
“L’arte non è espressione del mondo esteriore, ma solo estrinsecazione di quello intimo” (Rosa Spinillo). Partendo da questo assunto, la visualizzazione di forme, linee e colori spinge ognuno ad abbandonarsi all’arte per essere proiettati in un mondo che va oltre le apparenze per vagare entro il complesso oscuro dei sentimenti.
Ecco forse la chiave che spinge l’artista a sperimentare un gioco di colori, gioiosi ma anche un po’ malinconici, per permettere di relazionarci con il nostro profondo e scoprire cose mai sperimentate. Il “Movimento dello Spazialismo” (Lucio Fontana) permette agli artisti di riprodurre tele con buchi, definite concetti spaziali, offrendo un’immagine pura, aerea, assoluta: da un lato proponendo una materia da plasmare e dall’altro ricercando l’ignoto del cosmo, che riconduce ad intuizione, mistero, divinazione. Ciro Ruju ha sostenuto che la ricerca di Nera fa realizzare proprio la “consapevolezza di un attraversamento”, in quanto l’arte si relaziona con il nostro profondo e ci fa scoprire cose mai sperimentate.

Nera D’Auto ha vissuto e continua a vivere e a realizzare le sue opere in quella strada chiamata Via dell’arte. Ed ora in quella via l’artista ha realizzato il suo sogno: la “Casa Museo Arte Scienza”, inaugurata lo scorso 10 agosto 2026.

Ha sostenuto in quella sede:
“La Casa Museo è stata sempre nei miei desideri da sempre, però poi i miei impegni di madre di moglie mi hanno fatto desistere. Quindi è una cosa che viene da lontano. Ora è arrivato il momento di poterla realizzare. Ho solo il rimpianto che non c’è mio marito che sarebbe stato felice perché seguiva sempre la mia arte”.

L’arte di Nera è illustrata in maniera chiara nel suo Catalogo 2026. Si legge la solitudine dell’essere umano e il collegamento con il creato: “sentire l’appartenenza alla Madre Terra, all’Universo e per questo percepire gli eventi di cui si è parte”.
Nell’interiorità delle cose c’è uno spazio mentale (o della coscienza) dove nulla è scontato e tutto assume percorsi differenti a seconda del tempo in cui ogni evento è vissuto.

Dice l’artista: “è questo lo spazio-tempo che in arte ho tradotto mediante pacchetti in successione e in movimento”. Si tratta di forme che il movimento stesso fa divenire perché c’è “il continuo spostamento dei pacchetti o il cambiamento dei momenti”.

Questo passaggio è importante e viene rilevato nella giornata che inaugura la Casa Museo Arte e Scienza, proprio per far emergere l’individualità, la differenza di un soggetto da un altro nel percepire l’arte in movimento.
L’esperimento con il pubblico consiste in due fogli di carta da sfregare che producono suoni differenti uno dall’altro, a seconda della dinamica che ogni persona imprime, alla pressione esercitata, alla forza e sensibilità. Ciò è il contrario che viene realizzato attraverso l’intelligenza artificiale che ripropone quello che l’uomo ha impostato, come appare nella sequenza dell’installazione: “Quanti e musicalità”. La proiezione in movimento segue un andamento programmato, anche se determinato da infinite variabili che si mescolano e vibrano, ma nello strofinio dei fogli dell’esperienza di ognuno si riescono a riprodurre ogni volta differenti musicalità.

L’inaugurazione della Casa Museo prevede una settimana di incontri con le persone, dal 10 al 16 agosto 2026. I momenti più importanti sono tre.
10 agosto 2026 – Inaugurazione Casa Museo Arte e Scienza
Installazione: “Quanti e musicalità”, sette pannelli di diverse dimensioni, realizzati con una tecnica: legno e oro foglia (opera realizzata nel 2000). Il fulcro centrale è legato all’emozione di ognuno che dimostra come l’uomo sia insostituibile.
In quella serata oltre all’interazione con il pubblico, ci sono alcuni interventi significativi per illustrare l’arte di Nera: Antonella Nigro, Daniela Di Bartolomeo, Franco Palmieri.

Nera: “L’inaugurazione è il primo evento che oltre a presentare i vari momenti del mio discorso artistico vuole far rivivere il rapporto arte e intelligenza artificiale, un momento di grande attualità anche perché attraverso la mia arte ci sono arrivata in modo naturale”.
La spiegazione è:
“Attraverso uno strofinio, sono arrivata al buco, e il buco ora dà il via a questa installazione fatta di diversi caratteri bucati. Come a dire che, visto che comunque il mio discorso artistico studia l’universo che proietta la nostra interiorità e la intende simile all’universo. Ecco perché stasera c’è questo strofinio per accertare la musica di ognuno. Ma l’intelligenza artificiale non può raggiungere quella umana e lo vedremo questa sera …”.

13 agosto 2026 – Favola Bianca
La sintesi è: “Vogliamo restituire al bosco la sua funzione originale di luogo di racconto. La calce non copre ma rivela, ogni figura è una soglia …”. Ciò avviene con l’intervento di artisti e musica. Dalle 10:00 alle 19:00, ci sarà la realizzazione di una “Favola bianca”: un’azione di 16 artisti che interverranno in maniera estemporanea sui tronchi, con calce bianca e argilla, nel boschetto di querce nei pressi della Casa Museo. Poesia, musica e pensiero artistico per proiettare lo spettatore nel mondo delle favole. Con interventi di Gabriella Taddeo e dei musicisti Fabio Schiavo e Cosimo Lingardi.
16 agosto 2026 Specchi Digitali
Dibattito su intelligenza naturale e intelligenza artificiale. Alcuni relatori (Maria Stella Bosco, Gaetano Sabetta, don Nicola Bianco) discuteranno di: “Specchi digitali”, per spaziare sulle forme e le dinamiche digitali e artificiali della nostra società.
Guardare le cose e pensare di conoscerle è pura follia, sostiene Nera D’Auto, in quanto l’apparenza dei nostri occhi ci presenta un mondo quotidiano che deve necessariamente essere semplice perché ci conviene. Lei è riuscita a presentare un’arte togliendo massa al colore e realizzando giochi costanti, quella “fluttuazione di particelle con forme diverse e un ribollio che cerca, tra le tante possibilità, la vita”. È il movimento che ricerca un divenire leggendo le forme che oscillano nel vuoto: “Far muovere i buchi vuol dire avere l’esatta certezza di uno spazio tempo a più dimensioni, attraverso particelle che hanno diversa forma, massa, carica e quindi suoni differenti nascosti alla nostra percezione” (Catalogo 2026).
Si può concludere che il divenire è la costante di un’arte che si muove nell’interiorità di ciascuno. Se oggi l’intelligenza artificiale è entrata nel mondo dell’arte, permettendo agli artisti di esplorare nuove forme espressive, si può sostenere che l’artista difficilmente può essere sostituito nelle sue possibilità creative e nella sua ricerca di trovare differenti mondi fatti di emozioni e sentimenti umani. Il dibattito è attuale e stimolante.

Lascia un commento