Sabato 17 ottobre 2026 – ore 18:00
presso Palazzo Ducale – Serre, Salerno
presentazione del libro di Giovanni Addis
“Nelle trame del sangue. Nel cuore delle case, l’eco delle radici. Chiaramonti, Caivano, Persano”
(Arci Postiglione, 2026)
Interventi:
Generoso Conforti (moderatore)
Vito Eliseo (storico)
Pasquale Martucci (sociologo)
Antonio Opramolla (sindaco di Serre)
Giovanni Addis (autore del libro)
Legami di sangue
Pietrino è il protagonista del romanzo di Giovanni Addis: “Nelle trame del sangue. Nel cuore delle case, l’eco delle radici. Chiaramonti-Caivano-Persano” (Arci Postiglione, 2026), che attraversa la vita di un uomo, densa di verità ed emozioni, in un contesto contadino dove emergono separazioni e guerra, amore e morte.
Ascoltando l’eco delle radici, le origini di una storia di famiglia, si sviluppa una narrazione che rappresenta lo spunto per parlare di un contesto sociale più esteso, quello che attraversa quasi l’intero Novecento.
Si tratta di un libro che Pietro Addis Jr. definisce il bisogno di non disperdere i ricordi e di dare voce a piccole storie, che intrecciate costituiscono la microstoria, con rimandi a quell’esperienza storiografica nata in Italia negli anni Settanta per affermare le culture regionali o comunque locali, fornendo contributi teorici e pratici per costituire un paradigma emergente dalla stretta relazione tra storia e scienze sociali. Le microstorie si occupano di nuove dimensioni contestuali, di personaggi e punti di vista, indagati con occhio analitico, in un ambito sia circoscritto sia complesso che conduce a nuove categorie interpretative, nuovi intrecci causali, nuovi terreni di indagine. In precedenza, erano molti gli studi riguardanti gli aspetti antropologici ed anche i racconti di vita delle famiglie contadine, segnando un rapporto stretto tra etnologia, materiali etnografici e storia (Cfr.: C. Ginzburg, C. Poni, Il nome e il come: scambio ineguale e mercato storiografico, «Quaderni storici», 1979, 40, pp. 181-190; C. Ginzburg, Microstoria: due o tre cose che so di lei, «Quaderni storici», 1994, 86, pp. 511-539).
Nel romanzo si avverte un mondo di sacrifici e di amore, ma anche la dignità di quella vita fatta di silenzi, sguardi ed attese. Quello sardo è il luogo d’origine, l’autenticità dell’esistenza fondata su un passato che ancora si avverte nel presente, dove la terra è la vita e le persone hanno “rughe di vento, di sole e di pioggia, non di vecchiaia”. Sono pastori che ricordano cose semplici e ricche di bellezza, un mondo contadino che ti permette di ascoltare la luce delle stelle.
In questo contesto, si sviluppa la vita di personaggi legati a vincoli di parentela stretta, con donne che hanno sempre una parola di conforto e uomini i cui corpi non sono scolpiti nelle palestre, ma nella quotidianità e nella fatica, nei movimenti necessari a vivere. In quel luogo, è meglio non parlare per non tradire l’estraneità della non appartenenza: dire di essere il figlio di Pietrino è sufficiente per essere accettato. Si avvertono poi reticenze, dolori, forse rifiuti quando è meglio tacere piuttosto che raccontare e far rivivere altre sofferenze.
Il protagonista nasce nel 1926, e da lì ha origine la storia. Ma ad essere più precisi, essa riguarda anche i suoi genitori e la loro controversa storia d’amore. In seguito, il racconto attraversa la Seconda guerra mondiale, per poi svilupparsi attraverso spostamenti e ricerche di un sofferto passato per giungere alla fine del secolo.
L’autore si riferisce a luoghi quali: Chiaramonti, Caivano e poi Persano, per seguire un pastore e contadino che diventa militare e conosce un’esistenza legata al dovere e al rispetto. Egli non rinnega le sue origini, anzi le cerca e le ritrova, si ricongiunge ai suoi familiari, così come fa il figlio/autore quando deve ricostruire le particolari vicende dell’intera famiglia.
È una vita densa, quella vissuta da Pietrino, segnata dal destino che è soprattutto proiezione di emozioni collettive; è però il mondo vero, sospeso tra “dovere e smarrimento” in cui prevalgono i sentimenti e la dignità, una storia che si intreccerà con quella di “molte generazioni future”. Nelle pagine del libro si susseguono: un parto gemellare e la separazione dei bambini; la morte della madre e un orfanotrofio; la ricerca affannosa dei figli da parte del padre; la crescita di Pietrino curioso del mondo e delle persone da amare, ma anche attento al dovere e al lavoro; l’abbraccio con il padre e la costruzione del loro legame; la vita da marinaio; la guerra e la fuga dai nazisti, affrontando pericoli e avversità, gioie e dolori; infine, la vita nell’esercito, le menzioni e gli onori della vita militare. Il tutto poteva essere attraversato solo da una grande forza interiore, dalla capacità di adattamento, dall’amore per le proprie radici.
È la storia di una famiglia e del suo stretto legame con il mondo contadino, dove le comunità sono tradizionali, quelle che sul modello delineato da Tönnies (F. Tönnies, Comunità e società, Ed. Comunità, 1979, or. 1900) erano basate sui vincoli familiari ed amicali, per poi ampliarsi all’ambito di paese, dove uomini e donne conoscevano i loro ruoli ascritti ed erano accomunati da una stessa appartenenza in termini di comportamenti e condivisione di valori. È l’idea di comunità in cui passato/presente/futuro si intrecciano seguendo una forma collettiva di vita e di destino, ma anche il passaggio dal soggettivo al comunitario ponendo al centro la narrazione di fatti e vicende.
In tal senso, “ogni racconto familiare diventa universale”, una “eredità viva”, quando è trattenuto nella memoria collettiva. Nel 1925, Maurice Halbwachs scrisse il volume: Les cadres sociaux de la mémoire (ed. it. Ipermedium, Napoli 1997), per individuare il rapporto tra memoria e sociale. È la ricostruzione del passato in rapporto ai bisogni del presente, in cui il pensiero individuale va ricondotto entro un pensiero collettivo, in quanto nella società l’uomo acquisisce i suoi ricordi, li richiama alla memoria, li riconosce e li localizza (M. Halbwachs, La memoria collettiva, a cura di P. Jedlowski, T. Grande, Unicopli, 2014, or. 1950).
Frutto di una narrazione che punta ai simboli e ai significati, ma qui soprattutto ai contenuti, le vicende di questa famiglia toccano il lettore nelle sue più intime emozioni e lo proietta in ricordi di eventi passati, i fondamenti di una cultura da rendere riconoscibile e riconosciuta.
Sono centrali nel libro fatti ed emozioni che determinano una realtà da presentare senza sottigliezze stilistiche o iperboli di fantasia, perché c’è la verità della vita, la forza di volere andare avanti e di trovare la giusta dimensione negli sviluppi futuri. Se questo è certamente un grande merito, l’altro pone l’attenzione ai valori comunitari, rendendo la memoria oggettiva a partire da una storia familiare che dovrebbe al contrario essere intima. È infatti la rappresentazione di una famiglia, dove la realtà fotografa la vita quotidiana e la dimensione comunitaria, facendo attivare riflessioni critiche sui legami identitari e genealogici, consentendo allo scrittore di compiere un percorso che rende giustizia ad una storia da offrire ad un ambito più esteso per non dimenticare. Esplorando quelle dinamiche familiari, ognuno può confrontarsi con le proprie esperienze e sfide, necessarie ad affrontare la propria vita.
Pasquale Martucci
Quando il Sociologo Martucci fa una presentazione ad un romanzo in maniera così dettagliata e illuminante a noi non resta altro che acquistare il volume !