Dal 24 al 26 ottobre 2025 a Vallo della Lucania, nell’ambito delle iniziative: “Giornate del Patrimonio cilentano”, si svolgeranno diversi incontri culturali: mostre, letture di componimenti poetici, dibattiti e scambio di idee, rappresentazioni teatrali.
“C’è bisogno che ogni comunità abbia una testimonianza, una voce da trasmettere, per riscattare l’uomo dall’oblio”.
(Ernesto de Martino)
Per Patrimonio culturale si intende un bene avente un valore eccezionale universale sul piano storico, artistico, scientifico, etnologico o antropologico, naturalistico ed estetico, che è di interesse pubblico e costituisce la ricchezza di un luogo e della sua popolazione.
Dal punto di vista naturale, il bene deve essere esempio di importanti processi ecologici e biologici in atto nell’evoluzione e nello sviluppo di ecosistemi e di ambienti vegetali e animali terrestri, di acqua dolce, di paesaggi costieri e marini. Esso deve essere poi rappresentativo di una cultura (o più culture), oppure frutto dell’interazione dell’uomo con l’ambiente. Inoltre, è di rilievo che il tutto sia associato ad avvenimenti o tradizioni viventi, idee o credenze, opere artistiche o letterarie.
Una Convenzione è stata adottata dalla Conferenza generale dell’Unesco il 16 novembre 1972: essa si prefigge lo scopo di identificare e mantenere la lista dei siti che hanno una particolare importanza e rilevanza da un punto di vista storico-architettonico, artistico, naturale. In seguito, nel 2003, l’Unesco ha adottato la Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale, ratificata dall’Italia con la legge 167/2007.
Di conseguenza, il Patrimonio Culturale non è solo monumenti e collezioni di oggetti ma anche tutte le tradizioni vive trasmesse dai nostri antenati: è una cultura immateriale, fondamentale per il mantenimento della diversità culturale di fronte alla globalizzazione; la sua comprensione aiuta il dialogo interculturale e incoraggia il rispetto reciproco dei diversi modi di vivere; la sua importanza risiede soprattutto nella ricchezza di conoscenza e competenze che vengono trasmesse da una generazione all’altra.
A questo punto è possibile una definizione di Patrimonio Culturale.
“Il Patrimonio è un complesso di beni, materiali e non materiali che appartengono ad una comunità e si riferisce al loro valore artistico e storico. Ad esso è associato il termine Culturale, il sistema di saperi, opinioni, credenze, valori, norme, costumi, comportamenti, tecnologie e processi tecnici, che caratterizzano un gruppo umano. C’è da aggiungere che il Patrimonio è Materiale, quando il bene è fisicamente tangibile (dipinti, sculture, ruderi, castelli, chiese, monumenti, opere d’arte) e Immateriale, che si riferisce a tutte le forme delle manifestazioni umane che riguardano i saperi umani (tecnica e ingegno), le celebrazioni ed espressioni (tradizioni, folklore, ritualità, linguaggi)”.
Per occuparsi di Patrimonio Culturale, è opportuno soffermarsi sulla ricerca, che parte dal territorio per individuare le possibili prospettive della valorizzazione di beni che sono elementi importanti per la definizione delle forme identitarie comunitarie. È una ricerca che si deve confrontare con la dimensione locale, mettendo in rilievo le caratteristiche che sono anche poco conosciute ma che rappresentano le specificità dei vari luoghi. Il tutto va fatto attraverso le fonti documentarie, storiche, sociali, culturali, nel senso di tradizioni, abitudini, costumi che si manifestano nei legami interpersonali, ovvero nelle azioni dell’uomo che entra in contatto con il territorio e nel suo rispetto definisce le sue attività.
Negli ultimi decenni le istituzioni locali stanno promuovendo politiche di studio, riconoscimento e valorizzazione dei Patrimoni Culturali per occuparsi di un mondo in via di rapida ridefinizione, nella speranza di trovare nel passato un riferimento per il presente, per interrogarci su “come potremmo essere partendo da ciò che eravamo!” (Marino Niola). In uno scenario epocale come quello presente, un monumento-documento dell’identità locale deve essere un dispositivo di conservazione e di elaborazione di una storia viva comunitaria, facendo tornare i patrimoni protagonisti di un processo di riscrittura delle mappe antropologiche, economiche e persino geopolitiche dei diversi territori. Naturalmente la cultura deve essere comunicabile, inclusiva e in grado di innescare processi sociali virtuosi.
Occorre che la comunità intera, riconoscendo e riconoscendosi nei beni culturali e nei significati e nei valori in essi racchiusi, li custodisca e li promuova, preservandoli dai processi storici di disgregazione e di dissolvimento. L’inefficacia della gestione tradizionale e “conservativa” è da addebitarsi al mancato riconoscimento della funzione di riproduzione simbolica della comunità intrinseca al patrimonio storico-artistico.
Il Patrimonio Culturale può essere ancora meglio specificato attraverso alcuni termini/concetti.
Memoria – Maurice Halbwachs ha introdotto il concetto di memoria collettiva, partendo dall’assunto che occorre ricostruire il passato in rapporto ai bisogni del presente: in tal senso, il pensiero individuale va ricondotto entro “quadri sociali” (pensiero collettivo). Sostiene che c’è bisogno di una ricerca complessa frutto di una sensibilità verso le forme concrete della vita quotidiana, che non è separabile dal mondo delle rappresentazioni collettive. Si tratta di agire mettendo in relazione le determinazioni fisiche dei gruppi e le coscienze che i gruppi assumono entro vincoli spazio/temporali. I “quadri sociali” di fatto contribuiscono a formare, nelle interazioni in ambito delle comunità di appartenenza, quell’eredità culturale trasmessa dalla memoria collettiva.
Mimesi e proiezione – Aristotele definiva la mimesi come imitazione della forma ideale della realtà; più recentemente il termine indica la rappresentazione di una realtà ambientale, sociale, culturale, con l’obiettivo di una riproduzione realistica e impersonale di tale realtà. È la conferma della presenza di una comunità che ripete il suo ordine, e nella sua azione creativa permette di conservare la memoria, ma anche proiettarla attraverso un carattere processuale verso il futuro. Ci sono cambiamenti rispetto alle costruzioni culturali precedenti, anche se tra le azioni culturali passate, presenti e future esiste una relazione mimetica all’interno della quale nuove azioni sono prodotte senza disconoscere quelle precedenti. Entra in gioco l’elemento della mimesi, quell’imitazione e rappresentazione delle cose. Molte pratiche immateriali tendono sia alla ripetizione che alla differenziazione, in una relazione dinamica tra continuità e discontinuità.
Identità – I beni culturali di un luogo sono costituiti da rappresentazioni, espressioni, abilità e saperi, ma anche da oggetti, manufatti, spazi culturali: li includo nella dimensione materiale e immateriale perché sono vivi e dunque facenti parte di contesti “abitati” e “condivisi” da uomini che agiscono e che ritrovano le forme del vivere quotidiano nelle specificità locali, l’identità, nella produzione culturale connessa alle attività umane, nelle testimonianze del passato di una comunità. Si tratta di produrre arte e rivelare la sua anima, i suoi simboli, le sue tradizioni, attraverso artifici e convenzioni. Ciò si esercita in “una struttura organizzativa sociale, di estensione limitata, in cui gli abitanti hanno caratteristiche comuni”: è la comunità che sviluppa un consenso sociale collettivo, affidato a reti di relazioni.
Cultura comunitaria – La cultura di una comunità è legata alla vita quotidiana in cui si sviluppano relazioni: non è un mondo naturale, ma una risposta dell’individuo all’esigenza di costituire una collettività, considerando che la cultura specifica della stessa fa scaturire norme e principi e non solo semplice conoscenza. Con riferimento agli uomini una comunità indica una struttura organizzativa di estensione geografica limitata, in cui gli abitanti abbiano delle caratteristiche identitarie comuni, una storia, ideali condivisi, tradizioni, costumi, e vivono in continua interazione. Tönnies distingueva tra comunità e società. Nella prima, l’individuo gode di una rete di protezione che gli consente di evitare traumi, ma al tempo stesso limita un suo pieno sviluppo. La società vede il singolo più esposto nel mondo, ma è anche più libero di sviluppare le sue potenzialità. Se nella società si fa riferimento principalmente ai fini dell’individuo, nella comunità prevalgono gli obiettivi condivisi e la solidarietà. Di recente, l’idea di comunità ha superato il contatto fisico o la vicinanza geografica, ma ha puntato sugli elementi della comunicazione. Si parla di comunità virtuali che si affermano tramite internet.
Appartenenza – Legata alla comunità c’è l’idea di appartenenza, che indica: “inclusione” (far parte di un gruppo), “partecipazione” (coinvolgimento e condivisione), “legame” (vincolo emotivo e sociale), “identificazione” (riconoscimento e conformità), “affiliazione” (associazione e uniformità). Il termine appartenenza in questa accezione è definibile sulla base di criteri sociali, culturali, giuridici, territoriali. All’appartenenza si ricorre per indicare modalità di relazione sociale, alludendo a forme di scambio, cooperazione, protezione che si stabiliscono tra gli individui. Parlare di appartenenza significa riferirsi a quel processo di identificazione dei singoli con la collettività di cui fanno parte. Il sentimento di appartenenza è l’espressione di un fondamentale bisogno di ciascun individuo di sentirsi pienamente membro della collettività, un bisogno di riconoscimento, di assegnazione di un ruolo cui sono associate delle aspettative. Per Jedlowski, se l’uomo condivide il senso comune di una collettività, è già, almeno potenzialmente, membro di quella collettività. Egli lo diventa pienamente allorché tale adesione è a sua volta riconosciuta e legittimata dalla collettività medesima.
Corpo – Sostiene Christoph Wulf che se i beni monumentali sono facili da identificare e proteggere, è più difficile fare questa operazione con i beni immateriali dove “il corpo umano è medium delle forme e rappresentazioni”. Quando i corpi si raggruppano nelle strade, nelle piazze, nello spazio pubblico, esercitano un diritto performativo legato all’apparizione, all’affermazione, alla funzione di espressività e di significazione. È la centralità del corpo che risente delle conseguenze spazio-temporali e che dunque non sono situazioni fisse, ma soggette a trasformazione e al cambiamento sociale. Il corpo costituisce una forma di linguaggio e dunque comunica, a volte in modo inconsapevole: il suo movimento viene definito dalla cultura di appartenenza che si sofferma sulle interazioni trasmesse durante le relazioni tra persone. Marcel Mauss parlava di tecniche del corpo per indicare i modi in cui gli uomini delle diverse società si uniformavano alla loro tradizione.
Immateriale – Nelle società si producono regole e convenzioni che servono a costruire una realtà e vincolare i partecipanti. Se le comunità sono esposte a crisi, ci si rivolge alle sue forme immateriali, dotate di contenuti simbolici, forme di interazione e comunicazione, che permettono di distinguere una comunità dall’altra e dunque di esplicitare una specifica identità che si realizza in una dimensione creativa che produce una realtà culturale che riguarda coloro che ne fanno parte. Il patrimonio immateriale contribuisce a canalizzare e superare gli schemi che sembrano minacciosi per la vita quotidiana.
L’idea di sacro – Nei contesti di vita reale l’individuo si imbatte in situazioni differenti dal sé, entra in quel sacro, definito come “solidarietà organizzante”, dotata di “significato extra-ordinario” (Wulf). Il sacro può essere pensato come qualcosa che trascende oggetti, azioni, persone, circondato da codici di “norme, regole, tabù”, così come lo definiva Mircea Eliade. Il sacro è “struttura della coscienza” e la sua esperienza è legata “allo sforzo dell’uomo per costruire un mondo che abbia un significato”. E ciò perché l’uomo ha dovuto scontrarsi concretamente con la cruda realtà della vita, affrontando l’esperienza tragica del dolore, visto come la volontà della divinità, oppure frutto di una azione negativa compiuta. È la comunità che dipende dal sacro, nel senso che il sacro permette di integrare, delimitare e scambiare relazioni nella comunità. La sacralità non è indipendente dal sociale, ma assume la forma di divinità, legata allo spirito o alla potenza extra-umana e si manifesta in un “luogo” (santuari, chiese, templi), in un “tempo” (feste e calendario), in “azioni” (ritualità), in “testi” pronunciati, narrati o scritti. È una manifestazione collettiva, anche se è un incontro tra l’uomo e la divinità, in cui si realizza un processo sacro, un dono che crea un legame dinamico, un rapporto/relazione.
Genius loci – Una indicazione interessante è il concetto di genius loci, riconducibile al fatto che i luoghi sono caratterizzati da una commistione di vita materiale e immateriale e si guadagnano l’anima, attraverso un processo di deposito, di accumulazione di affetti, che viene operato dalle diverse generazioni di persone che li hanno abitati. Ho definito il genius loci come l’immaginario sociale, lo spirito, l’anima, l’atmosfera che si respira, ma anche i colori, gli odori, i suoni, il linguaggio della popolazione, il silenzio. Esso permette di mantenere: l’identità di un gruppo (o di un luogo) ed assicura la continuità affettiva nei momenti di trasformazione e cambiamento; il sentimento di appartenenza, ma anche la possibilità di scambio tra ciò che viene riconosciuto come interno al gruppo e ciò che è invece considerato come esterno ad esso; la partecipazione e la cura del contesto/luogo; la conservazione e la trasformazione di oggetti e luoghi da estranei in familiari e accoglienti.
In conclusione, sono tante le forme e i significati che riguardano il Patrimonio Culturale. Esso va considerato in quanto l’uomo si relaziona ed interagisce, per partire da ciò che è stato per proiettarlo verso un futuro sempre in cambiamento.
Nella cultura, come sosteneva Pierre Bourdieu, è importante focalizzare l’attenzione sulla pratica sociale, l’apprendimento, la riproduzione e la modifica del mondo sociale, per realizzare l’habitus che permette di vivere nel mondo. È l’idea di movimento e di appropriazione di un mondo che si caratterizza per una relazione dialettica, dove ogni elemento coinvolto influisce sull’altro, “in un processo continuo”, dove si relazionano beni materiali (risorse economiche norme sociali, istituzioni) e schemi mentali incorporati (comportamenti, atteggiamenti, emozioni, sentimenti).
Il territorio cilentano deve entrare in una dimensione che permetta di acquisire l’attitudine a conoscere, conservare e diffondere la storia e la cultura dei luoghi. La sfida è di trasformare l’arretratezza in opportunità, puntando sul paradigma identitario come leva di sviluppo, realizzando interventi mirati per valorizzare le comunità di vita e di memoria.
Pasquale Martucci
Il patrimonio culturale insiste in un’area intermedia che si declina tra materiale ed immateriale perché i monumenti, le chiese,i conventi,i siti archeologici ed i luoghi di importanza storica svolgono una funzione deteminante per l’immaginario che attivano nei fruitori naturali e destinatari della comunità ed allo stesso tempo nei visitatori esterni alle varie località in cui si dipana ed istituisce il patrimonio culturale .
Si definisce così una trama identitaria in cui inscrivere le pratiche dell’essercibe così individuare una communitas. Complimenti per l’analisi dettagliata e metodologicamente coerente.