Il Patrimonio Culturale è un’eredità trasmessa dalla memoria collettiva, che viene determinata da “quadri sociali” di riferimento frutto delle interazioni comunitarie nell’ambito del rapporto spazio/temporale. Produco alcune riflessioni sull’attualità dell’opera del sociologo Maurice Halbwachs.
Maurice Halbwachs è stato allievo di Bergson e Durkheim. Le sue argomentazioni partono proprio dai due pensatori per argomentare e differenziarsi: le rappresentazioni collettive di Durkheim (i fatti sociali trattati come cose) non si riferiscono alla memoria; Bergson affronta invece la memoria considerando la componente individuale senza tener conto della cornice sociale.
Partendo dalle loro teorizzazioni, Halbwachs supera i suoi maestri compiendo studi e ricerche sulla memoria collettiva. Il suo approccio considera che la memoria è storia, è cultura, è tempo e spazio, ma è anche nostalgia e mitologia, è identità ma anche alterità.
Si occupa dei livelli di vita e bisogni, oltre che delle forme di consumo mediate dal gruppo di appartenenza, classe operaia, andando oltre le concezioni marxiste che si riferivano ad ambiti specificamente legati ai rapporti di produzione; studia economia politica, statistica e calcolo delle probabilità; insegna sociologia.
Nel 1925, il volume: Les cadres sociaux de la mémoire, traccia il rapporto tra memoria e sociale. Nella società l’uomo acquisisce i suoi ricordi, li richiama alla memoria, li riconosce e li localizza, formulando la tesi che la memoria non fa rivivere il passato ma lo ricostruisce. Ciò si determina nei “quadri sociali” (il più importante di essi è il linguaggio) che consentono all’individuo di collocarsi dal punto di vista del gruppo cui appartiene, perché le memorie collettive esistono finché i gruppi si riconoscono entro un quadro o cornice.
Le sue tesi saranno esplicitate ed arricchite nei lavori: La topographie légendaire des Evangiles en Terre Sainte (1939); La mémoire collective (raccolta di lavori editi ed inediti postumi, 1950). Si occupa poi di suicidio (fragilità sociali); di città (interagisce con la Scuola di Chicago); di economia, ed in particolare di Keynes.
Halbwachs sostiene che “la storia non è tutto il passato, ma non è nemmeno tutto ciò che resta del passato”: a fianco di una storia scritta c’è “una storia vivente, che si perpetua e si rinnova attraverso il tempo”. Scrive che non si possono distinguere “una memoria senza quadri sociali”, che servono per classificare i suoi ricordi e derivano dalla vita pratica, ma neanche “un quadro storico e collettivo senza memoria”, perché esso non sarebbe costruito, ricostruito e conservato nelle memorie degli individui. (Halbwachs, 2014, p. 133-139)
C’è bisogno di una ricerca complessa frutto di una sensibilità verso le forme concrete della vita quotidiana. I rapporti tra discipline rilevano una attenzione alla critica della storia degli avvenimenti; introduce la morfologia sociale, che è determinata dallo spazio e tempo dei corpi sociali, delle pratiche dei gruppi, delle funzioni sociali. Tutto ciò non è separabile dal mondo delle rappresentazioni collettive, contrariamente a ciò che sosteneva Durkheim. Si tratta di agire entro le determinazioni fisiche dei gruppi e le coscienze che i gruppi assumono entro vincoli spazio/temporali, che si realizzano in una visione dialettica: le forme di coscienza derivano dalle condizioni materiali di esistenza del gruppo, ma contribuiscono altresì a modellare le diverse morfologie del gruppo. Si tratta dunque di una materialità che interagisce ed è determinata dalla coscienza collettiva e viceversa. (Jedlowski, 2014, p. 15)
Halbwachs mette in relazione Durkheim e Weber, prestando attenzione ai problemi di ordine sociale e di articolazione delle società complesse, e poi si rivolge a Bergson e al tema della memoria superando l’approccio individuale. Bergson individuando la memoria in movimento, che prolunga l’effetto delle vecchie immagini al momento presente, realizza quella che è definita “memoria/abitudine”. C’è poi la “memoria/immagine” (riattualizzazioni in immagini presenti alla coscienza). La memoria/movimento è automatica: è intesa come un riconoscimento senza intervento; eppure, al riconoscimento si aggiunge sempre altro, come le immagini della vita anteriore che grazie alla loro forma e al tempo presente sono riattualizzate e compaiono alla coscienza. Bergson parla di ricordo puro allo stato latente, quell’inconscio che una volta attualizzato lascia lo stato puro per entrare nel mio presente. A questo punto, sostiene Halbwachs, sembrerebbe che il ricordo puro sia una forma di esistenza virtuale, una attività autonoma che differenzia le attività del corpo, una sorta di memoria dello spirito. L’approccio differisce: la memoria di ognuno non può appartenere al singolo ma è aiutata dai rapporti che egli intrattiene con gli altri membri del suo ambiente sociale. La memoria collettiva allora è definita: “l’insieme dei quadri che consentono la conservazione, lo sviluppo e l’esplicitazione dei contenuti della memoria dei singoli”. La memoria va riattualizzata nell’ambito del gruppo sociale cui si appartiene e, siccome ci sono molteplicità di raggruppamenti sociali, ecco che la memoria interviene in molteplici contesti. (Jedlowski, 2014, pp. 19-22)
Se centrale è l’idea del passato che non si conserva ma si ricostruisce in funzione del presente, è altresì importante il concetto di spazio, che non è istantaneo ma immobile, nel senso che la stessa immobilità non è possibile e concepibile che nel tempo, attraverso la sua durata. È vero che il quadro che si rappresenta contiene molti elementi stabili, ma si presuppone che l’attività comune sia “continua o intermittente”. Anche se lo spazio sociale è necessariamente nel tempo, il gruppo lo ha costruito a sua immagine e lo intende come stabile. Lo spazio stabile dà l’illusione di “non cambiare attraverso il tempo e di ritrovare il passato nel presente; ma è ben così che si può definire la memoria; e solo lo spazio è abbastanza stabile da poter durare senza invecchiare né perdere nessuna delle sue parti”. (Halbwachs, 2014, pp. 252-256)
Come si supera l’impasse? Halbwachs sostiene che nei ricordi intervengono sentimenti e riflessioni che si ricollegano ad un luogo dove sono stato o dove sono passato e che esiste sempre. È nella società che l’uomo acquisisce i suoi ricordi, li richiama alla memoria, li riconosce e li localizza, ponendosi dal punto di vista del gruppo. I quadri sociali sono rappresentazioni dell’ordine in forma impersonale, categorie di spazio e tempo, indispensabili agli uomini di una stessa comunità per comprendersi vicendevolmente e per costruire ricordi. (Halbwachs, 1925)
L’idea è quella di uno spazio simbolico comune che, senza dubbio con una sua forza vincolante, orienta e forma i membri delle società. È la cornice-contesto che media già le nostre “sensazioni e intuizioni pure” attraverso ragione e linguaggio. Il ricordo può esistere solo se inscritto in essa: è l’osservazione della cornice o delle cornici in cui siamo inseriti attraverso rappresentazioni che affiorano alla coscienza. La coscienza collettiva di Durkheim è qualcosa che dura nel tempo, è memoria: essa è conservata o abbandonata e tutto ciò costituisce il mutamento, le riorganizzazioni dei materiali della memoria collettiva, realizzando una memoria dinamica e conflittuale. Entra in gioco la memoria come istituzione, nelle sue forme di istituzionalizzazione. Nessun gruppo può produrre la sua identità senza tener conto delle sue forme consolidate, sedimentate, che tengono conto dei contenuti, delle pratiche, delle abitudini, dei ricordi legati a luoghi e momenti “fissati nel tempo”. (Jedlowski, 2014, pp. 29-30).
Ma cosa intende Halbwachs per quadro sociale?, si chiede Giosi. Un quadro non è un contenitore privo di relazioni con quanto contenuto, bensì una forma avente una valenza strutturante rispetto al proprio contenuto, un concetto con significati logici. Il quadro reca in sé una funzione ordinatrice e generatrice relativamente al complesso insieme del ricordare e del ricordo, inscritta all’interno della sua matrice strutturalmente sociale. Si pone alla base delle molteplici costruzioni mnestiche individuali e collettive, sia pure entro “il complesso e articolato variare” delle condizioni storiche di riferimento. Si sviluppa sul terreno di quello che è il modellarsi del comportamento dell’individuo all’interno del gruppo sociale di riferimento (Mauss). Il quadro genera anche “molteplici atti di carattere intellettuale, affettivo, sentimentale, corporeo”, contribuendo a definire in modo essenziale “quelle che sono le visioni del mondo proprie di determinati gruppi umani organizzati all’interno di specifiche condizioni storiche di riferimento”. Sono cornici temporali e storiche che conferiscono forma all’universo di ogni singolo individuo appartenente ad una determinata comunità umana organizzata socialmente. (Giosi, 2021, pp. 12-13)
La memoria è collettiva perché l’individuo è costruito socialmente. Il passato viene ‘ricostruito’ all’interno di una condizione presente ed attuale, entro una dialettica costantemente attivata tra presente e passato, tra individuo e società di appartenenza. La stessa individualità è risultato e prodotto della memoria, sviluppata nella temporalità messa in gioco all’interno dei meccanismi di rimemorazione, che è costantemente soggetta ad un processo di continua ri-costruzione e reinterpretazione attuale. Ciò avviene entro una incessante dialettica passato/presente, dove gli individui hanno dei punti di vista rispetto ai processi costruttivi/ricostruttivi del passato e della realtà sociale presente. La struttura identitaria della personalità individuale, sia nel suo aspetto conoscitivo, sia emozionale, sia percettivo-sensoriale ed immaginativo, appare essere condizionata e determinata in maniera cruciale dalla funzione della memoria. (Giosi, 2021, pp. 15-16)
Alcuni rilievi critici sono affidati soprattutto ai rapporti di potere.
La domanda è: quale passato evocare e da chi giunge la memoria? La ricostruzione del passato corrisponde agli interessi, ai modi di pensare e ai bisogni ideali della società presente. Le immagini del passato si accordano con “i pensieri dominanti”, anche se la memoria collettiva è mobile, modificabile e ricostruibile, a “partire dai gruppi viventi e attivi”. (Jedlowski, 2014, p. 31)
C’è poi da rilevare che il compito dello studioso ci sembra allora quello di portare alla luce senza reticenze anche il conflitto di memorie che sono le rielaborazioni e interpretazioni di ricordi e vissuti di altri che ci hanno preceduto denunciandone le mistificazioni. (Tedesco, 2021, pp. 45-67)
Ad ogni modo, come sostiene Grande, è Namer (ha realizzato la postfazione de: La mémoire collective, edizione del 1997) che di fatto supera Halbwachs quando si riferisce ad un fatto storico, sociale o culturale che si trasmette attraverso la comunicazione; inoltre c’è una differenza tra memoria sociale e memoria collettiva, perché “i quadri sociali della memoria, i sistemi di norme, di credenze e di valori” non sono altro che memoria sociale.
Namer afferma che Halbwachs non ha risolto questo rapporto: è il collettivo che domina sul sociale e poi viceversa. La sostanza è che la memoria culturale perdura e solo in seguito sarà riattualizzata da un nuovo gruppo: la memoria collettiva sparisce e resta la memoria sociale che potrà poi reiterarsi in memoria collettiva. (Grande, 2014, pp. 37-38)
Gian Enrico Rusconi sosteneva che la diversità e la inconciliabilità delle memorie singole devono dar luogo ad “un processo di elaborazione che, mediato dagli strumenti della ricerca scientifica, approda alla fine ad una matura memoria collettiva”, secondo un ordine di valori condivisi. (Rusconi, 1995, p. 11)
Il merito di Maurice Halbwachs è di aver fatto ricerche su aspetti biografici originali e ricordanze familiari, dati storiografici accuratamente ricostruiti, contesti ambientali efficacemente descritti, atmosfere culturali evocate; connessioni tra i fatti sociali. Il collegamento tra passato e presente in proiezione futura, attraverso esperienza e senso comune, permette alla memoria collettiva di definire, attraverso le rappresentazioni collettive, il rapporto tra sociale e individuo, inquadrando l’azione di quest’ultimo in uno spazio temporale.
Le modalità di elaborazione e comunicazione del passato si realizzano entro una interazione collettiva e sociale condivisa da un gruppo, che si rivolge alle identità (di genere, etniche, locali), al tema dei pregiudizi verso i gruppi diversi, anche se la memoria acquista una dimensione etica, critica e responsabile nei confronti del passato e del presente. Molti si concentrano sulla funzione del controllo dei contenuti del passato e dell’uso che la storia fa dei bisogni e degli interessi sociali attuali. (Grande, 2016, pp. 40-41)
La principale chiave di lettura del suo pensiero può essere individuata nel rapporto tra memoria e identità, specie se la memoria condivisa attraverso il tempo e lo spazio assolva a una funzione di identità culturale, perché l’eredità culturale di una comunità è rappresentata da una serie di ambienti, spazi, artefatti, strumenti, tradizioni orali, pratiche sociali, riti e festività ritenuti un patrimonio da preservare.
Riferimenti:
M. Giosi, L. Tedesco, Maurice Halbwachs e la memoria collettiva, RomaTRE-Press 2021.
T. Grande, L. Migliorati, Maurice Halbwachs. Un sociologo della complessità sociale, Morlacchi Editore, 2016.
M. Halbwachs M., Les cadres sociaux de la mémoire, Alcan Paris, 1925.
M. Halbwachs, Les causes du suicide, Alcan Paris, 1930.
M. Halbwachs, La topographie légendaire des Évangiles. Étude de mémoire collective, PUF Paris, 1941.
M. Halbwachs, La memoria collettiva, a cura di P. Jedlowski, T. Grande, Unicopli, 2014, or. 1950.
G. Namer, Halbwachs e la mémoire sociale, L’Harmattan Paris, 2000.
G. E. Rusconi, Resistenza e postfascismo, Il Mulino, 1995.
M. A. Toscano, Maurice Halbwachs, tra il suo e il nostro tempo, Quaderni di Sociologia, 74/2017, pp. 141-143.
Nella societa’ attuale la memoria individuale e colettiva transita nelle rappresentazioni virtuali del phono sapiens e quindi nella modernita’ liquida in cui l’istantaneita’ ed il presentismo trascendono le precedenti presentificazioni comunitarie un una spazialita’ ellittica e quindi in mondi e geometrie ulteriori .Il reale che intrude richede agli antropologi strumenti di analisi adeguati e trasmutativi che non possono che essere in fieri.
Grazie e complimenti per gli stimoli