, 2019

Pagine di storia – Salerno longobarda

Salerno longobarda di Pasquale Martucci   Nell’anno 849, millecentosettanta anni fa, Salerno divenne uno dei due principati longobardi del sud; […]

Dicembre 10th, 2019

Pagine di storia – Il castello di Rocca

Il castello di Rocca   Le prime notizie su Rocca Cilento (da rocca, roccia, fortezza su un monte; XI secolo: […]

Dicembre 7th, 2019

Storia&tradizioni – La festa dell’Immacolata

La festa dell’Immacolata Le regioni italiane si preparano al Natale con tradizioni sacre, festeggiamenti antichi e piatti tipici di Nisia […]

Dicembre 2nd, 2019

La partecipazione e l’agorà

Un popolo di persone normali e di tutte le età, accomunati dalla lotta ai populismi, sfidano con partecipazione civile e […]

Novembre 23rd, 2019

Le vie di fuga dalle chiusure identitarie

Le vie di fuga dalle chiusure identitarie di Pasquale Martucci   “Siamo pieni di vie di uscita. Forse sono proprio […]

Novembre 18th, 2019

Storia&tradizioni – L’olio d’oliva

L’OLIO D’OLIVA: UNA COSTANTE NEI SECOLI La molitura delle olive tra significati e tradizioni del presente e del passato di […]

Novembre 16th, 2019

Memorie dal territorio – Dopo la ruralità

La quietanza meridionale. I paesi dell’osso dopo la ruralità

Novembre 11th, 2019

Storia&tradizioni – San Martino

“A San Martino se fano i zeppule e se prova u’ vino” Tradizioni culinarie cilentane nell’estate di San Martino   […]

Novembre 10th, 2019

Muri da abbattere

Trent’anni fa veniva abbattuto il Muro di Berlino, anche se ancora oggi sono tanti i muri simbolici e fisici che […]

Ottobre 31st, 2019

Natuzza Evolo / tra vita e aldilà

Dieci anni fa si spegneva Natuzza Evolo, una donna che ha rappresentato, nella cultura popolare religiosa, un forte legame tra […]

Ottobre 28th, 2019

Territorio&Cultura – la poesia

Concorsi di poesia di Gaeta (LT) e di Auletta (SA)

Ottobre 20th, 2019

Memorie dal territorio – Fiore!

Ricevo e pubblico due brani di Antonio Pellegrino. Nella foto c’è Gerry il pastore, chiamato anche Fiore.   Fiore! Sempi […]

Ottobre 7th, 2019

Memorie dal territorio – E’ cangiata l’aria

Con questo intervento, una riflessione sul cambiamento dei tempi, inizia la collaborazione di Antonio Pellegrino (laurea in Sociologia), attuale Presidente […]

Ottobre 6th, 2019

Idee & parole – Ernesto de Martino

Il mondo magico di Ernesto de Martino di Pasquale Martucci “Presenza, esserci nel mondo, esserci nella storia sono espressioni equivalenti […]

Settembre 25th, 2019

Idee & parole – I saperi di Dionigi

Nella criticità della vita di oggi, occorre che l’individuo ripensi un “nuovo umanesimo” che tenga conto della storia e della […]

Settembre 20th, 2019

Storia&tradizioni – Il giorno delle antiche nozze

Ricevo e pubblico l’articolo di Nisia Orsola La Greca Romano sul rito nuziale   Da sempre le nozze rappresentano un […]

Settembre 15th, 2019

Idee & parole – Socrate

Nella nostra società si avverte il bisogno di tornare a valorizzare le molteplici forme del dialogo, così come indicato da […]

Agosto 25th, 2019

Le storie – Jerry Essan Masslo

A trent’anni dall’omicidio di JERRY MASSLO ancora non abbiamo compreso che … “Ciascuno di noi è straniero di un altro” […]

Agosto 15th, 2019

Idee & parole – Giovambattista Vico

Vatolla, Vico e la cipolla di Pasquale Martucci Vatolla è situata su una collinetta che domina il paesaggio sottostante e […]

Agosto 8th, 2019

Idee & parole – Fabrizio De André

“Per quanto voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”   L’espressione è tratta da: “Storia di un impiegato”, un […]

Agosto 4th, 2019

Bibbiano, dove sta il bene dei bimbi

LETTERA APERTA DEGLI OPERATORI DELL’INFANZIA È stata scritta una lettera/appello da Mauro Mariotti e Paolo Siani. Aderisco pubblicando il documento, […]

Luglio 31st, 2019

Storia e tradizione culinaria – La festa del Santo Patrono

Ricevo e pubblico il lavoro di Nisia Orsola La Greca Romano, sulla festa del Santo Patrono nella tradizione culinaria del […]

Luglio 31st, 2019

Storia e tradizione culinaria – La cucina dei marinai

Ricevo e pubblico il lavoro di Nisia Orsola La Greca Romano, sulla tradizione culinaria dei marinai   AVE MARIS STELLA […]

Luglio 30th, 2019

Vallo della Lucania – Il rito di San Pantaleo

Il rito di San Pantaleo di Pasquale Martucci   San Pantaleone è festeggiato almeno in due grossi centri del territorio […]

Luglio 24th, 2019

Idee & parole – Antonio Gramsci

Il concetto di egemonia culturale e la questione meridionale di Pasquale Martucci   Cent’anni fa, il 1 maggio 1919, iniziò […]

Luglio 14th, 2019

Cosmo Guazzo: una vita al servizio del territorio

Presso la Pro-Loco di San Martino Cilento, sabato 13 luglio 2019, per riflettere sui lavori di Cosmo Guazzo si è […]

Giugno 26th, 2019

Epistemologia della soggettivazione

Il soggetto/attore, i diritti universali e la società ipermoderna nel pensiero di Alain Touraine di Pasquale Martucci   Assistere ad […]

Giugno 9th, 2019

Un antico rituale: la festa del pane

La festa del pane di Pasquale Martucci     La panificazione è stato sempre un momento molto importante nella tradizione […]

Maggio 19th, 2019

Contro l’indifferenza, per la conoscenza

Intolleranza, divieti, tentativi di limitazione delle libere espressioni di idee: una sorta di società ad una dimensione, quella prevalente. Tutto […]

Maggio 17th, 2019

In memoria di Domenico Chieffallo

Per ricordare lo storico e meridionalista cilentano, produciamo alcune considerazioni e un articolo del 1995 di Domenico Chieffallo.   Note […]

Maggio 5th, 2019

Grave perdita per la cultura cilentana

Riceviamo e pubblichiamo un commento / ricordo sulla scomparsa dell’amico Amedeo La Greca, da parte del prof. Emilio La Greca […]

Maggio 5th, 2019

Riti e tradizione non solo culinaria del Cilento

Ho con  grande interesse letto gli scritti di NISIA ORSOLA LA GRECA ROMANO sulla tradizione culinaria del Cilento, e non […]

Maggio 5th, 2019

Comunità e cultura popolare, linguaggio, cilentanità

Dopo aver realizzato molti studi sul territorio, a partire da questo intervento analizzo gli elementi che ne costituiscono i tratti […]

Aprile 15th, 2019

Simboli e Rituali – Il Cilento Antico e “Il canto dei cumpràti”

Il Cilento Antico e “Il canto dei cumpràti” di Pasquale Martucci   I rituali rappresentano “una connessione tra passato, presente […]

Marzo 11th, 2019

DINO BETTI

Un uomo che ha attraversato, vissuto e trasmesso il suo tempo di Anna Avagliano e Pasquale Martucci   Dino Betti […]

Febbraio 21st, 2019

Verso un modello postindustriale. La proposta del sociologo Domenico De Masi.

I limiti delle società attuali e le possibilità del “migliore dei mondi esistiti finora”. Occorrerebbe costruire un modello ideale di […]

Febbraio 13th, 2019

Ricerca Bibliografica sul Cilento

Progetto: “BENI CULTURALI CNR” Anni 1998-2000 C.P.S. Ricerche S.r.l. / Università di NAPOLI – Facoltà di Sociologia   Tra il […]

Febbraio 7th, 2019

LA SCELTA DI RICOCREA

LA SCELTA DI RICOCREA Ricerca, costruzione, creazione, queste sono le parole chiave del sito che ho da qualche mese realizzato: […]

Febbraio 1st, 2019

Matera Capitale Europea della Cultura 2019. La visione del sociologo Aldo Musacchio

La visione di Aldo Musacchio: i fondamenti di una cultura per lo sviluppo del territorio di Pasquale Martucci   Per […]

Dicembre 25th, 2018

Festa al Castello: cultura e memoria – dicembre 2018

TEGGIANO Festa al Castello: cultura e memoria di Pasquale Martucci   La Corte in Festa – Natale al Castello, Teggiano […]

Settembre 1st, 2026

La perdita del capitale umano

Il capitale umano costituisce l’insieme di conoscenze, competenze, abilità e attitudini degli individui, che rappresentano un “valore” sociale. L’etimologia del termine […]

Agosto 12th, 2026

Roccadaspide: “Casa Museo Arte Scienza”

  “L’arte non è espressione del mondo esteriore, ma solo estrinsecazione di quello intimo” (Rosa Spinillo). Partendo da questo assunto, la […]

Agosto 11th, 2026

Rofrano: memorie di un paese

Rofrano, 13 agosto 2026, alle ore 18:30 presentazione del libro di   Nicola Raffaele Coviello: “Rofrano nel Cilento. Cunti re […]

Agosto 10th, 2026

Ricerche sul Patrimonio Culturale

“C’è bisogno che ogni comunità abbia una testimonianza, una voce da trasmettere, per riscattare l’uomo dall’oblio”. (Ernesto de Martino)   A […]

Agosto 6th, 2026

A Licusati, dibattito sul Patrimonio Culturale

Sabato 8 agosto 2026 alle ore 19:00 a Licusati   L’Associazione Culturale “Progetto Centola” e il Gruppo “Mingardo Lambro Cultura” […]

Luglio 27th, 2026

La consapevolezza delle fake news

Viviamo in un mondo digitale che offre grandi opportunità per la continua trasmissione di informazioni, che purtroppo non sempre riusciamo […]

Luglio 23rd, 2026

Sulla cultura della tipicità

Un commento della prof.ssa Milena Montanile all’articolo del 13 luglio 2026.   Martucci e la cultura della “tipicità” Suggestiva  la […]