Rofrano, 13 agosto 2026, alle ore 18:30
presentazione del libro di
Nicola Raffaele Coviello:
“Rofrano nel Cilento. Cunti re lu paese”
(Edizioni Arci Postiglione, 2026)
Saluti:
Nicola Cammarano (sindaco Rofrano)
Giulio Domini (assessore Comunità Montana Bussento- Lambro e Mingardo)
Introduce e modera:
Generoso Conforti (editore)
Interventi:
Franco Domini (avvocato)
Pasquale Martucci (sociologo)
Conclusioni:
Nicola R. Coviello (autore)
Letture a cura di:
Clementina Orlando
Paese, persone, aneddoti, tra interazioni che connettono uomo e luogo, e poi ricordi in versi e in dialetto per sentirsi figlio di questa terra.
Questa potrebbe essere una chiave di lettura per parlare del libro di Nicola Raffaele Coviello: “Rofrano nel Cilento”, con un sottotitolo: “Cunti re lu paese” che conduce alla dimensione di una comunità, affidata alla narrazione dal di dentro, ovvero a quella di coloro che magari, come l’autore, sono nati lì, andati via e poi ritornati.
Quando un emigrante ritorna vaga per i luoghi e cerca persone che sono vive nella sua memoria: gli amici, i vicini, le donne ora invecchiate che hanno tenuto coesa la comunità. C’è un bisogno profondo di raccontare e raccontarsi, il ricordarsi di appartenere ad una comunità che vuole sopravvivere nel tempo.
Nell’introduzione, Coviello parla di tre momenti distinti, fondamentali per l’esistenza di una comunità: “creare la vita”; “trasmettere la cultura”; “avere cura della natura”. Se ad essi aggiungiamo la “memoria collettiva”, intesa come storia, cultura, tempo e spazio, nostalgia, identità, alterità, il paese diventa reale e concreto e non lasciato all’oblio.
Maurice Halbwachs (La memoria collettiva, Unicopli, 2014, or. 1950.) sosteneva la ricostruzione del passato, ricondotto entro “quadri sociali”, pensiero collettivo, dove trova legittimazione “una storia vivente”, che si perpetua e si rinnova attraverso il tempo. Intervengono sentimenti e riflessioni di un luogo, quelli che servono a ricostruire il passato, non solo come combinazione di ricordi individuali, ma come strumenti attraverso i quali la memoria collettiva ricompone e proietta nel presente le immagini del passato.
Questo lavoro di ricomposizione è compiuto da Coviello presentando un libro di ricordi per costruire la memoria collettiva come riappropriazione, ridefinizione e risignificazione di un paese. Egli mostra Rofrano per concorrere a rafforzare la coesione e l’identità dei soggetti collettivi che lo hanno storicamente prodotto e fatto vivere.
Quando l’autore incontra e discute con i suoi coetanei, si sente l’espressione: “Ma qui sono andati via tutti?”, ed allora il pensiero non può non considerare il concetto di restanza di Vito Teti, come condizione/destino di un territorio che certamente è legato alla cultura, nel senso di coltura, “abitare, coltivare, prendersi cura, onorare”. Se si ritiene, come fanno tanti, che l’abbandono di un paese possa significare la “percezione del declino”, entriamo nella logica di “una profezia che si autoavvera”, perché “la convinzione di vivere nel vuoto genera altro vuoto”. E se quel vuoto e quelle solitudini sono popolati di storie, come quelle di questo volume, la restanza potrebbe essere intesa come produttrice di “nuove forme culturali e sociali” (Vito Teti, intervento al Festival Little Lucy, in “La Repubblica” del 14.06.2026).
Sono quattro le direttrici del libro che conducono questa comunità a definirsi entro una specifica identità.
1) Il triangolo degli affetti (genitori e moglie) cui sono dedicati alcuni versi di profondo significato: a) la madre che parla con sguardi e silenzi; b) il padre che non pretende nulla dai figli; c) la moglie con cui ha condiviso complicità, rispetto e amore.
2) I racconti e i personaggi tratti soprattutto dalla voce del padre e ripresi in dialetto, che riguardano la vita quotidiana semplice e felice: elezioni, corrente elettrica, lavoro, momenti di vita contadina, il ruolo della donna, situazioni comiche e aspetti picareschi. Poi ci sono tanti personaggi che rappresentano il paese e ne costituiscono la specificità: la prosperosa Mena; zia Mmela, una madre tra le tante che soffriva per i figli e pregava; il disincantato ziu Cenzo; Maurizio e le novità; Cumma Anna e la lettura; zia Trisina e l’arte del far nascere i bambini; zia Tresa, la diffidente; Cinzino e la bella vita; Orsolina, buona, dolce e silenziosa; il pastore Giuanni; Peppo il cantastorie; i personaggi dell’infanzia Piripicchio e Fonzo; Cumpa Vicienzo e le privazioni; zio Salvatore, tra i tanti dispersi; Catarina e le primizie della terra. Tutto ciò riporta ad un antico detto: “a li tiempi mei”, quelli certamente del rimpianto per la gioventù perduta e senza pensieri, in cui si ascoltavano storie per divertirsi e per trarne insegnamenti.
3) Rofrano (contesto), il paese natale e il desiderio di tornare a viverlo. C’è poi Cono, il luogo dei ricordi a Santu Menale, dove una voce parla “come una poesia”. Infine, un altro importante riscontro comunitario, affidato alla religione: la Madonna di Grottaferrata.
4) Desiderio e Inganno, che passano per l’invidia, l’inciucio, il pudore femminile, la politica e le promesse, l’emigrazione, la salute.
Coviello ha scritto un libro di cunti in versi dialettali, con interessanti puntualizzazioni e spiegazioni, per immergersi in Rofrano, il luogo delle sue origini, che ora diventa anche nostro perché è narrato dalla memoria dell’autore che ne rileva le dinamiche comunitarie.
Concludo ricordando che la cultura di un luogo è legata ad un bene collettivo da proteggere e valorizzare: quando ci si immerge in un racconto si realizza la capacità trasformativa delle storie e un rispecchiamento in esse, attraverso l’identificazione con i protagonisti o con l’ambiente. Byung-Chul Han, nel volume: “La crisi della narrazione” (Einaudi Stile Libero, 2024, or. 2023), ha sostenuto che il ricordo non è meccanica ripetizione del vissuto ma una ri-narrazione. L’insieme delle storie sono una bussola che contribuisce quotidianamente a costruire la nostra identità attraverso il mantenimento del “fuoco” attorno al quale gli esseri umani si raccoglievano per appartenere a quella comunità.
La narrazione permette di elaborare e comunicare incontrando gli altri, ricordando, immaginando per dare “senso agli eventi, alle azioni, alle relazioni”, costruendo legami e condivisioni, perché i ricordi sono vita vissuta e le storie sono affidate al saggio che racconta e così indica forme di comportamento e stili di vita identitari.
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