Un commento della prof.ssa Milena Montanile all’articolo del 13 luglio 2026.
Martucci e la cultura della “tipicità”
Suggestiva la riflessione di Martucci sulla cultura della tipicità. Qui l’Autore, sociologo sensibile al valore dinamico del sapere, si è lanciato in una lettura a tutto tondo che unisce in una revisione del termine cultura il concetto di tipicità e di tradizione, attingendo sapientemente alle radici etimologiche. Un metodo di studi che consente di fissare una differenza tra “tipicità”, termine che indica l’insieme delle caratteristiche capaci di rendere un elemento unico o comunque rappresentativo,, e “tradizione” che equivale a tramandare, trasmettere e implica il passaggio dal passato al presente. Su questa base l’Autore ha costruito la differenza sostanziale tra i due termini, se tipico si riferisce a spazio e territorialità, che sono relativamente stabili, tradizionale è un termine che indica la continuità storica di pratiche di vita tramandate attraverso generazioni. Interessante la proposta di immaginare l’eccellenza ipotizzando un legame tra “tipico” e “tradizionale”, che è come dire, in proiezione futura, tra passato e presente. Esemplare il caso, qui richiamato della cucina italiana, oggi Patrimonio dell’Umanità, un esempio significativo per quanto riguarda “tipicità” e “tradizionale”, una tipicità nata dall’indigenza, che coniuga sostenibilità e biodiversità culturale, secondo quanto ha recentemente sostenuto Marino Niola il quale ha osservato che, anche per quanto riguarda le caratteristiche gastronomiche, occorre uno sguardo d’insieme che supera i regionalismi alimentari, una prospettiva che fa della cucina italiana una “unità plurale di tradizioni locali” che forma una sorta di “laboratorio dell’identità nazionale”. n questo senso la ricchezza alimentare diventa “un’antropologia tra tradizione e innovazione, municipalismo e globalismo”, perché il cibo, come ricorda Niola “è una forma di vita” , una “grammatica degli affetti” “un’idea della comunità, ” un veicolo della memoria”. Su queste basi la tipicità diventa ” un ecosistema di opportunità e innovazione, dove la sostenibilità territoriale incontra le nuove tecnologie per progettare con istituzioni, imprese e creatività una economia plurale, aperta e circolare, un ponte tra tradizione e nuovo”. Non a caso Martucci cita come esempio il ” Festival della Tipicità”, un grande evento annuale dedicato all’enogastronomia, alle tradizioni locali e all’artigianato di qualità, la cui 34ª edizione si è tenuta dal 6 all’8 marzo 2026 presso il Fermo Forum (Fermo, Marche). Un evento dove ” territori, sapori, culture e innovazione” si incontrano. Martucci ricorda che questa ultima edizione ha introdotto molto opportunamente tre termini ” tipicità “, ” esperienza”, ” armonia”, spiegando che il primo rinvia al ” superamento di una concezione monolitica delimitata dai confini geografici”, l’esperienza è il cambiamento, “quel ‘vissuto’ che ci mette a confronto con l’altro”, l’armonia è la connessione, al pari della musica “è un insieme di strumenti diversi”. La diversità sostiene Martucci, dà vita al nuovo, la creatività esalta l’unicità. Nasce da queste considerazioni l’invito alle comunità locali di conservare e trasmettere le ” tipicità “, di connettere tradizione e creatività umana per realizzare un’eccellenza territoriale. E questo perché ogni luogo è l’insieme di aspetti che interagiscono: oltre alla qualità del prodotto occorre considerare quella ambientale e paesaggistica del luogo di produzione, perché ogni prodotto tipico è simbolo ” di un’identità collettiva”, per cui dietro ogni ingrediente c’è ” il lavoro di generazioni” e l’amore per il territorio. Martucci ricorda il valore semantico del termine ” cultura” che rinvia a coltivare e a realizzare attività che richiedono applicazione e cura. In questo senso il valore della “cultura” deve rinviare, sostiene Martucci, al complesso di tradizioni e saperi che ogni popolo ritiene degni di essere trasmessi alle generazioni future. La cultura così intesa diviene “un modo di pensare e di interpretare il mondo sociale in un contesto “abitato” e ” condiviso” da uomini che ritrovano nel presente la memoria del passato. Di qui la necessità di connettere innovazione e tradizione “per rispondere alle sfide del futuro “, realizzando l”‘equilibrio tra passato e presente”, quella sostenibilità territoriale che apre alla valorizzazione delle “tipicità”.
Milena Montanile
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