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Il prof. Vincenzo Aversano, già ordinario di Geografia presso l’Università di Salerno, che si è sempre distinto per essere uno studioso attento all’esplorazione di diversi orizzonti culturali, con al centro la dimensione etica e una visione critica e riflessiva per comprendere l’attualità e progettare una conoscenza alternativa, mi ha trasmesso una serie di saggi, che credo valga la pena pubblicare su questo sito.

Riporto alcuni volumi di Vincenzo Aversano: “Geographica salernitana. Letture cronospaziali di un territorio provinciale”, Elea Press, 1987; “L’abbazia di Cava. Itinerario geocartografico”, Avagliano, 1994; “Per una didattica continua della geografia”, Edisud, 1995; “Ricerca e didattica in geografia”, Elea press, 2001; “Lampe e truone aspettano ca stracqua…”, Kairòs, 2008; “Leggere carte geografiche di ieri e di oggi. Come e perché”, Gutenberg Edizioni, 2010; “Zuco ‘e ll ‘anema”, Aracne, 2010; “E così ti assicuro di me. Lettere di guerra e d’innocenza”, Arci Postiglione, 2018.Di seguito, pubblico un interessante lavoro su E.A. MARIO, pseudonimo di Giovanni Ermete Gaeta, autore di poesie e poemetti oltre che compositore di circa 2.000 canzoni. Cito solo alcune delle più celebri: “A Margellina”, 1905; “Santa Lucia luntana”, 1919, la più famosa del genere “canto degli emigranti”; “La Leggenda del Piave”, del 1919; “Tammurriata nera”, del 1944, dopo una serie di versioni a partire dal 1914.

E.A. Mario, di cui tratta in questo scritto, è da annoverare insieme a Salvatore Di Giacomo, Ernesto Murolo e Libero Bovio tra i massimi esponenti della canzone napoletana della prima metà del novecento.

    Giovanni Ermete Gaeta è una personalità umana e poetica così variegata e complessa che, per rendergli totale onore, bisognerebbe definirlo “poeta anche della patria”. Il tema “patriottismo” è infatti uno dei tantissimi che egli ha affrontato e personificato nella sua sterminata produzione di poeta e canzoniere (sulla quale intendo focalizzare in questa sede la mia attenzione), un tema che ovviamente non andrebbe separato dagli altri e la cui trattazione comporterà inevitabilmente delle forzature, al solo scopo di restare aderenti all’obiettivo propostoci.

     Eppure, da un altro punto di vista, si potrebbe sostenere che tutta la poesia eamariana sia intrisa di patriottismo in senso lato, cioè di un entusiasmo di base nel cantare col medesimo ardore, oltre il tema patriottico, temi lirico-amorosi, di paesaggio, di costume, satirici, drammatici e via dicendo. Si aggiunga la perenne avversione del nostro uomo-poeta all’esterofilia, sia nei contenuti (quando trattava di temi “italiani” o “napoletani”), sia nella forma e nell’uso della scrittura, che fu indifferentemente la lingua nazionale italiana o quella “nazionale” – napoletana. Preciso che quest’ultima non significava strettamente “partenopea” ma lingua del Regno di Napoli: sostengo da sempre che la civiltà napoletana (e quindi la sua lingua e la canzone in particolare) sia il risultato degli apporti da tutte le province del regno, che la capitale ha avuto l’enorme merito di fondere in un grandioso e inimitabile crogiuolo.

     Come si vede, nonostante le apparenze, l’argomento da svolgere è tutt’altro che semplice, vuoi perché in generale il termine “patria” si presta a molteplici interpretazioni e strumentalizzazioni, vuoi perché il patriottismo di E.A. Mario va ricercato un po’ dappertutto nella sua scrittura letterario-musicale, sicché andrà  precisato a quale patria, e impersonata da chi e da cosa, di volta in volta egli si riferisca …

     Orbene, per cominciare a sviluppare il discorso, trovo utile avvalermi proprio di considerazioni fatte dal prof. Carmine Manzi in un convegno, da me organizzato a Coperchia quasi 15 anni fa, su “G. Ermete Gaeta, questo sconosciuto”, considerazioni che il professore volle amabilmente rendermi per iscritto negli Atti, stampati sempre a mia cura. Afferma dunque il Manzi, trovando in me piena condivisione, che G. Gaeta «fu contemporaneamente [attenzione a questo avverbio!] il poeta della Patria e il poeta di Napoli. Una figura complessa, massiccia, dalle cento sfaccettature: prima l’orgoglio del Piave e il suo nome legato a Santa Lucia luntana ma poi non preferiva più e non voleva essere ricordato soltanto per questo o per le canzoni delle gesta d’oltremare./ Diceva il Costagliola ch’egli è il Signor Tutto della canzone napoletana, ma Elvira Donnarumma e Gennaro Pasquariello affermano che non è nemmeno giusto né che egli vivesse alle spalle di un fiume né che alle sue spalle fosse l’Oceano. E.A.Mario voleva invece essere ricordato per la sua poesia agreste, quella che più lo collegava alle sue radici. L’amore per la terra, per la sua terra, riemerge in lui come un qualcosa di innato, d’istintivo, gli canta dentro, soprattutto l’amore per questa terra>> (p. 53) [il professore si riferiva alla Valle dell’Irno e al Sanseverinese].

      Il Manzi dunque mi consente di sostenere che la grandezza di Mario è nell’aver compreso che la patria per così dire locale (Napoli, Pellezzano, il Sud) non confligge con quella nazionale, che possono cioè convivere tranquillamente in una persona due “scale geografiche” di patriottismo: un discorso attualissimo, tanto che oggi in Geografia economica e culturale si parla di “glocale” come via privilegiata allo sviluppo e, più in generale, si sostiene che in ogni cittadino (non suddito di una patria autoritaria..) può tranquillamente coesistere l’amore per la propria terra d’origine, per l’Italia, per l’Europa e per il mondo. Anzi, è proprio l’istituzione Stato che dovrà fare spazio (nel caso nostro) all’Europa e, in prospettiva, a un governo mondiale, mentre per converso non potrà opprimere le legittime patrie locali, alla cui salvaguardia e rappresentanza politica i costruttori risorgimentali dell’Italia ben pensavano, con un progetto assolutamente federale. Poi, come si sa (o si dovrebbe sapere), per una serie di motivi (la paura del brigantaggio nel ventennio postunitario, la corruzione delle amministrazioni locali, l’adozione sabauda del modello centralistico alla “francese”, l’ideologia del militarismo, sostenuto dalle forze economiche fabbricanti cannoni e arnesi da guerra),  hanno ritardato questo progetto, che naturalmente dovrà attuarsi, diversamente da come vorrebbe la “Lega”,  nel rispetto dello sviluppo equilibrato del paese e non a danno di questa o quella regione amministrativa e/o storico-culturale.

     Ebbene, E.A.Mario a queste idee già c’era avveniristicamente arrivato! Varie e convergenti sono le prove a sostegno e si ha solo l’imbarazzo della scelta. Mi limito alle prove di natura letteraria: tanto per cominciare, nell’ultima parte di una sua raccolta poetica (“Vangelo”, e preciso subito che si tratta di un vangelo laico ma non molto diverso da quello cristiano) c’è una sezione intitolata Fraternità vernacola, con 21 traduzioni in napoletano (quasi tutti sonetti) di componimenti scritti nelle lingue regionali e subregionali o cittadine di tutta Italia: triestino, vicentino, veneziano, veronese, meneghino, romagnolo e bolognese, piemontese, genovese, pisano, fiorentino, spoletino, romanesco e fanese, leccese, siciliano e sassarese. La Signora Bruna, sua figlia, mi assicurava che il papà conosceva tutti quei dialetti, era un mostro di versatilità: e ove se ne volesse avere parziale conferma, basterebbe ascoltare la sua interpretazione vocale della canzone Madonnina blu, in lingua veneta, che peraltro è incisa in una cassetta allegata all’eccellente volume “E.A.Mario: leggenda e storia”, scritto da Bruna Catalano Gaeta nel 1989, per i tipi della Liguori di Napoli (un volume dal quale non si può prescindere per avviarsi alla comprensione del suo grande papà).

     Ancora oggi Egli non cessa di stupirci. Trovo eccezionale che già negli anni Venti del secolo scorso un uomo simile sostenesse la moderna idea secondo la quale i dialetti sono manifestazioni linguistiche che, lungi dal dividere il popolo italiano, ne rinsaldano i vincoli nazionali: l’idea di un “federalismo vernacolo” dalla forte caratterizzazione evangelica-laicale. Chi si aspettava un E.A.Mario propugnatore, comunque,  di una “patria qualunque”, e quindi “interventista” rispetto al primo conflitto mondiale, collaborazionista del fascismo dopo, resterà fortemente deluso. Tanto per essere precisi, Egli fu contro quella guerra e contro tutte le guerre, non ha mai voluto prendere la tessera del Fascio e, se pure ha talora collaborato col Ministero della Cultura del Ventennio e partecipato a manifestazioni dell’epoca (del resto, a parte poche eccezioni, mi si trovi uno che non collaborasse…), lo ha fatto sempre per amore di una Patria esistente oltre (e prima) dei governi pro-tempore, una Patria più profondamente e mazzinianamente, e quindi religiosamente identificata col Popolo italiano.

     Scopriamo ancor di più le carte su cosa considerasse “Patria” G. Gaeta come uomo e come poeta. Egli non amava tanto, in quanto tale, l’apparato statale (militare, burocratico-amministrativo, politico), né la sola componente “ufficiale”  delle manifestazioni patriottiche pubbliche, specie quando assumevano il carattere retorico delle trombonerie nazionalistiche. Non è che le disprezzasse, ovviamente, ma nel suo intimo preferiva a questo involucro esterno la sostanza del popolo e dei suoi sentimenti, il suo senso di appartenenza al destino comune della Nazione. Si può dire che amava più la Nazione che lo Stato. Perciò rifiutò la croce di guerra (“dite a Sua Maestà che tengo già tante croci nella mia vita”) e fu pedinato per anni dalla forza pubblica; perciò, al di sopra delle parti, aiutò anarchici durante il fascismo e fascisti perseguitati dopo il fascismo. Ecco il motivo per cui era sospettato dai governi, ecco perché urtava la suscettibilità delle autorità: egli badava alla sostanza, ai valori alti, al di là delle etichette. E, quando si trattava di criticare il popolo “basso”, quello ignorante che poco comprendeva.. (contro cui non era razzista, però), beh, lo criticava: anche nel dialetto della sua poesia, egli preferisce  usare un tono più alto della parlata popolare (si legga ‘A Puisia Signora). Su questo ci sarebbe molto da dire, ma non è questa la sede  più opportuna.

     Per offrire altre dimostrazioni poetiche del suo amor di patria, vale la pena tornare al “Giovannino” dei vent’anni, già autodidatta zeppo di letture di ogni tipo (letterarie e storico politico-evenemenziali). Mentre a Genova fervono i preparativi per commemorare il centenario della nascita di Giuseppe Mazzini (1805-1905), nel 1902 di tasca sua si reca a Genova con una cinquantina di copie (stampate sempre di tasca sua) di una sua opera intitolata Canzone di Mazzini, un poemetto di 999 novenari suddiviso nei tre periodi-simbolo della biografia mazziniana (Marsiglia, 1830-34; Berna, 1834-49; Roma, 1849-72). Cediamo la parola alla figlia Bruna: <<era un’ode di poderoso volo, animata da un certo impeto carducciano. Al mattino, sotto una pioggia torrenziale, egli se ne andò a piedi a Staglieno [località dove sorge il Cimitero Monumentale di Genova],ad offrire il suo voto al grande Spirito, solo, schivo di cortei, di musiche, di bandiere, per un Apostolo missionario immolato per la fratellanza e la giustizia fra i popoli>> (p. 21). Ecco E.A.Mario per l’Europa e il Mondo…

      E questo, dopo aver fatto omaggio dello stesso poemetto ai componenti la redazione de “Il Lavoro” di Genova, primo fra tutti il Direttore, Alessandro Sacheri, che gli aprì le porte del giornale e che  diventerà suo intimo amico ed estimatore, tanto che poi la “A.” dello pseudonimo E.A. Mario, rifletterà appunto l’iniziale di Alessandro. Per la cronaca, a parte la “E.” (iniziale del suo secondo nome Ermete), il nome “Mario” è legato alla direttrice della rivista letteraria “Il Ventesimo” di Bergamo, una anarchica d’origine polacca, la quale si firmava con lo pseudonimo maschile (Mario Clarvy), e che ebbe una storia sentimentale col Nostro e ne accettò poesie e saggi critici: in riferimento a questo e al precedente episodio, interessa qui rimarcare, più che le vicende biografiche (l’occasione dell’impiego postale a Bergamo, che permise a “Giovannino” di visitare anche i luoghi di un altro grande del Risorgimento, Alessandro Manzoni), interessa – ripeto – la formazione ideologica mazziniano-anarcoide di E.A. Mario e il suo spirito ribelle, in nome dei grandi ideali dell’amor di patria, della lealtà, dell’onore, della sincerità, dell’anticonformismo, che non a caso volle incidere nel suo nome d’arte. Ciò è testimoniato anche dalla composizione, nel 1904, a soli 20 anni, di Sonetti rossi, 14 componimenti che celebrano episodi gloriosi del Risorgimento: le giornate di Brescia, di Milano e di Venezia, l’avventura di Pisacane, la Comune di Parigi, Garibaldi e i Mille, la difesa della repubblica romana. Non è alta poesia, ma è ricca di empito eroico in versi molto gonfi ed eruditi, sempre sullo stile carducciano.

     In seguito, dopo i riconoscimenti ufficiali avuti come autore del Piave, il Nostro poeta – come un poco tutti di fronte a un “dato di fatto” – si sposta su una posizione filo-monarchica, in quanto riconosce nella storia della dinastia sabauda, a partire dal Conte Biancamano e fino a Vittorio Emanuele III, una caratura di eroismo effettivo: scrive dunque, in occasione della celebrazione del 25° anno di ascesa al trono dell’ultimo regnante, una raccolta di canti e poesie (I parentali sabaudi), con lo stesso entusiasmo di sempre, una caratteristica del suo temperamento. E’ l’epoca in cui (1924) chiama anche “Italia” la sua terza adorata figlia, facendo sì che sua moglie Adelina, incinta, tornasse dall’America, per partorire appunto in Italia.

     Insomma, biografia umana e biografia poetica si intrecciano a ribadire il forte senso di appartenenza italiana di E.A.Mario. Ora, se i 21 sonetti di Fraternità vernacola, come abbiamo visto, sono già una bella lezione per Bossi e leghisti, questa lezione continuerà in una raccolta successiva a VangeloCerase, del 1929, fatta tutta di sonetti, tra i quali uno intitolato “LL’Italia una” , che merita di essere citata per esteso, a beneficio di chi avesse ancora dei dubbi. Un sonetto dall’aria semplice e sbarazzina, piena di senso pratico (un’altra variazione delle sue corde poetiche..) più che di enunciazioni sacre:

           L’Italia una

Ll’ammore ‘o faccio dint’’a patria mia:

‘stu core saglie e scenne p’’o Stivale,

e ‘o libbro d’’o ppassato è tale e quale

a ‘o libbro addò se studia ‘a geografia

Ce sta ‘o Piemonte, ce sta ‘a Lumbardia,

ce sta ‘a Sicilia, ll’Italia Centrale…

E nun ce manca Roma Capitale:  

cerca, e ce truove ‘a breccia ‘e Porta Pia.

A Napule ll’ammore è na canzone

doce, gnorsì. Però me so’ mparato

ca è tramuntato ‘o Regno d’’e Burbone.

Napulitane cu Napulitane?

Gnorsì, gnorsì… Ma ‘o Regno s’’è allargato?    

Ll’Italia è fatta? E i’ faccio ll’italiane!

    Questa riconversione esterna, tuttavia, suggerita da una situazione storica che appariva irreversibile, non è mai stata del tutto accettata interiormente. I grandi ideali mazziniano-repubblicani sui quali si era formato fervono sempre in lui e provocano, a mio modesto avviso, un perenne conflitto esistenziale, ben riflesso nella sua produzione letteraria e musicale. C’è una continua oscillazione, nei suoi versi, tra il poeta popolare genuino e per forza di cose apostolo alla Mazzini, rivoluzionario alla Masaniello (cui pure ha dedicato versi), da una parte e, dall’altra, il poeta indotto dall’evoluzione della società industriale a diventare  borghese, a firmare i suoi “pezzi” e farsi pagare il prodotto del suo ingegno (io penso, tuttavia, che sia stato il 75% la prima cosa e il 25% la seconda).

     Ed ecco nascere opere a mezza strada tra “ufficialità” e “popolarità”, tra “intimismo” ed “epicità”. Ciò è vero anche rispetto a vere opere d’arte, come “La Leggenda del Piave” e “Santa Lucia Luntana”. Sarebbe troppo scontato, e anche comodo, soffermarmi a lungo su questi capolavori. Mi limiterò invece a pochi cenni, giacché voglio lasciarmi spazio per segnalare altre prove poetiche meno note, che ugualmente “trasudano” e talora “gridano” amor di patria. Beh, sul Piave si è detto tutto, perfino che fa il pari al Carmen saeculare di Orazio, perché, come quello segnò l’inizio dell’Impero romano, così questa canzone segna l’inizio di una nuova era di consapevolezza della nazione italiana (Andrisani, pp. 64-65). C’è del vero in questo giudizio. E difatti fu un inno che fece di E.A. Mario un Uomo simbolo della Italianità risvegliata contro lo straniero, testimone e interprete dell’epopea sociale e nazionale, purtroppo negli aspetti bellici, dei quali l’autore avrebbe fatto volentieri a meno. Tuttavia, già prima, nel 1915, di fronte alle provocazioni della stampa tedesca che, come ci ricorda Bruna, <<aveva beffeggiato l’esercito italiano con la frase: “Verranno a combattere contro la Germania e l’Austria i <<briganti delle Calabrie>>, i <<mafiosi>> della Sicilia e i <<posteggiatori>> di Napoli>> (p. 36), E.A. Mario si sente punto nell’orgoglio di napoletano-patriota e risponde con una canzone stampata nell’edizione Bideri della “Piedigrotta”, da lui curata, perché rappresentava e rimane la manifestazione più genuina dell’etnos napoletano: una canzone che, peraltro, predice la vittoria italiana…

    Serenata all’Imperatore

Maestà, venimme a Vienna,

venimme cu chitarre e manduline,

pecché sunammo ‘a penna

pecché tenimme ‘e guappe concertine…

Tutt’’e pustiggiature

ca stanno pe’ Pusilleco e ‘ncittà,

cantante e prufessure,

cu suone e cante v’hann’’a fa scetà.

E ‘o riturnello fa:

<<Mio caro Imperatore,

primma ca muore, ‘a vide ‘a nuvità:

ll’Italia trase a Trieste

ce trase e hadda restà!>>

     Della  canzone più celebre sull’emigrazione, che canta la nostalgia per il borgo di S. Lucia, si può ugualmente dire che si tratta di una epopea meridionale eroica e patriottica sul versante dei movimenti demografici transoceanici, dove non si odono rombi di cannoni o crepitii di mitraglie, ma che comportò il silenzioso sacrificio di molti milioni di italiani, soprattutto meridionali, tra la fine dell’’800 e l’inizio della I Guerra Mondiale.

     Non si dimentichi tuttavia che il nostro autore, su questa dolorosa problematica assolutamente patriottica, lo ribadisco, ha scritto fior fiore sia di canzoni (da Core furastiero a Cantano ll’emigrante, passando per Mamma sfortunata, nota pure come ‘A seggia elettrica) sia di versi: basterà citare i titoli delle 13 composizioni, talora musicate, all’interno della raccolta Vangelo, che sono una summa delle diverse sfaccettature psicologico-esistenziali dell’individuo e del sentire collettivo degli emigranti (vi leggo solo i titoli, perché già da sé eloquenti: Arrivederci…, Fore mare, Nustalgia, Tre fare, Dummeneca (a bordo), Tre classe, Canzona d’a terza classe, ‘A stella puverella, Mare straniero, Lettera ‘a ll’Estero, Cronaca ‘e buordo, ‘O testamiento, Dduie sturnelle).           

     Parimenti, sulla tematica del soldato in guerra e della sua martoriata affettività, come degli sconvolgenti effetti collettivi del conflitto, si potrebbe fare un elenco assai lungo, sia di canzoni che di poesie: Marcia ‘e notte, Le rose rosse (pacifista) e Soldato ignoto (attenzione: entrambe in italiano), Passa ‘a Bandiera, LL’Italia,   Priggiuniero ‘e guerra (un poveretto che torna e trova la moglie risposata, perché lo dava per morto).

     Perfino nel secondo dopoguerra E.A.Mario torna con grande successo sul tema, con un Rapsodia scenica sul soldato, in italiano, nella quale celebra il contributo dei meridionali alla Grande Guerra, il sangue versato che unisce tutto un popolo. E nello stesso periodo (1948), con minor successo, pubblica un poema in 162 sonetti in napoletano, dal titolo ‘O quarantotto, che narra con dovizia di dati e di riferimenti storici a fronte, i riflessi a Napoli e nel regno borbonico delle vicende politico-diplomatiche, belliche e rivoluzionarie europee (una sorta di ritorno alle prime prove letterarie mazzinianeggianti, una fatica immane, in cui si evidenziano le svariate letture dell’Autore). Ed ecco poi la testimonianza che, al di là delle bandiere, delle cerimonie tronfie e retoriche con banda e autorità, l’amore al popolo italiano e napoletano combattente è profondo: Surdato ca tuorne  testimonia di una onestà intellettuale e di una sensibilità non comune verso gli sconfitti della II Guerra Mondiale, che al loro rientro vengono beffeggiati dalla gente (ecco un caso in cui E.A.Mario si dissocia anche dalla vox populi).

      Suldato ca tuorne

Nisciuno t’aspettava ‘a stazione,

suldato ca tuorne, pecché…

Ll’Italia nun è cchiù ‘na nazione…

so’ triste sti juorne pe’ tte!

Ll’Italia nun è chella ‘e ll’ata vota:

mo tuorne, ma nisciuno te saluta!

Gnorsì, nun hé vinciuto,

‘a guerra s’è perduta, ‘o saccio, ‘o saccio:…

Ma tu, ca sì suldato, hé combattuto…

Tu sì ‘o suldato? E i’ t’abbraccio!

        E che dire di Tammurriata nera? Pochi sanno che l’ha scritta lui, col consuocero Nicolardi e su questo mi ci arrabbio perfino. Essa nasce da un sofferto sentimento per la tragedia delle donne di Napoli durante l’occupazione alleata ed è un capolavoro di antirazzismo e di intercultura sognata, ciò che purtroppo non è stato compreso da certi interpreti successivi, inutilmente e stupidamente salaci di fronte a una nascita “color cioccolata”, pessimi epigoni di una versione troppo superficiale e banalizzata della Nuova Compagnia di Canto Popolare, col codicillo finale che – se è giustificata dall’intento di creare l’ ambientazione – finisce per stravolgere l’autentico significato di una canzone profondamente dolente e patriottico-popolare (anche nella scelta del genere tammurriata).

      Voglio concludere, per esaltare il genio del nostro compaesano oltre l’orizzonte italico e napoletano, con alcuni riferimenti musicologici non miei, che allargano la prospettiva interpretativa di E.A. Mario verso la mediterraneità e la Grecità classica. Parliamo sia del Piave, sia di una notissima e struggente composizione (Canzona appassiunata), sia di un’altra che mi perdonerete se chiamo “patriottico-locale”, quella dedicata alla fontana degli innamorati delle nostre contrade, Funtana all’ombra, un immenso capolavoro di versi e musica (melodia e armonia). Ebbene, secondo Pietro  Andrisani, in tutte e tre questi pezzi si sentono echi melici grecizzanti di un DNA lontanissimo: <<La Leggenda del Piave, ad esempio, è stata costruita su di una scala pseudo-dorica che per i Greci doveva avere un carattere essenzialmente fiero, marziale, educativo; mentre nell’impianto di Canzona appassionata prevale l’elemento ionico che per gli Elleni doveva adornare di note poesie d’indole patetica, dagli avvincenti affetti o da struggenti desideri; Funtana all’ombra, infine, si crogiola su di un’harmonia pseudo-misolidia d’indole amorevole e di natura agreste>>.

      <<Nell’idea che i suoi canti gli sarebbero sopravvissuti, continua l’Andrisani, E.A.Mario se ne dipartì sillabando alla figlia Italia, con l’ausilio di un alfabetiere, l’incompiuto <<sto morendo…>>. Certamente egli voleva terminare la frase con un imperioso punto interrogativo… <<poi abbandonò il capo sul braccio di lei e chiuse gli occhi per sempre>>, racconta Bruna Catalano Gaeta nella biografia di E.A.Mario. E così prosegue: <<Abbandonando il capo sul braccio della figlia Italia quella frase incomposta, interrogante ed imperativa, allo stesso tempo, acquistò un valore emblematico. Egli voleva esprimere il noto concetto del grande cantore venosino che recita: Non omnis moriar (Non tutto morirò)>> (pp. 67-68).      Mi si permetta di immaginare che, appoggiandosi alla figlia nominalmente simboleggiante la Nazione italiana, Giovanni Gaeta ribadiva sì la sua tenerezza di padre ma forse, allo stesso tempo, lasciava il timbro di uomo-poeta innocente, sincero e ardente patriota.

Vincenzo Aversano

(già pubblicato in: L’Areopago Letterario, dir. Michele Sessa, Anno XXIX, n. 1, febbraio 2013, pp. 9-14)

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Febbraio 9th, 2021

L’identità come cambiamento per “uscire dalla foresta”

“L’identitario «duro», quello che stringe la tenaglia, ascolta solo quelli che parlano come lui, pensano come lui, sta chiuso nella […]

Febbraio 1st, 2021

L’anima di Napoli

Napoli è un miracolo materiale, la faccia tesa di chi spera senza la pretesa di sperare bastano pochi gesti e […]

Gennaio 27th, 2021

Il Covid-19 come creatura mitica

A partire dai 33 frammenti di Alessandro Baricco: “Quel che stavamo cercando”, alcune riflessioni sul senso del mito in una […]

Gennaio 20th, 2021

La scissione di Livorno e la nascita del PCd’I

Il I° Congresso del Partito Comunista d’Italia, quello fondativo, si svolse a Livorno il 21 gennaio 1921, dopo che i delegati della frazione comunista abbandonarono il […]

Gennaio 15th, 2021

Filosofia – Misano Adriatico

Sfide – I filosofi interrogano il nostro tempo Rassegna filosofica ON-LINE Comune di Misano Quali sono le sfide del XXI […]

Gennaio 13th, 2021

I 45 anni de LA REPUBBLICA osservando “anime e stelle danzanti”

Quando il 14 gennaio 1976 fa veniva pubblicato il primo numero del quotidiano: la Repubblica, lo aspettavano in tanti che […]

Gennaio 6th, 2021

Mutamento dei modelli di genere

Negli ultimi anni, la violenza sulle donne è diventato un problema di stringente attualità, da quando è emersa con grande […]

Dicembre 31st, 2020

BUON ANNO 2021 – L’importanza di essere diversi per realizzare la conoscenza

Alcune brevi note su un personaggio genio e sregolatezza. Edmund Kean (Londra, 17 marzo 1787 – Richmond, 15 maggio 1833), […]

Dicembre 27th, 2020

SMART WORKING

Dal taylorismo al telelavoro, dalle società pre-industriali a quelle post-industriali, il sociologo Domenico De Masi, affrontando gli ambiti di questo […]

Dicembre 16th, 2020

Diano e il Castello della Congiura

Teggiano con il suo centro storico medievale è collocata su un’altura a 637 metri s.l.m.; poi inizia la discesa lungo […]

Dicembre 8th, 2020

Un poeta e il suo tempo

Alcune riflessioni sul volume: A. Barbero, “Dante”, Laterza 2020 ……………….. Sabato 11 giugno 1289, il giorno di San Barnaba, Dante […]

Dicembre 2nd, 2020

San Giovanni a Piro: il Cenobio basiliano

San Giovanni a Piro è il paese degli archi, delle stradine strette, delle scale e balaustre, dei comignoli merlati, dei […]

Novembre 29th, 2020

Paese d’anima e memoria

Di seguito pubblico due poesie dense d’amore e ricordi del paese natio di Emilio La Greca Romano —————————————————————– “A tessitura […]

Novembre 24th, 2020

L’attualità di Spinoza

Baruch Spinozaè tra le figure più affascinanti e fraintese della storia della filosofia, come è accaduto a tanti pensatori vittime […]

Novembre 22nd, 2020

Terremoto dell’Irpinia … quarant’anni fa

Scene di pianto, volti atterriti, momenti di lutto, disagi esistenziali tornano oggi alla memoria: sono passati ben quarant’anni dal terremoto, […]

Novembre 14th, 2020

Il dominio dei Social Media

Lo sviluppo del web ha radicalmente trasformato la società con l’introduzione di tecnologie user-driven, come blogs, social networks e piattaforme […]

Novembre 8th, 2020

Ricordi e memoria / Torna com’eri quando …

Emilio La Greca Romano è tante cose: poeta e scrittore, docente e giornalista pubblicista (ha collaborato e collabora con diverse testate […]

Novembre 4th, 2020

C’era Molpa oltre Palinuro

Dal mare di Palinuro si possono osservare alcune grotte impareggiabili, rocce ed una spiaggia di sabbia che brilla. La leggenda […]

Ottobre 24th, 2020

Alla ricerca delle radici – Velia

La potenza di Elea di Pasquale Martucci   Nel territorio cilentano, una città molto importante fu certamente la romana Velia, […]

Settembre 8th, 2020

Dibattito / Marx, operaismo e teoria

Ho ricevuto da Antonio Peduzzi uno scritto di Mario Tronti, a proposito ed intorno alla sua ultima pubblicazione: “La teoria […]

Agosto 30th, 2020

“Aspromonte, la terra degli ultimi”

Note a margine del film di Mimmo Calopresti: “Aspromonte, la terra degli ultimi”. Comunità e destino di Pasquale Martucci   […]

Agosto 25th, 2020

Il pensiero / Hegel

Lo Spirito Assoluto nella dialettica hegeliana di Pasquale Martucci   Il 27 agosto di 250 anni fa nasceva Georg Wilhelm […]

Agosto 15th, 2020

Storia e radici – Il Cilento

Cilento: alla ricerca delle origini di Pasquale Martucci   Il Cilento è oggi una zona molto ampia, che parte dal […]

Luglio 24th, 2020

Idee e società – Ferdinand Tönnies

Il concetto di comunità in Tönnies di Pasquale Martucci   «La teoria della società riguarda una costruzione artificiale, un aggregato […]

Luglio 13th, 2020

Riti e cultura popolare / il grano

La passione del grano e la dimensione di verità di Pasquale Martucci   Un antico rituale, rilevato da Ernesto de […]

Luglio 10th, 2020

Idee / Franco Ferrarotti

La fenomenologia del sacro di Pasquale Martucci   Le ricerche di Franco Ferrarotti, seguendo una metodologia qualitativa con il ricercatore […]

Luglio 1st, 2020

Pagine di storia / Anno 1828

I moti nel Cilento: lo studio di una Rappresentazione Rituale di Pasquale Martucci   In alcuni paesi del Cilento, si ricordano […]

Giugno 25th, 2020

Pagine di Storia – Pisacane

Sapri: la Rievocazione di Pisacane di Pasquale Martucci   Sapri è conosciuta, al di là della splendida collocazione geografica nel […]

Giugno 20th, 2020

Pagine di storia / Torri costiere

Le torri costiere del Cilento   di Pasquale Martucci   Percorrendo la costa cilentana, si possono osservare una serie di […]

Giugno 8th, 2020

Seminario ISCRA: “L’insostenibile peso della felicità e della speranza”

Possibili processi di pensiero di Pasquale Martucci   In occasione del Seminario ISCRA online (6-7 giugno 2020), dal titolo: “L’insostenibile […]

Maggio 31st, 2020

Ricerca&territorio – Mitologia

U curdone ru monaco Aspetti mitologici e cultura popolare cilentana di Pasquale Martucci (il saggio è disponibile integralmente e con […]

Maggio 21st, 2020

LAURINO / SANT’ELENA

Un culto antico e importante di Pasquale Martucci   “La storia di Laurino è strettamente intrecciata a quella della sua santa […]

Maggio 17th, 2020

Epistemologia della complessità – EDGAR MORIN

EDGAR MORIN L’attualità del pensiero del teorico della complessità e la centralità della relazione soggetto-oggetto-ambiente per realizzare l’inizio di un […]

Aprile 29th, 2020

Pagine di storia / I Basiliani

I Basiliani e le comunità cilentane di Pasquale Martucci   A questi monaci, arrivati nel territorio a nuclei sparsi o […]

Aprile 25th, 2020

Martin Heidegger – letture critiche

Contro l’odio, i fascismi e i populismi, propongo la lettura del volume di Antonio Peduzzi sulle controverse idee del grande […]

Aprile 16th, 2020

Sapori&saperi – la tipicità cilentana

La storia dell’alimentazione e la tipicità cilentana di Pasquale Martucci   La scoperta e la riproposizione della tradizione alimentare è […]

Aprile 11th, 2020

Gli insegnamenti di un maestro: Aldo Musacchio

Cultura e formazione umana come fattori indispensabili allo sviluppo   Il sociologo dello sviluppo Aldo Musacchio, docente in diverse Università […]

Aprile 9th, 2020

Coronavirus: biologia o economia?

Coronavirus: biologia o economia?   Il filosofo Umberto Galimberti propone le sue argomentazioni/concettualizzazioni sul Coronavirus. Riprendo alcune parole chiave tratte […]

Marzo 29th, 2020

Le paure sociali – Ritualità e distanze sociali

Ritualità e distanze sociali   In un periodo di crisi per la pandemia da coronavirus vengono modificate le forme rituali […]

Marzo 28th, 2020

XXIV Edizione Concorso di Poesia

XXIV Edizione Concorso Internazionale di Poesia “Il Saggio – Città di Eboli” dedicato a Orlando Carratù con Borse di studio […]

Marzo 20th, 2020

Fenomeni criminali – La ‘ndrangheta

Il mito dell’invisibilità di Pasquale Martucci   Svuotare la ‘ndrangheta dall’interno significa fare capire che il crimine crea ricchezza per […]

Marzo 10th, 2020

Le paure sociali – Complessità e coronavirus

Complessità e coronavirus La lezione di Miguel Benasayag di Pasquale Martucci   Non mi ero ancora occupato di coronavirus per […]

Marzo 6th, 2020

Antichi rituali – La rinascita

Il tempo quaresimale di Pasquale Martucci   Nella cultura popolare il bisogno del sacro è essenziale, in quanto l’uomo avverte […]

Febbraio 28th, 2020

La storia come un romanzo

Ancora alcune riflessioni sull’opera di Antonio Scurati: “M. Il figlio del secolo”, Bompiani 2018.   La storia come un romanzo […]

Febbraio 25th, 2020

Concorsi di poesia e narrativa – “Centro Culturale Studi Storici”

 

Febbraio 19th, 2020

Riti&tradizioni – Carnevale

La tradizione delle maschere   Di seguito, riporto alcuni brani tratti dai riti e alle tradizioni cilentane carnevalesche. Si tratta […]

Febbraio 6th, 2020

Tendenze sociologiche – Luca Ricolfi

La società del Giovin Signore   Giovin Signore, o a te scenda per lungo Di magnanimi lombi ordine il sangue […]

Gennaio 28th, 2020

Pagine di storia – I Bulgari nel Basso Cilento

I Bulgari nel Basso Cilento   L’area della valle del Mingardo è stata interessata, dopo il crollo dell’impero romano, dalla […]

Gennaio 23rd, 2020

Tendenze epistemologiche – Jürgen Habermas

Dopo dieci anni di lavoro, a 90 anni compiuti, il teorico dell’agire comunicativo, dei paradigmi di mondi vitali e sistemi, […]

Gennaio 16th, 2020

Riti&tradizioni – Sant’Antonio Abate

La festa del fuoco   “Il rumore serve a spaventare e allontanare le potenze maligne, il fuoco a illuminare il […]

Gennaio 7th, 2020

Riti&tradizioni – La festa del maiale

Il destino del porco di Pasquale Martucci   A gennaio, quando è ormai ben grasso, l’animale è prelevato con l’inganno […]

Dicembre 24th, 2019

Un anno da non dimenticare

https://www.ricocrea.it di Pasquale Martucci Un anno da non dimenticare e l’auspicio di un Buon 2020   Un anno fa, nel […]

Dicembre 18th, 2019

Storia&tradizioni – I rituali natalizi del Cilento

Antonio Di Rienzo, ricercatore di cultura storica e tradizione popolare cilentana, alla fine del 1987, su “Il Mezzogiorno Culturale” (A. […]

Dicembre 15th, 2019

Pagine di storia – Salerno longobarda

Salerno longobarda di Pasquale Martucci   Nell’anno 849, millecentosettanta anni fa, Salerno divenne uno dei due principati longobardi del sud; […]

Dicembre 10th, 2019

Pagine di storia – Il castello di Rocca

Il castello di Rocca   Le prime notizie su Rocca Cilento (da rocca, roccia, fortezza su un monte; XI secolo: […]

Dicembre 7th, 2019

Storia&tradizioni – La festa dell’Immacolata

La festa dell’Immacolata Le regioni italiane si preparano al Natale con tradizioni sacre, festeggiamenti antichi e piatti tipici di Nisia […]

Dicembre 2nd, 2019

La partecipazione e l’agorà

Un popolo di persone normali e di tutte le età, accomunati dalla lotta ai populismi, sfidano con partecipazione civile e […]

Novembre 23rd, 2019

Le vie di fuga dalle chiusure identitarie

Le vie di fuga dalle chiusure identitarie di Pasquale Martucci   “Siamo pieni di vie di uscita. Forse sono proprio […]

Novembre 18th, 2019

Storia&tradizioni – L’olio d’oliva

L’OLIO D’OLIVA: UNA COSTANTE NEI SECOLI La molitura delle olive tra significati e tradizioni del presente e del passato di […]

Novembre 16th, 2019

Memorie dal territorio – Dopo la ruralità

La quietanza meridionale. I paesi dell’osso dopo la ruralità

Novembre 11th, 2019

Storia&tradizioni – San Martino

“A San Martino se fano i zeppule e se prova u’ vino” Tradizioni culinarie cilentane nell’estate di San Martino   […]

Novembre 10th, 2019

Muri da abbattere

Trent’anni fa veniva abbattuto il Muro di Berlino, anche se ancora oggi sono tanti i muri simbolici e fisici che […]

Ottobre 31st, 2019

Natuzza Evolo / tra vita e aldilà

Dieci anni fa si spegneva Natuzza Evolo, una donna che ha rappresentato, nella cultura popolare religiosa, un forte legame tra […]

Ottobre 28th, 2019

Territorio&Cultura – la poesia

Concorsi di poesia di Gaeta (LT) e di Auletta (SA)

Ottobre 20th, 2019

Memorie dal territorio – Fiore!

Ricevo e pubblico due brani di Antonio Pellegrino. Nella foto c’è Gerry il pastore, chiamato anche Fiore.   Fiore! Sempi […]

Ottobre 7th, 2019

Memorie dal territorio – E’ cangiata l’aria

Con questo intervento, una riflessione sul cambiamento dei tempi, inizia la collaborazione di Antonio Pellegrino (laurea in Sociologia), attuale Presidente […]

Ottobre 6th, 2019

Idee & parole – Ernesto de Martino

Il mondo magico di Ernesto de Martino di Pasquale Martucci “Presenza, esserci nel mondo, esserci nella storia sono espressioni equivalenti […]

Settembre 25th, 2019

Idee & parole – I saperi di Dionigi

Nella criticità della vita di oggi, occorre che l’individuo ripensi un “nuovo umanesimo” che tenga conto della storia e della […]

Settembre 20th, 2019

Storia&tradizioni – Il giorno delle antiche nozze

Ricevo e pubblico l’articolo di Nisia Orsola La Greca Romano sul rito nuziale   Da sempre le nozze rappresentano un […]

Settembre 15th, 2019

Idee & parole – Socrate

Nella nostra società si avverte il bisogno di tornare a valorizzare le molteplici forme del dialogo, così come indicato da […]

Agosto 25th, 2019

Le storie – Jerry Essan Masslo

A trent’anni dall’omicidio di JERRY MASSLO ancora non abbiamo compreso che … “Ciascuno di noi è straniero di un altro” […]

Agosto 15th, 2019

Idee & parole – Giovambattista Vico

Vatolla, Vico e la cipolla di Pasquale Martucci Vatolla è situata su una collinetta che domina il paesaggio sottostante e […]

Agosto 8th, 2019

Idee & parole – Fabrizio De André

“Per quanto voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”   L’espressione è tratta da: “Storia di un impiegato”, un […]

Agosto 4th, 2019

Bibbiano, dove sta il bene dei bimbi

LETTERA APERTA DEGLI OPERATORI DELL’INFANZIA È stata scritta una lettera/appello da Mauro Mariotti e Paolo Siani. Aderisco pubblicando il documento, […]

Luglio 31st, 2019

Storia e tradizione culinaria – La festa del Santo Patrono

Ricevo e pubblico il lavoro di Nisia Orsola La Greca Romano, sulla festa del Santo Patrono nella tradizione culinaria del […]

Luglio 31st, 2019

Storia e tradizione culinaria – La cucina dei marinai

Ricevo e pubblico il lavoro di Nisia Orsola La Greca Romano, sulla tradizione culinaria dei marinai   AVE MARIS STELLA […]

Luglio 30th, 2019

Vallo della Lucania – Il rito di San Pantaleo

Il rito di San Pantaleo di Pasquale Martucci   San Pantaleone è festeggiato almeno in due grossi centri del territorio […]

Luglio 24th, 2019

Idee & parole – Antonio Gramsci

Il concetto di egemonia culturale e la questione meridionale di Pasquale Martucci   Cent’anni fa, il 1 maggio 1919, iniziò […]

Luglio 14th, 2019

Cosmo Guazzo: una vita al servizio del territorio

Presso la Pro-Loco di San Martino Cilento, sabato 13 luglio 2019, per riflettere sui lavori di Cosmo Guazzo si è […]

Giugno 26th, 2019

Epistemologia della soggettivazione

Il soggetto/attore, i diritti universali e la società ipermoderna nel pensiero di Alain Touraine di Pasquale Martucci   Assistere ad […]

Giugno 9th, 2019

Un antico rituale: la festa del pane

La festa del pane di Pasquale Martucci     La panificazione è stato sempre un momento molto importante nella tradizione […]

Maggio 19th, 2019

Contro l’indifferenza, per la conoscenza

Intolleranza, divieti, tentativi di limitazione delle libere espressioni di idee: una sorta di società ad una dimensione, quella prevalente. Tutto […]

Maggio 17th, 2019

In memoria di Domenico Chieffallo

Per ricordare lo storico e meridionalista cilentano, produciamo alcune considerazioni e un articolo del 1995 di Domenico Chieffallo.   Note […]

Maggio 5th, 2019

Grave perdita per la cultura cilentana

Riceviamo e pubblichiamo un commento / ricordo sulla scomparsa dell’amico Amedeo La Greca, da parte del prof. Emilio La Greca […]

Maggio 5th, 2019

Riti e tradizione non solo culinaria del Cilento

Ho con  grande interesse letto gli scritti di NISIA ORSOLA LA GRECA ROMANO sulla tradizione culinaria del Cilento, e non […]

Maggio 5th, 2019

Comunità e cultura popolare, linguaggio, cilentanità

Dopo aver realizzato molti studi sul territorio, a partire da questo intervento analizzo gli elementi che ne costituiscono i tratti […]

Aprile 15th, 2019

Simboli e Rituali – Il Cilento Antico e “Il canto dei cumpràti”

Il Cilento Antico e “Il canto dei cumpràti” di Pasquale Martucci   I rituali rappresentano “una connessione tra passato, presente […]

Marzo 11th, 2019

DINO BETTI

Un uomo che ha attraversato, vissuto e trasmesso il suo tempo di Anna Avagliano e Pasquale Martucci   Dino Betti […]

Febbraio 21st, 2019

Verso un modello postindustriale. La proposta del sociologo Domenico De Masi.

I limiti delle società attuali e le possibilità del “migliore dei mondi esistiti finora”. Occorrerebbe costruire un modello ideale di […]

Febbraio 13th, 2019

Ricerca Bibliografica sul Cilento

Progetto: “BENI CULTURALI CNR” Anni 1998-2000 C.P.S. Ricerche S.r.l. / Università di NAPOLI – Facoltà di Sociologia   Tra il […]

Febbraio 7th, 2019

LA SCELTA DI RICOCREA

LA SCELTA DI RICOCREA Ricerca, costruzione, creazione, queste sono le parole chiave del sito che ho da qualche mese realizzato: […]

Febbraio 1st, 2019

Matera Capitale Europea della Cultura 2019. La visione del sociologo Aldo Musacchio

La visione di Aldo Musacchio: i fondamenti di una cultura per lo sviluppo del territorio di Pasquale Martucci   Per […]

Dicembre 25th, 2018

Festa al Castello: cultura e memoria – dicembre 2018

TEGGIANO Festa al Castello: cultura e memoria di Pasquale Martucci   La Corte in Festa – Natale al Castello, Teggiano […]

Luglio 13th, 2021

Cilentanità – definizione

Con questo scritto, inizio ad affrontare alcuni aspetti delle ricerche territoriali realizzate, partendo da una definizione. Il Cilento del novecento […]

Luglio 2nd, 2021

ERO’ meraviglie di un territorio

È sempre importante scoprire la disponibilità al pubblico di una rivista territoriale. Si tratta di ERO’, che ha un sottotitolo […]