È stato pubblicato il libro di Pasquale Martucci:
“Sentieri sospesi. Memoria della cultura e prospettive territoriali”
(Independently published, 1 marzo 2026, 197 pagine)
Il volume è disponibile su Amazon, anche in formato Kindle.
Il libro si occupa di dinamiche culturali con al centro il territorio, il contesto, il mondo materiale e immateriale. Affronta le differenze centro/periferia, i fenomeni di marginalità, il passaggio da società forti e definite a quelle che vivono precarietà e incertezza, una modernità non ancora realizzata.
Nella fase che stiamo vivendo si propongono “nuove traiettorie” che possano evolvere, considerando la “ricchezza territoriale”, le forme di “partecipazione e governance”, l’“autodeterminazione”, per progettare la propria qualità di vita ed un’esistenza libera e democratica.
Le possibilità di sviluppo sono le dimensioni di un dibattito che, pur individuando la carenza di risorse e i limiti ai processi di qualificazione e sostenibilità, si prefigge l’intento di riqualificare i luoghi che custodiscono tradizioni e testimonianze sociali e umane, i piccoli centri portatori di cultura, saperi e storia, ma anche silenzi, poesia e suoni.
Si tratta di un processo che richiede l’azione (politico-sociale) ma anche l’inazione (contemplazione, riflessione), che attraverso la “memoria collettiva” può riscoprire quelle forme di creatività che permettano alle persone di superare anche i percorsi più difficili.
Il sentiero è un percorso, strada, in genere un viottolo stretto e forse impervio. È anche un processo per il raggiungimento di uno scopo, una direzione, una via. È poi ciò che cerca il senso della conoscenza attraverso tortuose e strette pieghe, per dare corpo ad argomentazioni con la finalità di realizzare il “sapere”.
Trovarsi in un sentiero (holzwege) è percorrerlo preoccupandosi della sua custodia, salvaguardia, perché attraversa il territorio sospeso tra la memoria di una cultura, che ha fondato l’esistenza, e le dinamiche evolutive di una società in rapido cambiamento.
La sospensione, presente in tutte le pagine del libro, è interruzione, pausa, intervallo, transizione, che guarda ad una ripresa, la ricerca di una prospettiva, una rinascita.
Il libro è diviso in quattro parti, ognuna strutturata in tre capitoli: sentieri da percorrere per riflettere sul rapporto passato/presente/futuro e il loro continuo scambio interazionale, perché solo le relazioni permettono agli uomini di entrare in contatto con gli altri e vivere le comunità.
1) I “Sentieri della cultura” riguardano: cultura e memoria, miti e immaginario, relazioni e risonanza, fondamenti di una “cultura identitaria collettiva” che riconosce nel passato le modalità di confronto e di proiezione verso nuove modalità di intendere la società futura.
2) I “Sentieri dell’incertezza” si riferiscono alla fase di sospensione, di passaggio in cui siamo immersi, considerando una dimensione non facilmente analizzabile se non attraverso un apporto pluridisciplinare complesso: qui troviamo i territori marginali, le incertezze generazionali, i media e le contraddizioni, con tutti gli aspetti di criticità.
3) I “Sentieri della creatività” sono un approccio di prospettiva, che considera l’umanesimo tecnologico, le comunità narrative, la contemplazione e creazione, ciò che serve per cercare qualche possibile soluzione, almeno l’auspicio di qualcosa che le azioni umane collettive potrebbero realizzare.
4) I “Sentieri della cilentanità” volgono lo sguardo al territorio, area di decennali studi e ricerche, e si rivolge al concetto di cilentanità, alla tipicità territoriale, a giovani e identità.
Questi quattro sentieri sono stati percorsi in anni di studio, ricerche, riflessioni, idee, osservazioni, che hanno trovato spazio sul sito personale/professionale: https://www.ricocrea.it.
Il lavoro è stato poi approfondito, integrato e sistematizzato nell’ultimo anno, con il processo di scrittura e stesura del testo, cercando di dare qualche ordine ad una conoscenza complessa e in divenire.
Il volume si chiude con una “sospensione”, quando si interrompe la consultazione delle fonti e si arrestano le argomentazioni proposte, anche se i sentieri, sempre imprevisti e sottoposti a continue riflessioni e analisi, continueranno ad offrire infinite possibilità per il sapere umano.
Dall’azione all’inazione ;dall’impegno sociale e collettivo all’estasi di un tempo immanente dove la memoria comunitaria ed individuale transita in sentieri interrotti [holzewege ] dove l’anima individuale transita verso l’anima mundi nonostante la discesa negli inferi e la percezione della finitudine :Non c’è progresso o futuro se non si conosce un tempo sospeso dove si possano accogliere tutti i rimandi e significati di una noità smarrita e ritrovata in un itinerario collettivo dove l’esclusione dell’altro viene trascesa un una dimensione partecipativa ed identitaria nonostante il divenire costante e vitale. [“elan vital ]
Complimenti per la ricerca e le riflessioni evocate dall’autore
Un titolo, quello del libro che Pasquale Martucci ha ultimamente pubblicato che racchiude in sé tutta la filosofia di un territorio e le caratteristiche di cui è impregnato un posto e chi ci vive. Non ho ancora letto questa pubblicazione ma lo farò al più presto, per ripercorre i vari sentieri con cui l’autore ha voluto identificare la realtà cilentana.
Profondo conoscitore e attento interprete di ciò che avviene, egli è immerso in una sospensione continua che lo isolano da una realtà confusionaria per proiettarlo nell’interiorità che è confronto, elaborazione, ricerca di coniugare l’antico e il moderno per fare in modo che l’uomo si rimodella senza dimenticare l’essenza dell’essere.
Sentieri Sospesi, il titolo del libro che mi ricorda tanto il carattere di Pasquale, infatti, il suo essere è continuamente sospeso tra il presente e quel qualcosa che vorrebbe afferrare, associare e tramandare. Forse è uno dei caratteri specifici di questa terra. A tale proposito mi torna in mente una critica alla mia arte fatta dal critico d’arte Ciro Ruju: “Nera, tratti la pennellata come se avesse bisogno di fermarsi per prendere fiato e non dimenticare le cose che contano per elaborare un pensiero moderno.
Il titolo dell’autore rinvia con un rimando simbolico ai “sentieri interrotti” di Martin Heidegger [“Holzewege”] ad un percorso noetico ma anche immaginifico capace di trascendere orizzonti epistemici discontinui in un salto di livello semantico che conduce ad una narrazione in cui una indagine sociologica e’ capace di mantenere un habitus multidisciplinare ed allo stesso tempo una dimensione ermeneutica mentre si confronta con un patrimonio materiale ed immateriale che viene indagato secondo un approccio trasformativo a cui puo’ essere consegnato un territorio ancestrale in cerca di una identita’ evolutiva come il Cilento,capace di trovare le risposte culturali materiali ed immateriali ,nonostante un futuro apparentemente incerto .A partire da confini etimologici e culturali incerti ,in attesa di una definizione ulteriore,l’autore analizza un patrimonio culturale materiale ed immateriale atavico con una ricerca identitaria in cerca di immagini attive e soluziono anche organizzative
Ringrazio per le osservazioni il dott. Luigi Leuzzi, che continua a percorrere mirabilmente i “sentieri” antropo-fenomenologici.
“Noi siamo un colloquio”
Grazie per l’occasione dialogica