La ricerca storico-documentale di Aniello (Nello) Amato: “Storia della fiera di Cannalonga (SA)” (Centro di Promozione Culturale per il Cilento, 2025), su un evento/bene culturale immateriale.
Quando si parla di fiera (fěria, latino) etimologicamente si intende una occasione festiva, in cui si danno appuntamento venditori e compratori; si distingue da un comune mercato per la maggiore durata e un commercio più ampio, importante. La fiera poi riconduce a tre aspetti fondamentali: a) una comunità locale e identitaria; b) una storia millenaria di scambi; c) una durata di diversi giorni per permettere di concludere affari ed accordi tra le parti. Ci sarebbe poi da aggiungere che le fiere sono monotematiche, espositive e possono mantenere le caratteristiche delle feste patronali di paese.
Aniello (Nello) Amato, ricercatore attento, che frequenta gli archivi per ricostruire dai documenti la storia del territorio ed interpretarla grazie alla sua capacità di districarsi su dialettologia e linguista, ha prodotto una ricerca per trattare la “Fiera di Santa Lucia”, poi della “Frecagnòla”, a Cannalonga. Giustamente definita “indagine di microstoria” (Maura Fortunati), non si tratta solo di documentazione per la ricostruzione storica della fiera, ma anche dello stretto rapporto con il territorio e la sua comunità di appartenenza, dunque un lavoro che ha osservato nelle sue dinamiche anche l’aspetto “antropologico”, l’“ascolto della memoria popolare”, come sostiene l’autore.
Certamente si tratta di un lavoro basato su riferimenti archivistici e bibliografici, tanti documenti consultati negli archivi (molti riportati nel finale del volume), che servono a definire date e fatti, entrare nelle dinamiche delle persone, certamente le famiglie più in vista, tracciare l’idea della millenaria fiera e farci comprendere come la storia e la società si possono narrare con sempre maggiore accuratezza.
Amato parte dalle fonti che riportano l’etimologia della denominazione del paese, per occuparsi di Paleolitico inferiore, monaci eremiti, il Medioevo con la presenza del casale appartenente alla Baronia di Novi; infine il susseguirsi di famiglie che si sono alternate fino all’Unità d’Italia. Non manca la storia socio-economica, con le statistiche degli abitanti, la storia religiosa con le visite pastorali, dunque la presenza del forte sentimento religioso con importanti chiese e relativi culti.
L’excursus sulle dinamiche evolutive della fiera inizia da un primo documento risalente al 1452. Da qui si sviluppa una ricostruzione delle fiere medievali, con Cannalonga quale luogo per un mercato del bestiame, che si svolgeva intorno alla chiesa dedicata a Santa Lucia. Dunque, atti e documenti che attestano a partire dal cinquecento una serie di disposizioni riguardanti i diritti di mercato, di compravendite di merci, trasferimenti di immobili e stipula di contratti. Si riporta di una scarsa differenziazione tra fiera e mercato verso la fine del cinquecento, che si protrae anche nei secoli successivi. Sostiene Amato: eppure le differenze erano importanti fin dal Medioevo sul piano cronologico, spaziale, giuridico, economico. L’autore si sofferma sulla ricerca di documenti nel seicento e settecento, con una serie di instrumenti che definivano alcune interessanti transazioni.
Il volume definisce quattro fasi di un processo millenario che ha caratterizzato questa forma di vivere la comunità e le sue caratteristiche economiche e sociali. Fasi colte dall’autore nel passaggio temporale, dal 13 dicembre all’attuale collocazione nella seconda domenica di settembre. Le sintesi delle fasi evolutive della fiera sono: a) dal Medioevo alla fine del XVII secolo; b) lo spostamento nel XVIII secolo della data alla terza domenica di settembre; c) l’anticipo alla fine dell’ottocento alla seconda domenica di settembre; d) dalla seconda metà del Novecento la trasformazione in evento culturale, recentemente aumentato nella sua durata con l’istituzione dell’Ente “Fiera della Frecagnòla”.
L’autore ricerca e riflettere sulle possibilità di spostamento delle date della Fiera per motivi economico-commerciali: la distribuzione di derrate alimentari e prodotti agricoli che interessavano l’area circostante, Gioi, Stio, infine Cannalonga, ultimo raduno del circondario. Da mercato di animali (sorto con il culto di Santa Lucia) c’è una evoluzione verso “l’approvvigionamento di prodotti alimentari e utensili”, con il fenomeno della “desacralizzazione delle fiere” (XVIII secolo), che non comportano più l’attesa del flusso dei pellegrini nelle varie zone (Amato). A partire dall’ottocento, la competenza delle fiere è delle municipalità e delle intendenze, con l’abolizione dell’istituto del mastro di fiera (1806). Ci furono proteste, ma ci fu anche un proliferare di richieste di trasformazione di mercati in fiere, per permettere l’intensificazione del commercio e l’estensione dell’evento su diversi giorni. Ad ogni modo, la denominazione di “Fiera di Santa Lucia” compare fino al 1866, con documenti che ne definiscono l’importanza per la vendita di animali, oggetti ed alimenti, come la capra bollita o il soffritto. Gli sviluppi commerciali dopo l’Unità d’Italia, la gestione degli spazi fieristici e tante altre vicende economiche e giuridiche, ma anche sociali, riguardanti anche le emergenze sanitarie, sono contenute nel passaggio storico della fiera dalla terza alla seconda domenica di settembre, da evento economico in questione culturale. Qui lascio il lettore immergersi negli aspetti folkloristici della fiera, ora Frecagnòla, che si proietta verso il futuro. È il passaggio dalla centralità degli animali ad una vendita/scambio di oggetti e manufatti che servono all’uomo per agire ed esercitare il suo “esserci-nel-mondo”: ecco che la frecagnòla supera le fantasie legate a furti e sopraffazioni, come accade sempre in occasione dei mercati. O forse anche la stessa attuale denominazione di fatto costituisce una forma legata ad un genius loci, ad un’anima, capace di raccontare il modo di essere di gente a contatto con altra gente, con la comunità che vive tra realtà e immaginario. Alcune pagine sono dedicate all’etimologia di frecagnòla; diversi sono i riferimenti bibliografici che riprendono gli studi presso i vari archivi, ma si soffermano spesso sulle posizioni dei vari studiosi locali che hanno ricercato e dato un contributo storico-culturale alla conoscenza del territorio. Rilevo, infine, l’”Inno alla frecagnòla”, un racconto che parte dalla fiera di Santa Lucia e riporta storie di vita che ruotano intorno alle relazioni tra concittadini e visitatori, intorno ai prodotti, alle vendite, alle dispute, dove sono centrali i momenti di una fiera (ora Frecagnòla), “dove si ride, si balla, si canta dalla sera alla mattina, dal mercoledì sera alla domenica sera ...”.
Leggendo il saggio si è proiettati in un contesto millenario, dove paiono perdere di significato le considerazioni solo come ricostruzione storica dell’evento, che pur è svolta nella maniera capillare, per indirizzarsi alla complessità del fenomeno che rappresenta la forma più compiuta di identità di quel paese. Una identità che entra nelle dinamiche simboliche e sociali, che a ben vedere sono le uniche che riescono quasi a fermare la storia e il tempo, un eterno presente, per far emergere la comunità che crede nella sua occasione, la propone e forse ripropone riattualizzandola, come accade con la società in cambiamento.
È da considerare l’importanza della “Fiera della Frecagnòla”, che è un bene culturale immateriale, che necessita di essere approfondito e studiato, mostrato per far comprendere come un piccolo paese dell’interno possa costituire una risorsa anche volta al rilancio e alla valorizzazione per superare i fenomeni di depressione e abbandono. Ogni bene culturale è un “patrimonio ereditato”, che rimanda alle caratteristiche e al riconoscimento di ciò che è inserito in un contesto in cui i soggetti che lo abitano formano una comunità di luogo. Intorno a questa comunità, si realizza nel corso della storia un processo socioculturale sempre determinato dall’uomo che vive la sua condizione di “abitante” di un territorio.
Le forme del vivere quotidiano ritrovano l’identità nella varietà di una produzione culturale connessa alle attività umane, e il ricercatore le manifesta come testimonianza di un passato che trasforma la sua risorsa in arte, anima, simbolo, tradizione, attraverso artifici e convenzioni, che riguardano anche il modo di definire nel suo sviluppo l’essenza stessa di questa fiera, una comunità di interlocutori ed interpreti che testimoniano i valori e i significati socialmente condivisi.
In tal senso, quel bene culturale diventa un “soggetto culturale”, che chiede di entrare in relazione e in dialogo con altri soggetti; qui si realizza lo scambio di prodotti, qui si produce il significato di appartenenza, di un processo che determina una cultura. La Frecagnòla è pertanto l’occasione di potenziamento della società cannalonghese che, attraverso una coscienza collettiva, permette di orientare uno sviluppo integrato, insieme culturale, sociale ed economico, del territorio. La soluzione è di permettere a questa comunità di accogliere il visitatore attento alla fruizione di un bene da scoprire: il viaggiatore non è il popolo delle vacanze, ma un soggetto che insegue l’interazione dialogica con la cultura che incontra lungo il suo cammino. Egli scopre se stesso, maturando una esperienza come scelta consapevole, attraversando “una storia-non storia”, una meta quasi di pellegrinaggio.
E di questo ha bisogno Cannalonga come tante altre realtà dell’interno che necessitano dello sviluppo del turismo culturale, per rompere l’immobilismo trasformando il luogo/fiera in incontro e interscambio comunicativo: è solo con il recupero della capacità di scegliere e autogestirsi da parte dei giovani, da intendere come i soggetti istituzionali adatti a scegliere gli “equilibri ecologici” e le “forme di sviluppo sostenibili coerenti”, che si preserva l’integrità del territorio, la qualità della vita e la sua vocazione culturale.
Le riflessioni precise e profonde del Sociologo Pasquale Martucci indicano la strada giusta per appezzare e valorizzare il lavoro di Nello Amato! (adr)
Grazie prof. Di Rienzo
Un testo necessario a chi intende approfondire il significato originario di un evento che, adattandosi ai cambiamenti socio economici del posto, ha saputo “resitstere” anche al di là di quel significato. Grazie al dott. Aniello Amato per l’accuratezza dei suoi studi e grazie a Pasquale Martucci per l’attenzione che dedica a chi cerca di dare il proprio contributo per la valorizzazione del nostro bel territorio.
Magnifica e puntuale recensione di questo testo, bello e importante, di Aniello Amato.
La presentazione del Dott. Martucci ben si adatta al caso e costituisce il classico “trait d’union” tra l’opera di Nello – per me, cannalonghese puro – “meravigliosamente eccezionale” e l’anali e il giudizio eccellente che ne fa il Dottore.
Conosco Nello da sempre e da sempre ho ammirato e apprezzato il suo essere un giovane come tanti, con un pregio particolare: avere “la testa sul collo”.
Le sue origini semplici e, soprattutto, la sua grande volontà di essere qualcuno e di fare cose importanti non gli sono mai mancate.
L’attuale “successo” lo dimostra.
Un sincero riconoscimento a lui e, in parte non minore, ai suoi meravigliosi genitori.
Dai, Nello! Il futuro ti riserverà ancora e sempre soddisfazioni più piacevoli e grandi.
Grazie.