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Viviamo in un mondo digitale che offre grandi opportunità per la continua trasmissione di informazioni, che purtroppo non sempre riusciamo a discernere tra vere e false.

L’opinione più diffusa è che gli individui siano soggetti condizionati in maniera più o meno consapevole dai mezzi di comunicazione sempre più pervasivi, che inviano messaggi e determinano le forme di consumo, ma anche i comportamenti, gli stili di vita, le idee politiche.

La questione principale riguarda dunque la consapevolezza di ciò che si acquisisce.

Il punto di partenza è che nell’era globale sembra che il concetto di fake stia diventando neanche troppo importante: pur sapendo che si vive in un mondo artefatto, non si ricerca l’autenticità ma qualcosa che ci faccia vivere in maniera rassicurante. Ed allora, si accetta tutto ciò che è alla nostra portata, senza affrontare le difficoltà e il sacrificio per affermare un pensiero critico, una nuova coscienza civile e democratica, ovvero tutto ciò che comporta la messa in discussione di una esistenza umana già definita.

Senza esprimere frettolosi giudizi sulla gravità dell’uso dei media, Alice Avallone, esperta di etnografia digitale, crede che per conoscere questo fenomeno sia opportuno osservare i processi in tempo reale, dentro i luoghi digitali.

È autrice di un recente volume: “Futuri Imperfetti. Raccontare il futuro con le storie” (Cesati Editore, 2025), in cui sostiene che “siamo nel registro della complicità”: si tratta della fake consciousness, che presuppone il sapere della differenza e riconoscere tra vero e falso, eppure “siamo disposti ad appassionarci ai falsi di proposito”. I modelli ci conducono alla ricerca di un “futuro preferibile”, che promuova il benessere, la sostenibilità, l’uguaglianza e la giustizia. Occorre però immergersi in un processo dettagliato e meticoloso per costruire mondi immaginari, che certamente permettono di evadere e trovare un senso di benessere.

Il termine “fake” indica qualcosa di falso, non autentico: nel digitale si utilizza per “notizie false”, “identità false”. L’etimologia rimanda a “fecan”, che significa ingannare, truffare.

Per i giovani “fake” si riferisce ad una persona diversa da ciò che appare (ovvero il falso comunemente inteso), mentre nella storia il concetto era legato in origine alla capacità di contraffare, falsificare, e riguardava opere d’arte, beni di valore, oggetti.

Ad ogni modo, comprendere il significato di “fake” non è semplice, perché occorrerebbe cogliere la complessità e le sfumature di un mondo interconnesso e digitale, che fa leva su meccanismi psicologici ed emotivi per amplificare il proprio impatto. Con l’avvento dei social media, infatti, la diffusione delle “fake news” è diventata rapidissima e capace di influenzare profondamente politica, economia e società.

Non si tratta di un fenomeno nuovo, perché il ricorso alle notizie false ha radici antiche: basti pensare alla propaganda politica e ai falsi documenti diffusi per screditare gli avversari.

Certo, oggi le notizie false circolano rapidamente, raggiungendo milioni di persone in pochi minuti, anche per la presenza di algoritmi che regolano la visibilità dei contenuti spingendo verso la viralità dei messaggi che fanno leva su paura, indignazione o stupore.

Ciò permette alle persone di confermare le loro opinioni pregresse, rafforzando convinzioni già consolidate, e rifiutare ciò che le mette in discussione; c’è poi da aggiungere la ripetizione continua di una stessa informazione, che in tal modo comincia ad essere percepita come verosimile. Si limita, in ultima analisi la possibilità di avere visioni differenti.

Già in Marx era presente il tema della “falsa coscienza”, anche se il termine non era da lui utilizzato in modo esplicito: essa riguardava la non percezione dello sfruttamento delle classi subordinate, ovvero si accettavano le idee della cultura dominante, che diventavano norme condivise, intendendo la disuguaglianza come condizione naturale. Come a dire, che erano le condizioni sociali a determinare l’accettazione di una dimensione “falsa” nella stessa vita delle persone.

Questo esempio è emblematico su come incide la “coscienza dell’ordinario”: la persuasione diffonde convinzioni che sono frutto della nostra condizione costruita nella vita di tutti i giorni. Facciamo l’esempio del razzismo, quella convinzione radicata in una società volta alla conservazione dell’ordine preesistente, un certo tipo di cultura fondata sul potere e dominio che si riproduce attraverso innumerevoli strategie, pratiche e conseguenze indesiderate.

In tale contesto, diventa facile affermare e trasmettere determinati presupposti e idee.

Oggi, la promozione di una diversa modalità di guardare il mondo si afferma attraverso una cultura del consumo che soppianta quella delle relazioni e dei valori. Si sviluppa il confronto tra la vita reale e quella idealizzata, in cui le persone sentono che la loro vita quotidiana non raggiunge i livelli ideali rappresentati dai media e dai social media, che tuttavia, considerando un approccio critico, conducono alla diffusione della banalità.

La falsa coscienza si afferma:

1) quando si pone l’attenzione alle apparenze materiali e alla fama effimera;

2) quando c’è il predominio della cultura che incoraggia le persone ad acquistare beni e servizi di cui non hanno bisogno;

3) quando si diffondono disinformazione e notizie false tramite i social media, non facendo sviluppare il pensiero critico;

4) quando i contenuti sono appiattiti e si rivolgono ad un intrattenimento semplice e facile, che riduce il livello generale di cultura e conoscenza.

Jean Baudrillard affermava l’esistenza di simulacri, che conferiscono importanza alla rappresentazione di cui oggi le tecnologie, basate sulla costruzione di immagini, sono la massima espressione. Ad ogni modo, questa asserzione si basava sulla indistinguibilità tra vero e falso; invece, ora si parla di essere consapevoli di queste differenze: se i giovani sono cresciuti nel digitale e in un mondo filtrato in cui non si distingue il vero dal falso, anche i meno giovani sembrano trovare una sorta di comfort zone rispetto ai problemi complessi del reale.

Pur nella consapevolezza di un mondo “costruito, filtrato, curato”, continuiamo a percepire una realtà che non è realtà e la consumiamo senza porci domande: si finisce non tanto nel credere alle bugie, quanto piuttosto nel rifiutare una realtà che comporta rischi.

La vita fake, d’altro canto, fa perdere il contatto con il reale/vero, considerato insufficiente ed inadeguato, ed impoverisce “la nostra stessa immaginazione”. Se il fake diventa attraente e confortevole, anche perché basato su una acquisizione molto immediata e senza eccessivi sforzi, condividendo con gli altri uno stesso linguaggio impoverito, l’autentico è soppiantato da un consumo di immagini e storie e perfino oggetti che fanno affermare una differente identità, rispetto a quella determinata dallo sviluppo delle antiche pratiche esistenziali.

Vanni Codeluppi nel libro: “Pop culture. Da Disney a Squid Game” (Carocci, 2025), presentando personaggi e fenomeni massmediatici, analizza come la cultura di massa costruisce identità individuali, produce nuovi desideri e consumi, attraverso un immaginario collettivo condiviso. Per il sociologo, la pop culture detta mode e tendenze, influenzando pratiche quotidiane e contribuendo a definire valori e comportamenti. Sostiene che erroneamente crediamo di poter essere ancora soggetti pensanti e desideranti: al contrario, il desiderio della merce “ci desidera … o meglio, desidera il nostro desiderio. Noi quindi la vogliamo perché sentiamo che lei è attratta da noi. È il meccanismo della seduzione”.

Il modello della cultura pop è amplificato dai social, affascinanti oggetti di seduzione che ci coinvolgono e ci fanno entrare facilmente al loro interno; si presenta agli occhi dei consumatori tramite un volto umano, generoso e soprattutto corretto sul piano morale.

Oggi, tuttavia, è in crisi la capacità dell’occhio umano di vedere la realtà e soprattutto di comprenderla: c’è una difficoltà d’interpretare il mondo e plasmarlo secondo la propria volontà. Si sono affermati processi che hanno comportato effetti di “omogeneizzazione e standardizzazione, molto discutibili sul piano morale” (Roberto Rosano, Intervista a Vanni Codeluppi, Micromega, 27 novembre 2025).

La disinformazione/fake non nasce dal nulla: nasce nei vuoti di fiducia, si nutre di paure, si amplifica nei gruppi dove le persone cercano conferme e appartenenza. Le dinamiche digitali che stanno influenzando profondamente le nostre vite sono “una sorta di pressione da performance relazionale”. Il modo in cui ci mostriamo agli altri non è più limitato a incontri dal vivo: ogni azione, anche emotiva, è potenzialmente visibile, condivisibile, valutabile. Questo crea la pressione di dover essere sempre reattivi, sempre presenti, sempre connessi non solo tecnicamente, ma anche affettivamente, con conseguenze enormi.

Per Avallone, le relazioni diventano più fragili, più condizionate, più transazionali. È una dinamica profondamente trasformativa, sia a livello individuale che collettivo. Per potersi approcciare alla tecnologia, serve un cambio di prospettiva: “smettere di vedere la tecnologia come un’estensione neutra del nostro corpo o come un mostro da temere, e iniziare a considerarla per quello che è: una relazione”. E come ogni relazione, anche quella con la tecnologia può essere sana o tossica, profonda o superficiale, rigenerativa o logorante.

In una intervista (Ascoltare il digitale: la ricerca umanistica di Alice Avallone tra small data, emozioni e futuri possibili, https://romefutureweek.it/alice-avallone-etnografia-digitale-small-data/, Rome Future Week, SCAI Comunicazione S.r.l., 11 agosto 2025), afferma che quando conduce ricerche etnografiche online, l’obiettivo non è di “correggere” o “smontare” l’opinione altrui, ma di capire in che contesto prende forma. È un lavoro che richiede ascolto profondo, sospensione del giudizio, e capacità di entrare nel linguaggio dell’altro. Per trovare una forma di efficacia, sono necessari i dati qualitativi “più densi, più situati, più umani”, perché nell’era dell’abbondanza informativa, “la differenza non sta nell’avere accesso ai dati, ma nel saperli leggere con intelligenza critica e creativa”.

Occorre un approccio complesso che passa attraverso: l’educazione ai media, una informazione critica, una attività di verifica delle notizie, la realizzazione di leggi e regolamenti finalizzati a responsabilizzare le piattaforme digitali per contrastare la disinformazione e tutelare la libertà di espressione, infine, la collaborazione tra istituzioni, piattaforme, cittadini, per limitare le fake e promuovere fonti informative affidabili.

Le soluzioni sono volte alla realizzazione di interventi a livello individuale:

1) imparare ad ascoltarsi di più;

2) non verificare il tempo in cui stiamo online, ma come ci sentiamo dopo;

3) quali emozioni ci lascia, quali relazioni ci nutrono e quali ci svuotano.

A livello collettivo, invece, serve “un’educazione affettiva al digitale”, per ricreare spazi dove parlare di tecnologia non solo in termini di sicurezza informatica o regolamentazione, ma in termini di vissuto, di corpo, di desiderio.

Si deve portare la riflessione sul digitale dentro le scuole, le comunità, le aziende, ma con “un linguaggio accessibile, concreto, empatico”. È un tema da non lasciare solo agli esperti, ma da affrontare con “uno sguardo umanistico che aiuti a vivere meglio” (Ascoltare il digitale: la ricerca umanistica di Alice Avallone …).

La falsa consapevolezza rappresenta una seria minaccia per la società, per cui dobbiamo tutti impegnarci a sviluppare un pensiero critico, verificare le informazioni e prendere le distanze da convinzioni infondate. La conclusione è di progettare interventi culturali, educativi, sociali che partono dalla realtà vissuta delle persone, per scoprire come si instaurano i legami emotivi, i bisogni relazionali, identitari, intimi, amicali, perché nella rete cresce la voglia di appartenenza, di spazi dove essere “tra pari”, con codici condivisi e una cultura propria.

One Response to “La consapevolezza delle fake news”

  1. Luigi Leuzzi

    Una realta’ virtuale come quella delle fake-news si cosituisce come un dispositivo nell’accezione di Foucalt ed Agamben che desoggettivizza il fruitore dei social net work.
    La presa di coscienza individuale e collettiva costituisce un rimedio socio-culturale che andrebbe supportata dai policy-makers e dagli accademici anch’essi attratti purtroppo da sirene e circi narcisistiche.In fondo essere coscienti dei propri limiti riconduce ad una dimensione comunitaria che il piu’ delle volte risulta essere scomoda e limitante.
    Complimenti per l’analisi puntuale ed attuale in tema di etnografia digitale del caro Pasquale Martucci.

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Riti&tradizioni – Sant’Antonio Abate

La festa del fuoco   “Il rumore serve a spaventare e allontanare le potenze maligne, il fuoco a illuminare il […]

Gennaio 7th, 2020

Riti&tradizioni – La festa del maiale

Il destino del porco di Pasquale Martucci   A gennaio, quando è ormai ben grasso, l’animale è prelevato con l’inganno […]

Dicembre 24th, 2019

Un anno da non dimenticare

http://www.ricocrea.it di Pasquale Martucci Un anno da non dimenticare e l’auspicio di un Buon 2020   Un anno fa, nel […]

Dicembre 18th, 2019

Storia&tradizioni – I rituali natalizi del Cilento

Antonio Di Rienzo, ricercatore di cultura storica e tradizione popolare cilentana, alla fine del 1987, su “Il Mezzogiorno Culturale” (A. […]

Dicembre 15th, 2019

Pagine di storia – Salerno longobarda

Salerno longobarda di Pasquale Martucci   Nell’anno 849, millecentosettanta anni fa, Salerno divenne uno dei due principati longobardi del sud; […]

Dicembre 10th, 2019

Pagine di storia – Il castello di Rocca

Il castello di Rocca   Le prime notizie su Rocca Cilento (da rocca, roccia, fortezza su un monte; XI secolo: […]

Dicembre 7th, 2019

Storia&tradizioni – La festa dell’Immacolata

La festa dell’Immacolata Le regioni italiane si preparano al Natale con tradizioni sacre, festeggiamenti antichi e piatti tipici di Nisia […]

Dicembre 2nd, 2019

La partecipazione e l’agorà

Un popolo di persone normali e di tutte le età, accomunati dalla lotta ai populismi, sfidano con partecipazione civile e […]

Novembre 23rd, 2019

Le vie di fuga dalle chiusure identitarie

Le vie di fuga dalle chiusure identitarie di Pasquale Martucci   “Siamo pieni di vie di uscita. Forse sono proprio […]

Novembre 18th, 2019

Storia&tradizioni – L’olio d’oliva

L’OLIO D’OLIVA: UNA COSTANTE NEI SECOLI La molitura delle olive tra significati e tradizioni del presente e del passato di […]

Novembre 16th, 2019

Memorie dal territorio – Dopo la ruralità

La quietanza meridionale. I paesi dell’osso dopo la ruralità

Novembre 11th, 2019

Storia&tradizioni – San Martino

“A San Martino se fano i zeppule e se prova u’ vino” Tradizioni culinarie cilentane nell’estate di San Martino   […]

Novembre 10th, 2019

Muri da abbattere

Trent’anni fa veniva abbattuto il Muro di Berlino, anche se ancora oggi sono tanti i muri simbolici e fisici che […]

Ottobre 31st, 2019

Natuzza Evolo / tra vita e aldilà

Dieci anni fa si spegneva Natuzza Evolo, una donna che ha rappresentato, nella cultura popolare religiosa, un forte legame tra […]

Ottobre 28th, 2019

Territorio&Cultura – la poesia

Concorsi di poesia di Gaeta (LT) e di Auletta (SA)

Ottobre 20th, 2019

Memorie dal territorio – Fiore!

Ricevo e pubblico due brani di Antonio Pellegrino. Nella foto c’è Gerry il pastore, chiamato anche Fiore.   Fiore! Sempi […]

Ottobre 7th, 2019

Memorie dal territorio – E’ cangiata l’aria

Con questo intervento, una riflessione sul cambiamento dei tempi, inizia la collaborazione di Antonio Pellegrino (laurea in Sociologia), attuale Presidente […]

Ottobre 6th, 2019

Idee & parole – Ernesto de Martino

Il mondo magico di Ernesto de Martino di Pasquale Martucci “Presenza, esserci nel mondo, esserci nella storia sono espressioni equivalenti […]

Settembre 25th, 2019

Idee & parole – I saperi di Dionigi

Nella criticità della vita di oggi, occorre che l’individuo ripensi un “nuovo umanesimo” che tenga conto della storia e della […]

Settembre 20th, 2019

Storia&tradizioni – Il giorno delle antiche nozze

Ricevo e pubblico l’articolo di Nisia Orsola La Greca Romano sul rito nuziale   Da sempre le nozze rappresentano un […]

Settembre 15th, 2019

Idee & parole – Socrate

Nella nostra società si avverte il bisogno di tornare a valorizzare le molteplici forme del dialogo, così come indicato da […]

Agosto 25th, 2019

Le storie – Jerry Essan Masslo

A trent’anni dall’omicidio di JERRY MASSLO ancora non abbiamo compreso che … “Ciascuno di noi è straniero di un altro” […]

Agosto 15th, 2019

Idee & parole – Giovambattista Vico

Vatolla, Vico e la cipolla di Pasquale Martucci Vatolla è situata su una collinetta che domina il paesaggio sottostante e […]

Agosto 8th, 2019

Idee & parole – Fabrizio De André

“Per quanto voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”   L’espressione è tratta da: “Storia di un impiegato”, un […]

Agosto 4th, 2019

Bibbiano, dove sta il bene dei bimbi

LETTERA APERTA DEGLI OPERATORI DELL’INFANZIA È stata scritta una lettera/appello da Mauro Mariotti e Paolo Siani. Aderisco pubblicando il documento, […]

Luglio 31st, 2019

Storia e tradizione culinaria – La festa del Santo Patrono

Ricevo e pubblico il lavoro di Nisia Orsola La Greca Romano, sulla festa del Santo Patrono nella tradizione culinaria del […]

Luglio 31st, 2019

Storia e tradizione culinaria – La cucina dei marinai

Ricevo e pubblico il lavoro di Nisia Orsola La Greca Romano, sulla tradizione culinaria dei marinai   AVE MARIS STELLA […]

Luglio 30th, 2019

Vallo della Lucania – Il rito di San Pantaleo

Il rito di San Pantaleo di Pasquale Martucci   San Pantaleone è festeggiato almeno in due grossi centri del territorio […]

Luglio 24th, 2019

Idee & parole – Antonio Gramsci

Il concetto di egemonia culturale e la questione meridionale di Pasquale Martucci   Cent’anni fa, il 1 maggio 1919, iniziò […]

Luglio 14th, 2019

Cosmo Guazzo: una vita al servizio del territorio

Presso la Pro-Loco di San Martino Cilento, sabato 13 luglio 2019, per riflettere sui lavori di Cosmo Guazzo si è […]

Giugno 26th, 2019

Epistemologia della soggettivazione

Il soggetto/attore, i diritti universali e la società ipermoderna nel pensiero di Alain Touraine di Pasquale Martucci   Assistere ad […]

Giugno 9th, 2019

Un antico rituale: la festa del pane

La festa del pane di Pasquale Martucci     La panificazione è stato sempre un momento molto importante nella tradizione […]

Maggio 19th, 2019

Contro l’indifferenza, per la conoscenza

Intolleranza, divieti, tentativi di limitazione delle libere espressioni di idee: una sorta di società ad una dimensione, quella prevalente. Tutto […]

Maggio 17th, 2019

In memoria di Domenico Chieffallo

Per ricordare lo storico e meridionalista cilentano, produciamo alcune considerazioni e un articolo del 1995 di Domenico Chieffallo.   Note […]

Maggio 5th, 2019

Grave perdita per la cultura cilentana

Riceviamo e pubblichiamo un commento / ricordo sulla scomparsa dell’amico Amedeo La Greca, da parte del prof. Emilio La Greca […]

Maggio 5th, 2019

Riti e tradizione non solo culinaria del Cilento

Ho con  grande interesse letto gli scritti di NISIA ORSOLA LA GRECA ROMANO sulla tradizione culinaria del Cilento, e non […]

Maggio 5th, 2019

Comunità e cultura popolare, linguaggio, cilentanità

Dopo aver realizzato molti studi sul territorio, a partire da questo intervento analizzo gli elementi che ne costituiscono i tratti […]

Aprile 15th, 2019

Simboli e Rituali – Il Cilento Antico e “Il canto dei cumpràti”

Il Cilento Antico e “Il canto dei cumpràti” di Pasquale Martucci   I rituali rappresentano “una connessione tra passato, presente […]

Marzo 11th, 2019

DINO BETTI

Un uomo che ha attraversato, vissuto e trasmesso il suo tempo di Anna Avagliano e Pasquale Martucci   Dino Betti […]

Febbraio 21st, 2019

Verso un modello postindustriale. La proposta del sociologo Domenico De Masi.

I limiti delle società attuali e le possibilità del “migliore dei mondi esistiti finora”. Occorrerebbe costruire un modello ideale di […]

Febbraio 13th, 2019

Ricerca Bibliografica sul Cilento

Progetto: “BENI CULTURALI CNR” Anni 1998-2000 C.P.S. Ricerche S.r.l. / Università di NAPOLI – Facoltà di Sociologia   Tra il […]

Febbraio 7th, 2019

LA SCELTA DI RICOCREA

LA SCELTA DI RICOCREA Ricerca, costruzione, creazione, queste sono le parole chiave del sito che ho da qualche mese realizzato: […]

Febbraio 1st, 2019

Matera Capitale Europea della Cultura 2019. La visione del sociologo Aldo Musacchio

La visione di Aldo Musacchio: i fondamenti di una cultura per lo sviluppo del territorio di Pasquale Martucci   Per […]

Dicembre 25th, 2018

Festa al Castello: cultura e memoria – dicembre 2018

TEGGIANO Festa al Castello: cultura e memoria di Pasquale Martucci   La Corte in Festa – Natale al Castello, Teggiano […]

Settembre 1st, 2026

La perdita del capitale umano

Il capitale umano costituisce l’insieme di conoscenze, competenze, abilità e attitudini degli individui, che rappresentano un “valore” sociale. L’etimologia del termine […]

Agosto 12th, 2026

Roccadaspide: “Casa Museo Arte Scienza”

  “L’arte non è espressione del mondo esteriore, ma solo estrinsecazione di quello intimo” (Rosa Spinillo). Partendo da questo assunto, la […]

Agosto 11th, 2026

Rofrano: memorie di un paese

Rofrano, 13 agosto 2026, alle ore 18:30 presentazione del libro di   Nicola Raffaele Coviello: “Rofrano nel Cilento. Cunti re […]

Agosto 10th, 2026

Ricerche sul Patrimonio Culturale

“C’è bisogno che ogni comunità abbia una testimonianza, una voce da trasmettere, per riscattare l’uomo dall’oblio”. (Ernesto de Martino)   A […]

Agosto 6th, 2026

A Licusati, dibattito sul Patrimonio Culturale

Sabato 8 agosto 2026 alle ore 19:00 a Licusati   L’Associazione Culturale “Progetto Centola” e il Gruppo “Mingardo Lambro Cultura” […]

Luglio 27th, 2026

La consapevolezza delle fake news

Viviamo in un mondo digitale che offre grandi opportunità per la continua trasmissione di informazioni, che purtroppo non sempre riusciamo […]

Luglio 23rd, 2026

Sulla cultura della tipicità

Un commento della prof.ssa Milena Montanile all’articolo del 13 luglio 2026.   Martucci e la cultura della “tipicità” Suggestiva  la […]