“Non è possibile aprire una speranza nuova alle nostre comunità se non nel nome dei valori passati che vanno tradotti nella società di oggi in termini di impegno generoso e solidale” (Pietro Ebner, Per una storia di Ceraso, Edizioni del Centro di Promozione Culturale per il Cilento, 1985).
Nel Primo Centenario della Parrocchia di Acciaroli (1926-2026)
DOMENICA 8 NOVEMBRE 2026
alle ore 18.30
nella Chiesa dell’Annunziata ad Acciaroli (SA), sarà presentato il saggio:
“Per terra … e per mare. Brevi cenni su tradizioni e devozioni acciarolesi”
di Annunziata Di Rienzo
Di seguito riporto alcune note di presentazione del volume.
In questo saggio, realizzato dalla ricercatrice Annunziata Di Rienzo, intenso e di grande interesse, si tracciano le principali caratteristiche di questa comunità, Acciaroli, sospesa tra mare e cielo, attraverso un’analisi fluida, puntuale e accattivante, con al centro la tradizione che si raccoglie intorno alla sua Santa Patrona, Maria Santissima Annunziata.
Se oggi tutto sembra condurre alla negazione della memoria, è necessario al contrario compiere un’operazione di connessione tra ritualità religiosa, secondo i ritmi del calendario liturgico, e la vita quotidiana che si sviluppa intorno al mare, con i suoi pericoli e la sua ricchezza. In questo legame tra mare e cielo, nello scritto si evoca quella memoria comunitaria specifica, per proiettarla verso un futuro da ricercare e ricreare attraverso i suoi valori e la sua vita, in uno spazio delimitato, in una cultura che certamente non è stabile, immobile, ma caratterizzata da un processo collettivo che include un senso etico e una visione identitaria storicamente determinata. L’antropologo Ulf Hannerz ha utilizzato la metafora del fiume che “scorre in continuazione, e soltanto in tal modo mantiene la sua continuità nel tempo”, attraverso un costante rapporto passato/presente/futuro.
Si parte dalla comunità tradizionale, quell’aggregazione che rispecchia valori e aspetti di vita semplici e immediati, sosteneva Émile Durkheim. Si costituiva attraverso il continuo confronto con la natura, il territorio e con il Divino, quando la vita incontrava la devozione, il rapporto immateriale, che va oltre e supera la capacità di cogliere il contingente, ciò che è in superficie.
Acciaroli, come sostiene Annunziata Di Rienzo, è stata caratterizzata dalla vita sul mare, tra opportunità e pericoli, risorse e paure, che ricercava una protezione non tangibile ma auspicata: è l’idea mito-protettiva di Ernesto de Martino per superare la “crisi della presenza”, importante per l’esistenza stessa della comunità.
Qui si esorcizzavano le paure con il ricorso alle preghiere ma anche a forme rituali “pagane”, ma comunque riconducibili al rapporto con il sacro, come l’esempio del “tagliare la tromba marina”: Coda codessa, / quando tu nascesti non c’era Cristo. / Ora che Cristo è nato fermati, o coda, / ca t’aggio tagliata! Erano però centrali le forme devozionali, con inni e invocazioni dedicati a Santa Barbara o San Giovanni Battista, ma anche riti processionali, per terra e per mare, in onore della Madonna; c’erano poi quelle dinamiche di chiamata della popolazione, spesso utilizzando la tofa che serviva per raccogliere la comunità oltre che per avvertirla delle possibili minacce.
Tra le forme rituali, Di Rienzo cita la sentita partecipazione in occasione di eventi religiosi: la Quaresima, i riti della Settimana Santa, la festività in onore della Santa Patrona, elencando preghiere e canti, come quelli delle Confraternite che rappresentano nella loro forma espressiva la specifica identità del territorio cilentano, e riportando nel testo cunti e leggende.
La comunità delineata è poi la sua cultura, quella che definisce e costruisce i luoghi, che hanno uno spirito, il genius loci, quell’immaginario sociale, l’atmosfera, i colori, gli odori, i suoni, il linguaggio della popolazione, il silenzio. I Greci ed i Romani pensavano che i luoghi potessero avere un’anima perché legati ad un “nume tutelare”, che nel nostro caso è rappresentato dalla Madonna, protettrice della popolazione.
Lo scritto realizzato da Annunziata Di Rienzo è un modo autentico di rappresentare la memoria di questo paese, che continua ad avere senso attraverso dinamiche narrative che servono a definire l’interazione uomo/comunità e comunità/esterno, apertura al turismo. La narrazione di una comunità, infatti, si esercita in quel rapporto tra quotidiano e spirituale, lavoro e festa, come le tradizioni a tavola con quei piatti oggi rivalutati come esempio di identità territoriale.
Il lavoro prodotto definisce la comunità piccola e dai legami forti e solidali, che oggi celebra la sua parrocchia e racchiude nelle espressioni religiose quell’identità cilentana da salvaguardare e trasmettere alle nuove generazioni perché ogni luogo, senza la sua storia, le sue tradizioni e i suoi costumi, rischia irrimediabilmente di smarrire il suo futuro.
Pasquale Martucci
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