Quando si scrive di un libro, si cerca di cogliere in maniera preliminare se si tratta di un romanzo o di un saggio: in genere, la lettura delle pagine fanno comprendere le differenze.
Scrivere un saggio e scrivere un romanzo sono processi che si concentrano sull’argomentazione e sull’analisi (saggio); il romanzo cerca di intrattenere e coinvolgere emotivamente il lettore. La scrittrice Zoe Heller afferma che il romanzo è come una casa con “la sua architettura, le sue stanze, le emozioni, i ricordi e le speranze che suscita in chi la abita”. C’è poi l’articolazione della scrittura, gli aspetti narrativi, emozionali, poetici, una trama (romanzo); oppure dinamiche riflessive, citando le fonti e argomentando rispetto ad alcune particolari tematiche (saggio).
Accade anche, è il caso del libro di Massimo Montanile: “Radici e Algoritmi. Memorie di un figlio del sud” (Armando Editore, 2026), che si tratta di un romanzo autobiografico che assume nei contenuti le caratteristiche di un saggio, e viceversa. Ovvero, l’autore sostiene in maniera chiara e compiuta molti temi di stretta attualità e li tratta con l’anima e la sensibilità di un fine narratore, di un poeta innamorato della sua terra e della vita, che ha vissuto tra la volontà di affermarsi ma al tempo stesso di non abbandonare le proprie radici.
Quando si parla di radici il discorso si fa complesso. L’antropologo Maurizio Bettini (“Radici. Tradizione, identità, memoria”, Il Mulino, 2022) sostiene che in esse pensiamo di trovare “l’autenticità e la purezza”; eppure, dobbiamo constatare che le culture sono “mutevoli e complesse”, sottoposte a continui cambiamenti. Questa tesi è certamente vera, anche se non si deve compiere l’errore di abbandonare del tutto ciò che ha fondato la nostra esistenza per proiettarci nel futuro, come pure non dobbiamo perseguire gli usi distorti della tradizione e dell’identità, affezionandoci ad un passato immodificabile, perché non lo può essere.
Nella relazione e ricomposizione di passato/presente/futuro, credo si possa collocare il libro di Montanile, che approfondisce una attualità legata alla tecnologia con lo sguardo attento alle origini, alle storie di vita personali, narrate con attenta perizia e fluidità.
L’autore è persona curiosa, gioiosa e aperta che gira il mondo. È esperto di intelligenza artificiale, trasformazione digitale e sicurezza informatica. Nato in Irpinia, ha sviluppato un percorso professionale tra Olivetti, Telecom Italia, Elettronica Group e organismi nazionali. Scrittore, docente e divulgatore, è Co-Direttore della collana Cyber di Tab Edizioni.
Nella nota editoriale della Armando Edizioni si sottolinea che Massimo Montanile “attraversa l’Italia del dopoguerra fino al nuovo millennio intrecciando il calore dell’Irpinia contadina con la freddezza luminosa dei laboratori Olivetti, la musica jazz con la militanza politica, la memoria familiare con la rivoluzione digitale”. Il libro racconta come una vita possa essere sospesa tra nostalgia e futuro, tra l’odore della terra e il linguaggio delle macchine, tecnologia e umanità, “mostrando come le radici possano diventare un algoritmo di senso capace di guidare il futuro”. Sostiene l’autore che il suo lavoro è di connettere “tutto ciò che unisce logica e poesia”, con particolare attenzione al rapporto tra memoria del passato e innovazione futura.
Come a dire: è un esperto e studioso di tecnologia umanistica, che affronta l’intelligenza artificiale secondo un approccio etico, lo sguardo “radicato nella dimensione umana” che lo porta a osservare con curiosità la vita che si arricchisce ogni giorno di nuove esperienze tutte da raccontare.
Si tratta di quello che Montanile chiama ecosistema culturale: quello “spazio invisibile in cui idee, esperienze, memorie e relazioni si incontrano e si alimentano reciprocamente, generando nel tempo nuovi percorsi di riflessione e di scrittura”. L’ecosistema prende forma dall’intreccio tra le radici di un territorio, il dialogo tra generazioni, l’educazione alla cittadinanza digitale e la comprensione delle tecnologie emergenti.
Ecco che in questo ambito trova senso il volume: “Radici e Algoritmi”, in cui sud e tecnologia sono dimensioni che si interrogano per costruire connessioni tra saperi e linguaggi, con al centro le persone che si incontrano nel cammino. Anche al tempo di internet e della globalizzazione, per l’autore il mondo non può smarrire le proprie radici, definite “linfa”, nonostante da molte parti si cercano di disconoscere identità e senso di appartenenza.
Nel volume si può individuare da un lato l’anima loci e dall’altro la società del futuro.
Ogni luogo ha un’anima, uno spirito, un’atmosfera che si respira, ma anche tanti colori, suoni, odori, silenzi. L’autore fa percorrere tutte queste sensazioni, il carattere di una terra dove si sviluppano forme materiali o immateriali in quel legame storico-culturale che permette alle comunità di vivere ed al tempo stesso indicare la strada del possibile sviluppo, quello della tecnologia che fa evolvere la nostra conoscenza.
La vera sfida è di trasformare “l’algoritmo in relazione”, attraverso un dialogo continuo per realizzare “la cultura della responsabilità”. L’approdo è a quella fusione di orizzonti (sul modello gadameriano), che significa connettere esperienze diverse e competenze che vanno da quella umanistica a quella scientifica, che oggi richiede una definitiva ricomposizione perché nell’ambito della complessità tutto ciò che è conoscenza serve a ridefinire un nuovo mondo molto più umano.
È da rilevare che, nella sua intera produzione letterario/scientifica, Massimo Montanile articola diversi ambiti di riflessione: la dimensione della memoria e delle radici, centrale nei suoi scritti; la dimensione del dialogo tra generazioni, dove la narrazione diventa strumento educativo e affettivo; la dimensione della cittadinanza digitale, la consapevolezza nell’uso delle tecnologie, la tutela dei dati personali, la libertà e la responsabilità degli individui nella società connessa; la dimensione della comprensione dell’intelligenza artificiale, l’invito a guardare alle nuove tecnologie come sistemi costruiti dall’uomo, ma facenti parte del complesso dialogo tra scienza, tecnologia e cultura umanistica.
Il suo è dunque un percorso che offre una visione d’insieme tra sviluppi rapidi e spesso precari, che richiedono un ancoraggio deciso alle radici del proprio contesto che di continuo volge lo sguardo ad un mondo sconosciuto. Il libro è ben articolato e ricco di spunti autobiografici, ma anche legati alle storie di tante persone, tra cui la sorella Milena, con cui l’autore entra continuamente in significative dinamiche relazionali.
Caro Pasquale,
grazie per questa recensione così profonda e attenta. Hai saputo cogliere con grande lucidità il senso più autentico di Radici e Algoritmi, restituendone una lettura ampia, capace di andare oltre il testo e di collocarlo in un orizzonte culturale più vasto.
Mi ha colpito in particolare il riferimento alla “fusione di orizzonti”: è esattamente lo spazio in cui ho cercato di muovermi. E, in fondo, sento che anche questo nostro incontro si sta configurando così, come una piccola ma significativa fusione di orizzonti che mi sta arricchendo.
Grazie ancora per l’attenzione e per la qualità della tua analisi.
Un caro saluto,
Massimo Montanile
grazie Massimo
Ben formulato. Grazie. Vedo un analogia frappante con il dibatto al Vaticano II concludeva con il tema die legare tradizione con progressiva evolutione (sana traditio – legittima progressio) per la comunità semper riformanda. che si trova nella Costituzione Lumen gentium.
Nella tradizione ortodossa , che una volta vigeva nel meridione, che è riforma sinodale e non dettato da un Leader Supremo con legislazione, questa fusione di orizzonti sembra di essere indicata con l’espressione di tradizione vivente al contrario di tradizione sclerotica. Forse rimane qualcosa di quest’atteggiamento ortodossa incorporata e accessibile nel patrimonio culturale.
Caro Michael, grazie per il contributo