Di fronte ai rapidi cambiamenti intervenuti, l’uomo attuale si trova spesso disorientato: prova la paura di non essere all’altezza di un ruolo che è stato a lungo tracciato dalle regole comportamentali e dalle dinamiche culturali delle società.
L’assunto è che la nostra cultura è ancora in gran parte caratterizzata da maschilismo, che affonda le sue radici nel patriarcato, quel potere posseduto dagli uomini che relega le donne in posizione subordinata e che implica alcuni stereotipi di genere, riguardanti principalmente le aspettative rigide sui comportamenti maschili e femminili all’interno di un contesto socio-culturale.
Si è sempre ritenuto che i ruoli maschili fossero legati a forza fisica e indipendenza, capacità di non mostrare le emozioni, successo professionale e finanziario, aggressività e competitività, virilità, disinteresse per la cura domestica. E pare che, nonostante le evoluzioni sociali, i retaggi delle culture tradizionali perpetrano ancora alcuni comportamenti e modi di essere.
Oggi, molte ricerche si occupano della percezione degli uomini rispetto alle relazioni con l’altro sesso interessando in primis il rapporto con se stessi, con il loro corpo, con le emozioni, con le funzioni sociali e le relazioni sessuali.
Una indagine Eurispes 2025 (https://eurispes.eu/ricerca-rapporto/dimensione-uomo-uomini-sempre-piu-fragili-e-spaesati indagine-eurispes/), cerca di fare chiarezza su alcune questioni, soprattutto perché da un lato gli uomini mantengono i tratti tradizionali e dall’altro si adattano alle evoluzioni sociali. L’indagine, realizzata con la collaborazione dell’Associazione Filocolo, ha raccolto le indicazioni di un campione di oltre mille uomini e ha preso in esame diversi aspetti individuali e sociali per esplorare come l’immaginario collettivo abbia influenzato la percezione del sé degli uomini italiani.
La ricerca ha indagato alcune aree tematiche su cui vale la pena riflettere.
Aspetto fisico
La cura estetica è considerata importante dai 2/3 degli italiani, anche perché si tratta di fattore determinante (la prestanza fisica) per attrarre un/una partner. Comunque un punteggio elevato considera che la seduzione è determinata dalla personalità (64%).
Un’ampia maggioranza 79% non cambierebbe in modo significativo il proprio corpo, analogamente oltre il 60% non vorrebbe essere più muscoloso e non prova frustrazione per la mancanza del peso ideale. Eppure almeno il 50% degli altri giudicano negativamente il loro aspetto esteriore ed invitano a prendersi maggiore cura dell’aspetto fisico.
Sull’importanza dell’elemento fisico è elevata la percezione di coloro che si sentono a disagio nelle relazioni sociali e lavorative in caso di assenza di “avvenenza”: il 63% ritiene che le donne guardano al successo professionale/economico (63%), il 66% all’aspetto fisico. Per migliorare questa condizione, molti pensano di utilizzare rimedi per una forma fisica ideale, come curare il viso con prodotti specifici, ricorrere alla depilazione, colorare i capelli e sottoporsi a lampade abbronzanti sono i rimedi più utilizzati.
Identità sessuale
Gli uomini sono sicuri della propria identità sessuale (86% degli intervistati), del loro corpo durante l’intimità e della vita sessuale (rispettivamente il 71% e il 61%).
Il rispetto dei ruoli tradizionali è elevata: il 70% si sente a proprio agio nell’assumere ruoli legati alla protezione e al dare sostegno.
I modelli identitari sono stati acquisiti attraverso gli uomini della famiglia (64%), mentre un impatto meno significativo è quello di amici e coetanei, oltre il 50%. La formazione dell’identità maschile è al contrario meno veicolata dai media (31%), anche se considerando l’età (18-24 anni) diventa significativa per il 50% dei maschi.
Entrando nelle dinamiche del rapporto con gli altri, la maggioranza si sente in competizione con gli altri maschi ed affida (72%) agli amici le confidenze sulle delusioni e difficoltà incontrate, sentendo soprattutto da parte di uomini un supporto emotivo.
Un dato importante è quello di sentirsi a proprio agio da single che in coppia (54%), anche se quasi il 75% degli uomini vuole stare in coppia e avere figli 67%. Uno su quattro ritiene quasi naturale essere poligamo, ma non potrebbe mai perdonare un tradimento.
Nell’ambito di identità e vita di coppia, l’aspetto esteriore viene percepito come un fattore rilevante per il 60%; per il 57% è importante aver avuto un numero elevato di partner sessuali.
Nella relazione con la/il partner, il 33% degli individui incontra difficoltà a esprimere le proprie emozioni e questo è più vero per i giovanissimi tra i 18 e i 24 anni di età (44% dei casi).
Aggressività
Il 50% degli uomini dichiara di non aver mai provato timore rispetto alla propria aggressività; mentre una quota considerevole, pari al 35%, riferisce di averne avuto paura almeno una volta o qualche volta, segnando una certa consapevolezza dell’impatto del proprio comportamento. Questi dati si inseriscono in un quadro teorico più ampio, che considera la mascolinità come una costruzione sociale in costante evoluzione. In questo senso, il riconoscimento della paura della propria aggressività da parte di alcuni uomini potrebbe indicare un cambiamento nelle norme tradizionali di genere, favorendo una maggiore riflessività e apertura verso il riconoscimento della necessità di una gestione consapevole delle emozioni.
I dati raccolti evidenziano una percezione ambivalente riguardo all’influenza della pornografia sulla costruzione degli standard sessuali maschili: una parte consistente riconosce il ruolo significativo di questi contenuti nel modellare aspettative sulla sessualità maschile (52%); una quota non trascurabile minimizza tale impatto (48%). La maggioranza degli uomini (67%) dichiara di non aver mai utilizzato le piattaforme online per incontri, mentre risulta un canale molto diffuso tra i giovani: le utilizza il 52% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni.
Donne, diritti e relazioni
Sulle questioni legate ai diritti delle donne, oltre il 50% è favorevole e sorprendentemente i più giovani (18-24 anni) sono meno inclini a condividere la causa del movimenti femminista (60%). Il dato contraddittorio è che la maggioranza del campione è in disaccordo con l’affermazione che la società presti più attenzione alla tutela dei diritti delle donne piuttosto che a quella dei diritti degli uomini (56%).
Un tema particolarmente sentito è la percezione che si parli troppo poco della violenza femminile sugli uomini: il 48% degli uomini concorda con questa affermazione; tuttavia, poco più della metà del campione (52%) non percepisce questo come un problema centrale.
All’interno del proprio gruppo sociale, molti uomini (67%) si sentono liberi di esprimere idee che sfidano gli stereotipi maschili, anche se la maggior parte (53%) prova disagio nel sentire gli altri esprimere commenti sessisti o misogini.
I dati evidenziano che una parte degli uomini ha sperimentato esperienze di apprezzamenti indesiderati e stalking, sebbene con frequenze variabili. Per quanto riguarda gli apprezzamenti pesanti ricevuti da una donna, il 55,3% degli uomini dichiara di non averne mai ricevuti, così come per il fenomeno dello stalking il 77% degli uomini dichiara di non aver mai subìto.
Una parte significativa degli uomini (50%) ritiene che la società moderna riconosca la giusta importanza al ruolo del padre rispetto al ruolo della madre, una porzione altrettanto consistente (49,8%) percepisce una disparità rispetto alla figura materna. A ciò si aggiunga che oltre la metà del campione (57%) indica una carenza di misure adeguate per favorire il coinvolgimento paterno nella vita dei figli. L’idea che, in caso di separazione o divorzio, sia l’uomo a pagare il prezzo più alto secondo le leggi vigenti è condivisa dal 61% degli uomini.
Colpisce il dato secondo cui il 70% degli uomini intervistati ritiene che l’interruzione volontaria di gravidanza non sia una questione che riguarda esclusivamente la donna e il suo corpo.
Conclusioni
In conclusione si può rilevare che ci troviamo di fronte ad una società che cerca di ridefinire ruoli e comportamenti, in considerazione del progresso sociale che ha modificato molte condizioni di stare oggi nel mondo. In questo quadro, pare di poter affermare alcune contraddizioni che caratterizzano l’uomo nelle attuali dinamiche sociali: se un numero consistente di uomini (68%) è disposto a ridefinire i ruoli di genere, il 64% ritiene che gli stereotipi di genere siano ancora diffusi. Un altro elemento su cui riflettere è che il 65% del campione dell’indagine si sente condizionato dalle aspettative sociali legate alla mascolinità e di fronte ai cambiamente si sente disorientato e confuso (47%) rispetto al proprio ruolo. Dunque, un senso di spaesamento che sembra voler da un lato affermare ciò che la cultura ha delineato e dall’altro aprirsi al nuovo.
Una considerazione va fatta sul ruolo di quei giovani che occupano la fascia d’età tra i 18 e i 24 anni. Ebbene, anche se influenzati dai media e dalle dinamiche di una società in trasformazione, in alcuni casi sembrano ancora più radicali nel difendere i ruoli che la cultura ha loro assegnato, ricorrendo a forme di aggressività e di violenza rispetto all’altro sesso.
Molto ancora si deve fare per modificare una cultura tradizionale che si trasforma e produce da un lato fragilità e dall’altro un ripiegamento verso metodi aggressivi. Del resto, gli esempi che sono sotto i nostri sguardi non aiutano ad affermare una società di diritti, libertà e democrazia, un modello che pensavano fosse ormai consolidato .
Ricevo dal prof. Vittorio Ricci il seguente commento:
Buongiorno, per quel che mi riguarda ho una visione diversa da quella prospettata.
Non la nego anzi sono consapevole che è come scritto.
Sono certo che la mia tesi riguarda il modo di crescere che ho avuto, in una famiglia ove i ruoli erano bilanciati tra i miei genitori, mia madre era la primaria figura, indipendente economicamente, aperta alla vita sociale, con diverse occasioni di svago, sia con Canasta a rotazione tra le varie amiche dei 2 o 3 tavolini che si avevano ogni settimana, e il suo insegnamento a noi maschi di non infastidire le donne e rispettarle. Mio padre, impegnato con il suo lavoro, la sera aveva sempre il tempo da dedicare a noi figli.
Ma è giusto insistere su questo argomento, dove le differenze si scontrano.
Saluti.
vittorioricci1948@gmail.com
Credo sia molto difficile definire il profilo di uomo in una società come quella occidentale, se l’analisi dei dati che ho letto aveva questa intenzione. Nelle diverse forme di società attuali è sempre più grande l’incertezza di un analisi esaustiva alla ricerca di una frame dove inserire chi è l’uomo del terzo millénnio. L’ accelerazione del tempo, conseguente a forme di comunicazione, e come giustamente affermi, in una società in continua evoluzione rendono difficile l’analisi. La difficoltà a raggiungere una sorta di definizione esaustiva, attraverso la conoscenza di dati statistici, fino ad un “ritratto” dell’uomo nella società moderna occidentale, credo sia diagnosticamente impossibile da forme mutevoli di vari modelli d’uomo che cambiano secondo l’incipit incessante di sollecitazioni esterne dettate dai social media in diverse latitudini. In particolare faccio riferimento a differenze che esistono nei vari modelli di società, caratterizzate da matrici culturali diverse, che diversificano i sentimenti basilari dell’uomo. Stanno cambiando gli stessi sentimenti dell’uomo, quelli che spaziano dall’amore, alla gelosia, dal tradimento alla fedeltà, al senso del peccato, all’amicizia.. ecc., fino al semplice rapporto d’interazione quotidiana. L’individuo cambia, si traveste, secondo l’accelerazioni di fenomeni di massa generati da attuali modelli di comunicazione (alcuni virtuali). D’altra parte già Erving Goffman in tempi non sospetti, aveva scritto sulla rappresentazione dell’uomo nella vita quotidiana. Credo oggi gli individui, si vestono e si mascherano secondo canoni, lontani da modelli pedagogici tradizionali, da forme istituzionali che almeno nel passato, indicavano modelli di riferimento che che consistevano essenzialmente nell’etica dell’uomo. Oggi alla domanda chi è l’uomo di questo tempo non so rispondere. Grazie Dott. Martucci per la possibilità di dialogo che offre a chi lo legge.