
Il festivalfilosofia 2026 (dal 18 al 20 settembre 2026 a Modena, Carpi e Sassuolo) svilupperà un dibattito intorno alla parola chiave: caos, un concetto molto attuale nelle nostre società, considerando le dinamiche passato/presente/futuro.
Nelle intenzioni degli organizzatori si tratta di trovare in questo termine/concetto elementi riflessivi che possano consentire di “comprendere il mondo e immaginare nuovi ordini possibili”. Il caos è disordine “una realtà complessa, instabile e generativa”, che non può essere univoca perché la conoscenza non è una: sono tante le scienze che segnano percorsi possibili e tematiche differenti.
Le tracce delle tre giornate di discussione sono sette.
1. La prima è “Cosmogonia. L’origine di tutto”. Si parte dal racconto di un inizio in cui è possibile individuare uno spazio indeterminato da cui ogni cosa può emergere e prendere forma per poter organizzazione il reale. L’interesse è del tipo: come dall’indistinto possano nascere differenze, relazioni, strutture e forme di vita. Sono importanti i miti della creazione nelle grandi civiltà antiche, le diverse cosmogonie della tradizione filosofica e religiosa, il rapporto generativo fra caos e ordine e le interpretazioni scientifiche sulla nascita dell’universo.
Nel programma filosofico gli interventi sono affidati a: Giuliano Boccali, Il caos nei miti di origine indiana. Rigenerazione o fine del mondo?; Massimo Cacciari, Inizio e Chaos; Anne Cheng, Yi Jing (Libro dei mutamenti). Un cosmo in continua trasformazione; Umberto Curi, Polemos. Il conflitto incancellabile; Franco Ferrari, Timeo di Platone; Gianfranco Ravasi, Genesi. Un cosmo naturale e morale; Guido Tonelli, Origini dell’universo. Il vuoto come dinamica generativa.
2. Il percorso, che riguarda “Scienze. La ricerca di un modello”, vede il caos come limite estremo della conoscenza: ciò che sfugge alle leggi, rende impossibili le previsioni e sembra opporsi a ogni tentativo di descrivere il mondo attraverso modelli ordinati. Per la scienza il caos coincide con una complessità che richiede strumenti nuovi per comprendere e mettere in discussione la prevedibilità degli eventi. La teoria del caos, la matematica, la fisica, la biologia e le scienze della Terra sono al centro di ricerche che si occupano di effetti sempre diversi, un sapere che si interroga sull’incertezza: il disordine apparente può essere un’occasione per affinare gli strumenti di interpretazione del mondo.
Il Programma filosofico prevede le argomentazioni di: Pierre Charbonnier, Un pianeta nel caos. Conseguenze ecologiche della guerra; Serenella Iovino, Gli animali che ti porti dentro. Un racconto della mente dal caos al cosmo, e ritorno; Gianni Paganini, Nuova scienza e scienza civile. Da Galileo a Hobbes; Telmo Pievani, Estinzione. Un processo biologico e sociale; Alfio Quarteroni, Governo del caos. Una matematica per comprendere la complessità; Francesca Rigotti, Sciogliere il caos. Una questione di nodi; Paolo Zellini, Computazione. Efficienza o incertezza?
3. La “Politica. Le mappe del cambiamento” è quella traccia legata all’esigenza di dare forma alla convivenza umana in un mondo attraversato da interessi divergenti, conflitti e trasformazioni continue. Ogni società costruisce istituzioni, leggi e sistemi di governo, elaborando categorie attraverso cui interpretare il potere, l’autorità, la libertà e il rapporto fra individui e collettività. Il caos, in questa prospettiva, considera le crisi degli assetti consolidati che rendono necessario ripensare le forme dell’organizzazione politica, dei conflitti civili e internazionali, del potere e della sovranità, del rapporto fra ordine politico, dissenso e democrazia, della nascita, crisi e collasso delle comunità.
Nel Programma filosofico, riflessioni di: David Armitage, Guerre civili. Un paradigma per l’età contemporanea; Gregorio Baldin, Leviatano di Thomas Hobbes; Barbara Carnevali, La forma è sostanza? Cerimoniali, conflitti, diplomazia e violenza; Donatella Di Cesare, Mille Antigoni. L’anarchia del dissenso; Simona Forti, La democrazia è caos. La filosofia estrema dei nuovi reazionari; Carlo Galli, Terra. Un principio di ordinamento politico e giuridico; Luke Kemp, Collasso. Come le società crollano o resistono; Valentina Moro, Teatro e politica. Ordine e conflitto nel modello tragico; Nicola Panichi, Saggi di Montaigne; Matteo Vegetti, Potere dall’aria. Cieli e terre nella politica globale.
4. La “Geopolitica. Il mondo nel caos” indaga le molteplicità delle crisi che si intrecciano e si alimentano reciprocamente: guerre, competizione tra grandi potenze, trasformazioni economiche, rivoluzioni tecnologiche, migrazioni, cambiamenti climatici e conflitti per il controllo delle risorse. Tutto ciò sta modificando gli equilibri internazionali con il caos che assume il volto di un ordine globale sempre più instabile, nel quale eventi anche lontani possono produrre conseguenze inattese, ben oltre i confini in cui hanno avuto origine.
Il Programma filosofico prevede interventi di: Mario Del Pero, Caos strategico. Gli Usa e il mondo nell’era Trump; Roberto Esposito, Geopolitica. Un’interpretazione filosofica; Emanuela Fronza, Limiti della sovranità. La giustizia internazionale sotto attacco; Cristina Guarnieri, Sull’Iliade di Rachel Bespaloff; Anna Loretoni, Per la pace perpetua di Immanuel Kant; Stefano Massini, Il banchetto della crudeltà; Alberto Melloni, Guerre di religione? Storia religiosa e caos geopolitico; Vittorio Emanuele Parsi, America “post-americana”. La crisi dell’ordine internazionale fondato sulle regole.
5. “La Tecnologia. Le sfide del futuro” è un percorso strettamente collegato al caos: nuovi strumenti modificano abitudini consolidate, ridefiniscono il lavoro, trasformano le relazioni sociali e aprono possibilità che fino a poco prima sembravano impensabili. Oggi, l’intelligenza artificiale, la robotica, le biotecnologie e le reti digitali non si limitano ad aggiungere nuove risorse alle nostre vite, ma cambiano il modo stesso in cui interpretiamo la conoscenza, la responsabilità e il rapporto fra esseri umani e macchine. Il futuro si presenta pertanto come spazio in cui convivono inevitabilmente entusiasmo e inquietudine.
Il Programma filosofico è interessato dagli interventi di: Alessandro Aresu, Un ordine cinese. Primato tecnologico e caos geopolitico; Elena Esposito, Algoritmi. Le tecnologie possono gestire l’incertezza?; Maurizio Ferraris, Ordine nel caos. Una metafisica per il XXI secolo; Umberto Galimberti, Lo spaesamento nell’età della tecnica e del mercato globalizzato; Anna Maria Lorusso, Forma e indeterminazione. Il falso ordine del complottismo; Rocco Ronchi, Chaosmos. I Millepiani di Deleuze & Guattari; Mariarosaria Taddeo, Chi decide? Un’etica per l’intelligenza artificiale applicata alla sicurezza.
6. La “Metamorfosi. La trasformazione incessante” si prefigge di verificare come nel caos niente rimane identico a sé stesso e ogni equilibrio è esposto a nuove configurazioni. La metamorfosi rappresenta dunque uno degli aspetti più profondi della manifestazione del caos, non tanto come semplice passaggio da uno stato all’altro, quanto come continuo processo costitutivo di trasformazione che attraversa la natura, la storia e la vita interiore. Anche l’identità individuale e collettiva si costruisce infatti su questo movimento incessante, fatto di crisi, adattamenti, perdite e rinascite.
Il Programma filosofico è centrato sulle riflessioni di: Adriana Cavarero, Un’incertezza costitutiva. La vulnerabilità dell’umano; Marco Fortunato, Caos ed esattezza. Il Totò-Pinocchio come paradigma; Nadia Fusini, La follia di un re. Il modello del Riccardo III di Shakespeare; Matteo Lancini, Instabilità. Affetti e rapporti di coppia nel fragile mondo odierno; Silvia Lippi, Strutture del caos. Psicanalisi e inconscio sovversivo; Michela Marzano, Abitare il caos. Le crisi che ci trasformano; Salvatore Natoli, Caoscosmos. Dinamiche della trasformazione; Gloria Origgi, Esperienze trasformative. Una filosofia della menopausa e altri cambiamenti; Nicla Vassallo, Errore e ignoranza.
7. “Apocalissi. Il rischio dell’ignoto” è il volto più inquietante del caos, quello che mette alla prova la capacità degli individui e delle società di confrontarsi con ciò che appare incontrollabile, ripensando il significato stesso della sicurezza, della continuità e del futuro. Le culture di ogni epoca hanno cercato di dare forma a questa inquietudine attraverso miti, profezie, religioni, opere letterarie, immagini artistiche, trasformando la fine del mondo in una lente attraverso cui interpretare anche il presente. L’apocalisse, tuttavia, non coincide solo con la distruzione: etimologicamente, rappresenta una rivelazione, uno svelamento, il momento in cui gli assetti consolidati vengono messi radicalmente in discussione e costringono a immaginare possibilità inattese. Per questo, le narrazioni della fine oscillano continuamente fra timore e speranza, fra rovina e rigenerazione, mostrando come ogni epoca proietti sulle proprie paure il volto del caos.
Il Programma filosofico prevede interventi di: Mauro Bonazzi, Caos calmo. Dioniso, Nietzsche e la crisi della modernità; Massimo Cacciari e Roberto Esposito, Ultimi maestri; Ivano Dionigi, Libro. Una forma ordinatrice e simbolica; Francisco Jarauta, All’ombra della Torre di Babele. Una storia iconografica e culturale; Carlo Ossola, Automi e altre estinzioni; Gaspare Polizzi, Kairòs vs. Kaos. Per una filosofia del tempo debito; Massimo Recalcati, Catastrofe e rigenerazione. La teodicea di Anselm Kiefer; Armando Savignano, Il sonno della ragione. Il “delirio visionario del caos” tra Unamuno e Zambrano.
È un Festival che attraverso questa parola/concetto declina le tante sfaccettature del sapere, attraverso il confronto tra discipline che nella loro interazione possano offrire una visione complessa d’insieme, il modo di affrontare l’attualità delle nostre società e la resilienza come continuo riadattamento al caos.
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