“C’è bisogno che ogni comunità abbia una testimonianza, una voce da trasmettere, per riscattare l’uomo dall’oblio”. (Ernesto de Martino)
A Licusati l’8 agosto 2026, in occasione della presentazione del libro “Storia, conservazione e promozione del Patrimonio Culturale, Materiale e Immateriale del Basso Cilento (III)”, a cura di Ezio Martuscelli, gli autori: Innocenzo Bortone, Luigi Leuzzi, Pasquale Martucci, Ezio Martuscelli e Michael Shano, hanno compiuto alcune riflessioni sulla storia e la cultura dei luoghi, perché tanti paesi cilentani racchiudono notevoli risorse che definiscono le identità del territorio.
Se per Patrimonio culturale si intende una memoria ereditata che ha come riferimento la costruzione di un processo storico, le identità sono risorse indispensabili per consentire all’uomo di orientarsi mentre sviluppa la sua azione nella società, definita dai codici simbolico-culturali: rappresentazioni, espressioni, abilità e saperi, ma anche da oggetti, manufatti, spazi culturali.
Una chiave di analisi non poteva che essere affidata a differenziate competenze, per indagare i tanti ambiti che caratterizzano i beni culturali. Nel Cilento c’è l’abbandono, quasi un destino segnato che può essere affrontato solo con la conoscenza che diventa e deve diventare funzionale all’esistenza delle persone, facendo emergere le risorse, da studiare e proporre per la loro conservazione e trasmissione. È una strada da percorrere, non sappiamo se sufficiente a superare le tante forme di oblio. Ad ogni modo, gli autori di questo volume ci credono e certamente con i loro contributi cercano di proporre un importante patrimonio, impegnandosi a farlo conoscere oltre i confini locali.
Lo scenario dell’incontro è stato il piazzale Tarallo, in via Cavalier Gallo, allestito in maniera intelligente da parte del prof. Pantaleo Tarallo e del suo Laboratorio d’Arte, che ha offerto agli ospiti un adeguato ed accogliente spazio ove poter digredire e confrontarsi. Il pubblico ha manifestato interesse, affidando un messaggio conclusivo al prof. Gaetano Ragucci, che ha rilevato l’importanza di discutere di tematiche culturali e di proporre idee per lo sviluppo del territorio.
Bortone, anche moderatore dell’incontro, ha rilevato la necessità di tramandare la nostra storia. Dopo essersi nei precedenti volumi occupato dell’Abbazia di San Pietro e del Santuario Diocesano dell’Annunziata, ora ha concentrato la sua attenzione sul centro storico di Licusati, inteso come sistema unico e articolato che certamente oggi va studiato attraverso la stretta relazione e interscambio tra varie discipline, per riuscire ad ottenere una organica modalità di intenderlo e conoscerlo. Esso è sia la testimonianza del nostro passato che la vita delle persone che lo hanno abitato e lo abitano.
Questa premessa significativa costituisce l’idea stessa di come occuparsi di patrimonio culturale: ovvero quella modalità di vivere i luoghi che costruiscono una relazione uomo/natura, in cui la natura sovente, attraverso varie calamità, si è riappropriata dei suoi spazi, ma anche l’uomo ha agito con impulsi autodistruttivi, come quando le strade che hanno attraversato i centri storici hanno deturpato, per non dire distrutto completamente, antiche chiese e beni di grande pregio (Martuscelli).
È certamente in questo rapporto, luoghi e uomini, che va spiegato il senso di un patrimonio notevole, affrontato nei vari saggi del libro.
Leuzzi si è soffermato sull’origine che va oltre la storia documentata, stabilendo da un lato un rapporto sincretico tra divino e profano e dall’altro un modo di studiare (attraverso la mito-archeologia) le forme interpretative e simboliche di luoghi e tempi, di esempi archeologici di cui è particolarmente fecondo ogni luogo del Cilento. Per studiare tutto ciò, si dedica ad un’indagine ermeneutica delle evidenze archeologiche, dei miti e dei riti persistenti, che aprono molteplici interrogativi verso il mistero delle origini. Quale può essere la ricerca di significati e significanti, la volontà di perseguire un approccio ermeneutico e fenomenologico ai problemi? Questo il quesito che può essere colto solo attraverso l’interesse di molteplici ambiti di studio e ricerca.
Mettendo insieme le evidenze ma anche le emergenze, Martuscelli ha trattato le chiese nell’abitato di Centola. La sua finalità è stata di rivisitare due complessi religiosi che nel tempo hanno svolto un ruolo molto importante sulla religiosità e sullo sviluppo socioeconomico del territorio: l’Abbazia basiliana di Santa Maria degli Angeli; la Chiesa seicentesca, nata “ricettizia”, attuale Parrocchia di Centola, intestata a San Nicola di Mira. Ma il presidente dell’Associazione Progetto Centola e del Gruppo Lambro Mingardo Cultura ha voluto, come fa da tempo, rivendicare la ricerca che viene compiuta e la modalità del tutto innovativa di affidarla a differenti ambiti culturali.
Come va studiato il nostro territorio e come conservarlo e trasmetterlo alle nuove generazioni?, questo l’appello che nel consesso ha trovato alcune indicazioni. L’intento degli autori era di fornire idee e presentare ciò che c’è in una maniera nuova e si spera originale.
Chi scrive, ad esempio, ha inteso affrontare Palinuro attraverso la sua società mitica: la connessione di Palinuro; Ulisse e le sirene, in particolare Molpé; la favola del Club Méditerranée. Si tratta di rivolgersi ad un passato che necessariamente deve confrontarsi con il proprio presente e futuro. È “l’elemento immateriale” che supera la capacità di cogliere il contingente, proiettando l’uomo in una dimensione simbolica da scoprire, ricercare, costruire e co-costruire. È necessario far vivere e rivivere i luoghi, coinvolgendo anche le persone distanti ma che intendono conoscere e frequentare questa zona, non attraverso l’invasione del turista del consumo ma puntando ad un viaggiatore attento e rispettoso dei territori e delle sue bellezze culturali.
Michael Shano si è soffermato su una forma identitaria, che si fonda sulla religiosità, quella di una croce longobarda, “Encolpion o Stauroteca” di San Giovanni a Piro, riconducibile al X-XI secolo. Si tratta di oreficeria sacra, un reliquiario destinato a conservare un frammento della vera croce di Cristo. Lo storico, che è stato anche omaggiato di un importante riconoscimento per le sue ricerche sul Cilento, ha sostenuto come la presenza di questo simbolo e di una storia legata a Teodoro Gaza, rappresentativa figura nel territorio, è certamente frutto di costanti e nuovi spunti di riflessione sempre suffragati da documenti e testimonianze, prove che devono costituire il senso di studi significativi che possano segnare la vita identitaria delle comunità.
Questo volume certamente è una traccia di memoria che deve continuare ad essere viva, trasmessa attraverso queste iniziative che permettono ai ricercatori di incontrare la comunità, mettendo in rilievo una cultura che se ben indirizzata potrebbe anche essere funzionale alla crescita territoriale. Può essere tale, tuttavia, solo se un patrimonio ricco incontra l’uomo, che se ne occupa e lo condivide cercando di trovare domande più che risposte, come quelle rappresentati da un libro che intende studiare e divulgare i beni culturali materiali e immateriali puntando alla loro valorizzazione.
Occasioni di confronto, come questa di Licusati, sono importanti non solo per pubblicizzare o divulgare un libro, ma soprattutto per permettere di far scaturire idee da un dibattito che si costruisce partendo da una traccia segnata, con l’intento di rivolgersi oltre i confini locali per coinvolgere un ambito più esteso. Non è solo speranza, quanto un auspicio in proiezione futura.
Un approccio multidisciplinare al patrimonio materiale ed immateriale trascende ovviamente una istanza solo conservatoristica.Quando uno studio topografico,architettonico ,iconico si rivolge con uno sguardo anche ermenutico ai simboli,ai riti ed ai miti di un territorio di indagine si istituisce una fenomenologia organismica che rende carne viva l’osserva ione e invita il fuitore dei luoghi di interesse etno-antropologico a non irretirsi nei “non luoghi” per cogliere dinamiche evolutive capaci di reggere le sfide di una glocalizzazione funzionale nell’orizzonte di senso della surmodernita’.Questa visione credo di poter asserire con il caro Martucci e’ un obiettivo da perseguire in ogni gruppo di studio o di ricerca di interesse etno-culturale.
Complimenti per l’analisi puntuale oltre che conviviale.