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Quando mi trovo dinanzi ad un libro di storia mi predispongo a valutare essenzialmente due questioni: l’importanza della ricerca delle fonti per verificare la sua validità scientifica; l’attenzione alla società nel suo insieme, affinché i fatti diano senso al contesto in cui si svolgono.

Il libro di Giuseppe Lupo ed Ezio Martuscelli: “Il Convento dei Frati Capuccini di Centola 400 anni di storia. Tra Fondazione, Soppressioni e Retrocessione” (Edito dall’Associazione “Progetto Centola” e Gruppo “Lambro/Mingardo/Cultura”, 2026), sembra riuscire a tenere insieme i due aspetti, permettendo alla scoperta di nuovi, originali e inediti documenti di proiettare il lettore in una storia sociale, la vita di una comunità che custodisce un importante patrimonio culturale.

In questo volume, è presente la forza del genius loci, l’anima di un intero territorio che fa stringere la popolazione intorno a quel complesso monumentale che va raccontato e fatto rivivere attraverso una memoria che non può essere lasciata all’oblio. È la centralità del rapporto uomo/territorio dove si manifestava l’immaginario sociale, le espressioni tradizionali e legate alla cultura popolare di un territorio ricco anche di silenzi, colori, odori, suoni. Importanti sono le costruzioni sociali, che hanno determinato il legame con il loci, succedute nelle epoche storiche lasciando il segno: le opere materiali e immateriali, gli individui che operando e agendo hanno creato una comune appartenenza.

La caratteristica di questo libro è affidata alle tante fonti documentali, le recenti pubblicazioni riguardanti le vicende dei Frati Minori Cappuccini in Basilicata e nel Salernitano fra il ‘500 e il ‘600, ma anche gli scritti frutto di ricerche in archivi privati che dalle origini giungono ai nostri giorni, e le numerose immagini, la documentazione fotografica dei pregevoli manufatti conservati: tutto ciò rimarca la costruzione identitaria influenzata dalla componente sacrale.

Qui diventa necessario definire il rapporto della popolazione con il sacro, qualcosa che va oltre la nostra comprensione proiettandoci verso una Entità/Divinità che ha la responsabilità di un mondo di cui noi non possiamo cogliere tutti gli elementi, anche se con la partecipazione (attraverso preghiere, sacrifici, consacrazione) vengono soddisfatte soprattutto necessità morali e sociali: si tratta di pratiche aggregative che producono senso di appartenenza, per rinforzare il sentimento di identità ed integrazione di una comunità.

Nella società meridionale, la religione ha costituito l’elemento principale di coesione, dove prevaleva il volere di Dio, il dovere dell’uomo, l’organizzazione sociale e il tipo di relazioni sociali: le tradizioni di un popolo vivono il proprio percorso religioso in maniera collettiva; gli insegnamenti cristiani hanno rivoluzionato la società e destrutturato la visione mitica e archetipica, consegnando la fede come ancora di salvezza per l’uomo di fronte alle avversità della vita. Questo compito venne esercitato in luoghi che diventavano richiami per i fedeli dove avveniva la partecipazione alle attività liturgico-religiose; tuttavia, si diede anche un profondo significato alle solennità calendariali delle feste, attraverso una simbologia molto forte, perché la religione non è solo un complesso di credenze, di riti, di dogmi, ma anche di azioni umane che prendono forma e trovano una direzione nelle culture comunitarie.

La ricostruzione degli autori si concentra con l’inizio, quando cinquecento anni fa l’Ordine dei Frati Minori Cappuccini si affermano e nel tempo segnano soprattutto il territorio meridionale attraverso l’assistenza ai poveri e la soddisfazione dei bisogni più elementari, diffondendosi in maniera capillare a seguito della Controriforma (Concilio di Trento), in risposta alla Riforma luterana.

Centola ad inizio XVII secolo conta 125 fuochi; in seguito, mantiene una popolazione residente di circa 1000 abitanti. Citando Francesco Barra, gli autori si soffermano su una presenza cappuccina quale risposta “ad una effettiva domanda socio-religiosa, conseguente a parrocchie fragili, ordini decaduti, diocesi deboli”.

In questa situazione, nel 1625 si inaugura il Convento di Centola, che sorgeva, come imponeva la Regola, fuori dal centro abitato, intorno ai cinquecento metri di distanza dallo stesso. Contigui al Convento c’erano orto e bosco per la legna, ma anche per favorire la vita di contemplazione dei frati, fatta di preghiere e orazioni per uscire dagli egoismi e dalle passioni per vivere in comunione con Dio e gli uomini. Dunque, è essenziale la presenza degli uomini che si occupano dei campi, ma anche quel “muro di clausura” che serviva a trovare il silenzio e la vita contemplativa.

Dopo queste indicazioni, Lupo e Martuscelli si rivolgono agli inizi dell’Ottocento, quando inizia la soppressione degli Ordini monastici con Murat; se le strutture vanno dismesse, si deve fare attenzione ai beni (soprattutto biblioteche e arredi) che devono essere inventariati e “conservati con diligenza”. La storia purtroppo riserverà un esito del tutto differente per i continui e ripetuti saccheggi.

Con il ritorno di Ferdinando IV, re delle Due Sicilie con il nome di Ferdinando I, si stabilì la restituzione dei beni sottratti, anche se fu difficile recuperare terreni e case ormai alienati a privati cittadini. Se tra il 1816 e il 1827 furono riaperti tanti Conventi, quello di Centola fu tra i primi, anche se la sua storia fu nuovamente segnata dopo pochi decenni. Con l’Unità d’Italia, infatti, ordini e corporazioni religiose persero ogni privilegio e la gestione delle strutture fu affidata ai Comuni e alle Province: il Convento dei Frati Cappuccini fu definitivamente soppresso nel 1866.

Le vicende sono adeguatamente definite attraverso atti e fonti che si susseguono con dovizia di particolari, anche grazie alla mole di documenti prodotti dagli autori che rilevano successivamente il ruolo che quel Convento esercita come luogo di culto anche dopo la soppressione: nel caso specifico la Chiesa attigua al Convento. Le ricorrenze festive che legano la popolazione al culto di San Lazzaro, al Pellegrinaggio al Sacro Monte di Novi Velia e la ricorrenza di Sant’Antonio, per non parlare della profonda devozione mariana, rimandano alla tradizione in cui il bisogno di trascendenza si combina con la natura e la società: le manifestazioni collettive e la dimensione religiosa si avvalgono di mediazioni culturali, come rilevano le stesse fonti ecclesiastiche.

Il percorso indicato fa immergere il lettore in dinamiche che consentono di inquadrare il complesso monumentale in una logica che consente a quella struttura di determinare, nei momenti più propizi, non solo la componente religiosa, come è giusto che sia, ma anche le condizioni socioeconomiche del territorio.

Una data di rilievo è il ripristino nel 1875 della Fiera dell’Annunziata, nel mese di marzo. Nello spiazzo davanti l’ex Convento di nuovo è socialità, con azioni di compravendita che tengono unito il senso di comunità. In un passaggio precedente, riferendosi al reportage di Craufurd Tait Ramage del 1828, gli autori sottolineano la disponibilità del Convento a concedere terreni da coltivare per soddisfare le esigenze della popolazione, costituendo intorno a quella risorsa un senso di comunione e di aggregazione. Per restare all’epoca dei Frati Minori, l’amministrazione dei beni, come prevedeva la loro Regola, era affidata a “persone laiche di grande prestigio personale”; quindi tanti furono i procuratori che si succedettero nella gestione di quei beni, riportati opportunamente negli atti riportati nel libro.

In seguito alla definitiva soppressione, il Convento divenne bene demaniale: la struttura è del comune e i terreni dei privati. Nel 1948, don Giovanni Cammarano realizzò il primo passo per il definitivo processo di “retrocessione” alle Autorità ecclesiastiche e al Fondo Edifici di Culto, l’annessa chiesa. Era stata, quella struttura, adibita a lazzaretto, in caso di epidemia, ma anche alla raccolta di derrate alimentari e persino alla custodia di bestiame. Fu alloggio per profughi (Prima guerra mondiale) ed asilo d’infanzia, dopo la Seconda guerra mondiale. Solo nel 1964, si stipulò il verbale di consegna da parte del Comune del Convento e della Chiesa. Nel 1993 passò in proprietà agli Enti di Religione e al Fondo di Culto.

Questa, a grandi linee, la ricostruzione storica di Lupo e Martuscelli, anche se per una lettura più sistematica occorre seguire le quattro sezioni del libro.

La sezione A riguarda il complesso dalla fondazione alle cessioni e retrocessioni, con l’ausilio di molti documenti.

La sezione B si occupa delle aree esterne di pertinenza. L’analisi delle mappe dimostra la collocazione dell’edificio nel Comune di Centola: all’atto della costruzione si realizzò l’acquedotto di San Leonardo, una risorsa per la popolazione; nel piazzale antistante il Convento fu realizzato un Obelisco in pietra (probabilmente nel 1748); in anni a noi più prossimi in quel piazzale i ragazzi giocavano a calcio, senza badare che “c’era un portone della chiesa in castagno, che era da rispettare come un cimelio che porta in sé la tecnica di chiusura del 1600”.

La sezione C si riferisce agli elementi di interesse storico-culturale interni all’edificio: la Chiesa di San Francesco; l’Altare di S. Alfonso (1897) in legno; l’Altare Maggiore (1619); la Tela dell’Immacolata (1643); il Tabernacolo scolpito in legno; la Porta d’accesso alla Sacrestia. Tra le altre risorse culturali: la Cappella di San Lazzaro, il cui culto fu introdotto dai Frati Cappuccini, e la Statua del Santo in cartapesta; la Cappella dell’Immacolata, con la Statua di San Nicola il Vecchio e il Gruppo scultoreo di San Raffaele; la Cappella di Sant’Antonio; la Cantoria, il palco riservato ai cantori con organo e leggio.

La Sezione D riporta la documentazione relativa alla scuola e all’asilo, presso il Convento, con interventi e prese di posizione rispetto al ruolo educativo esercitato nelle zone rurali, con alti tassi di analfabetismo e precarietà degli strumenti didattici, a partire dal dopoguerra.

In conclusione, riporto alcune indicazioni per compiere una analisi del volume di Lupo e Martuscelli, con la consapevolezza che la loro ricostruzione storica abbia attraversato essenzialmente cinque fasi:

  1. l’origine, il consolidamento e la funzione sociale del complesso conventuale;
  2. la soppressione e il declino dei beni che costituivano occasione di culto e di socialità;
  3. il riutilizzo nel dopoguerra con funzione religiosa per non abbandonare le attestazioni di fede;
  4. gli aspetti educativi e la possibilità di formare i giovani cittadini di Centola (asilo e scuola);
  5. l’ipotesi di valorizzazione del complesso culturale, attraverso l’appello alle istituzioni per stimolarle ad intendere quella risorsa come Patrimonio da far fruire alle future generazioni.

Tra atti riportati, testimonianze storiche, aneddoti (la nota su “Zi monaco”), si può certamente sostenere che questa ricerca capillare contribuisce notevolmente a definire il principale bene culturale di Centola, che deve essere conservato nei ricordi e nella memoria e trasmesso alle future generazioni, così come dovrebbe accadere con le tracce più importanti dei tanti esempi di risorse culturali del territorio cilentano.

4 Responses to “Il convento dei Cappuccini di Centola”

  1. ezio martuscelli

    Una attenta, altamente professionale, recensione dell’Opera che mette in risalto gli aspetti rilevanti della storia di un manufatto cui il popolo ha sempre fatto riferimento. Grazie Pasquale, se lo consenti condivido il tuo saggio su mie pagine facebook..

  2. Maria Mautone

    Dottor Martucci le sue recensioni sono molto fruibili e chiare.
    Conosco il complesso monumentale e dopo aver letto il suo scritto a commento del libro ho una visione più ampia della storia di Centola e del Cilento tutto.

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Dicembre 24th, 2019

Un anno da non dimenticare

http://www.ricocrea.it di Pasquale Martucci Un anno da non dimenticare e l’auspicio di un Buon 2020   Un anno fa, nel […]

Dicembre 18th, 2019

Storia&tradizioni – I rituali natalizi del Cilento

Antonio Di Rienzo, ricercatore di cultura storica e tradizione popolare cilentana, alla fine del 1987, su “Il Mezzogiorno Culturale” (A. […]

Dicembre 15th, 2019

Pagine di storia – Salerno longobarda

Salerno longobarda di Pasquale Martucci   Nell’anno 849, millecentosettanta anni fa, Salerno divenne uno dei due principati longobardi del sud; […]

Dicembre 10th, 2019

Pagine di storia – Il castello di Rocca

Il castello di Rocca   Le prime notizie su Rocca Cilento (da rocca, roccia, fortezza su un monte; XI secolo: […]

Dicembre 7th, 2019

Storia&tradizioni – La festa dell’Immacolata

La festa dell’Immacolata Le regioni italiane si preparano al Natale con tradizioni sacre, festeggiamenti antichi e piatti tipici di Nisia […]

Dicembre 2nd, 2019

La partecipazione e l’agorà

Un popolo di persone normali e di tutte le età, accomunati dalla lotta ai populismi, sfidano con partecipazione civile e […]

Novembre 23rd, 2019

Le vie di fuga dalle chiusure identitarie

Le vie di fuga dalle chiusure identitarie di Pasquale Martucci   “Siamo pieni di vie di uscita. Forse sono proprio […]

Novembre 18th, 2019

Storia&tradizioni – L’olio d’oliva

L’OLIO D’OLIVA: UNA COSTANTE NEI SECOLI La molitura delle olive tra significati e tradizioni del presente e del passato di […]

Novembre 16th, 2019

Memorie dal territorio – Dopo la ruralità

La quietanza meridionale. I paesi dell’osso dopo la ruralità

Novembre 11th, 2019

Storia&tradizioni – San Martino

“A San Martino se fano i zeppule e se prova u’ vino” Tradizioni culinarie cilentane nell’estate di San Martino   […]

Novembre 10th, 2019

Muri da abbattere

Trent’anni fa veniva abbattuto il Muro di Berlino, anche se ancora oggi sono tanti i muri simbolici e fisici che […]

Ottobre 31st, 2019

Natuzza Evolo / tra vita e aldilà

Dieci anni fa si spegneva Natuzza Evolo, una donna che ha rappresentato, nella cultura popolare religiosa, un forte legame tra […]

Ottobre 28th, 2019

Territorio&Cultura – la poesia

Concorsi di poesia di Gaeta (LT) e di Auletta (SA)

Ottobre 20th, 2019

Memorie dal territorio – Fiore!

Ricevo e pubblico due brani di Antonio Pellegrino. Nella foto c’è Gerry il pastore, chiamato anche Fiore.   Fiore! Sempi […]

Ottobre 7th, 2019

Memorie dal territorio – E’ cangiata l’aria

Con questo intervento, una riflessione sul cambiamento dei tempi, inizia la collaborazione di Antonio Pellegrino (laurea in Sociologia), attuale Presidente […]

Ottobre 6th, 2019

Idee & parole – Ernesto de Martino

Il mondo magico di Ernesto de Martino di Pasquale Martucci “Presenza, esserci nel mondo, esserci nella storia sono espressioni equivalenti […]

Settembre 25th, 2019

Idee & parole – I saperi di Dionigi

Nella criticità della vita di oggi, occorre che l’individuo ripensi un “nuovo umanesimo” che tenga conto della storia e della […]

Settembre 20th, 2019

Storia&tradizioni – Il giorno delle antiche nozze

Ricevo e pubblico l’articolo di Nisia Orsola La Greca Romano sul rito nuziale   Da sempre le nozze rappresentano un […]

Settembre 15th, 2019

Idee & parole – Socrate

Nella nostra società si avverte il bisogno di tornare a valorizzare le molteplici forme del dialogo, così come indicato da […]

Agosto 25th, 2019

Le storie – Jerry Essan Masslo

A trent’anni dall’omicidio di JERRY MASSLO ancora non abbiamo compreso che … “Ciascuno di noi è straniero di un altro” […]

Agosto 15th, 2019

Idee & parole – Giovambattista Vico

Vatolla, Vico e la cipolla di Pasquale Martucci Vatolla è situata su una collinetta che domina il paesaggio sottostante e […]

Agosto 8th, 2019

Idee & parole – Fabrizio De André

“Per quanto voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”   L’espressione è tratta da: “Storia di un impiegato”, un […]

Agosto 4th, 2019

Bibbiano, dove sta il bene dei bimbi

LETTERA APERTA DEGLI OPERATORI DELL’INFANZIA È stata scritta una lettera/appello da Mauro Mariotti e Paolo Siani. Aderisco pubblicando il documento, […]

Luglio 31st, 2019

Storia e tradizione culinaria – La festa del Santo Patrono

Ricevo e pubblico il lavoro di Nisia Orsola La Greca Romano, sulla festa del Santo Patrono nella tradizione culinaria del […]

Luglio 31st, 2019

Storia e tradizione culinaria – La cucina dei marinai

Ricevo e pubblico il lavoro di Nisia Orsola La Greca Romano, sulla tradizione culinaria dei marinai   AVE MARIS STELLA […]

Luglio 30th, 2019

Vallo della Lucania – Il rito di San Pantaleo

Il rito di San Pantaleo di Pasquale Martucci   San Pantaleone è festeggiato almeno in due grossi centri del territorio […]

Luglio 24th, 2019

Idee & parole – Antonio Gramsci

Il concetto di egemonia culturale e la questione meridionale di Pasquale Martucci   Cent’anni fa, il 1 maggio 1919, iniziò […]

Luglio 14th, 2019

Cosmo Guazzo: una vita al servizio del territorio

Presso la Pro-Loco di San Martino Cilento, sabato 13 luglio 2019, per riflettere sui lavori di Cosmo Guazzo si è […]

Giugno 26th, 2019

Epistemologia della soggettivazione

Il soggetto/attore, i diritti universali e la società ipermoderna nel pensiero di Alain Touraine di Pasquale Martucci   Assistere ad […]

Giugno 9th, 2019

Un antico rituale: la festa del pane

La festa del pane di Pasquale Martucci     La panificazione è stato sempre un momento molto importante nella tradizione […]

Maggio 19th, 2019

Contro l’indifferenza, per la conoscenza

Intolleranza, divieti, tentativi di limitazione delle libere espressioni di idee: una sorta di società ad una dimensione, quella prevalente. Tutto […]

Maggio 17th, 2019

In memoria di Domenico Chieffallo

Per ricordare lo storico e meridionalista cilentano, produciamo alcune considerazioni e un articolo del 1995 di Domenico Chieffallo.   Note […]

Maggio 5th, 2019

Grave perdita per la cultura cilentana

Riceviamo e pubblichiamo un commento / ricordo sulla scomparsa dell’amico Amedeo La Greca, da parte del prof. Emilio La Greca […]

Maggio 5th, 2019

Riti e tradizione non solo culinaria del Cilento

Ho con  grande interesse letto gli scritti di NISIA ORSOLA LA GRECA ROMANO sulla tradizione culinaria del Cilento, e non […]

Maggio 5th, 2019

Comunità e cultura popolare, linguaggio, cilentanità

Dopo aver realizzato molti studi sul territorio, a partire da questo intervento analizzo gli elementi che ne costituiscono i tratti […]

Aprile 15th, 2019

Simboli e Rituali – Il Cilento Antico e “Il canto dei cumpràti”

Il Cilento Antico e “Il canto dei cumpràti” di Pasquale Martucci   I rituali rappresentano “una connessione tra passato, presente […]

Marzo 11th, 2019

DINO BETTI

Un uomo che ha attraversato, vissuto e trasmesso il suo tempo di Anna Avagliano e Pasquale Martucci   Dino Betti […]

Febbraio 21st, 2019

Verso un modello postindustriale. La proposta del sociologo Domenico De Masi.

I limiti delle società attuali e le possibilità del “migliore dei mondi esistiti finora”. Occorrerebbe costruire un modello ideale di […]

Febbraio 13th, 2019

Ricerca Bibliografica sul Cilento

Progetto: “BENI CULTURALI CNR” Anni 1998-2000 C.P.S. Ricerche S.r.l. / Università di NAPOLI – Facoltà di Sociologia   Tra il […]

Febbraio 7th, 2019

LA SCELTA DI RICOCREA

LA SCELTA DI RICOCREA Ricerca, costruzione, creazione, queste sono le parole chiave del sito che ho da qualche mese realizzato: […]

Febbraio 1st, 2019

Matera Capitale Europea della Cultura 2019. La visione del sociologo Aldo Musacchio

La visione di Aldo Musacchio: i fondamenti di una cultura per lo sviluppo del territorio di Pasquale Martucci   Per […]

Dicembre 25th, 2018

Festa al Castello: cultura e memoria – dicembre 2018

TEGGIANO Festa al Castello: cultura e memoria di Pasquale Martucci   La Corte in Festa – Natale al Castello, Teggiano […]

Ottobre 9th, 2026

Il rispetto dell’alterità

Il rispetto nell’accezione riferita alle persone si riferisce al riguardo, considerazione, attenzione verso qualcuno, riconoscendone il valore e la dignità […]

Ottobre 5th, 2026

Il convento dei Cappuccini di Centola

Quando mi trovo dinanzi ad un libro di storia mi predispongo a valutare essenzialmente due questioni: l’importanza della ricerca delle […]

Ottobre 1st, 2026

Studiare l’identità cilentana

Lo scorso 27 settembre 2026, a Ceraso presso Palazzo Di Lorenzo, nell’ambito della Rassegna Letteraria “Culture Mediterranee” (Giornate del Patrimonio […]

Settembre 25th, 2026

Identità Evolutive. Un dibattito a Ceraso

  DOMENICA 27 SETTEMBRE 2026 ALLE ORE 18:00 presso Palazzo Di Lorenzo Ceraso (SA) nell’ambito della Rassegna Letteraria “CULTURE MEDITERRANEE” […]

Settembre 23rd, 2026

Il caos come conoscenza

Il caos è la parola che meglio riesce a definire ciò che accade nel nostro mondo, specie in conseguenza delle […]

Settembre 21st, 2026

L’immaterialità del Dodiforo di Stabia

Ricevo da Gaetano Barbella una prova della veridicità delle cartografie mappali. l Dodiforo di Stabia

Settembre 15th, 2026

La società del caos

  Il festivalfilosofia 2026 (dal 18 al 20 settembre 2026 a Modena, Carpi e Sassuolo) svilupperà un dibattito intorno alla […]

Settembre 1st, 2026

La perdita del capitale umano

Il capitale umano costituisce l’insieme di conoscenze, competenze, abilità e attitudini degli individui, che rappresentano un “valore” sociale. L’etimologia del termine […]