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Chi seleziona i libri?, è la domanda che alcuni studiosi hanno posto in occasione della presentazione della Rassegna: “Volumi- Spazio ai Libri”, che si svolgerà dal 29 settembre al 1 ottobre 2022, organizzata dalla Pro Loco Gelbison di Vallo della Lucania.


Considerando che la cultura e i libri sono indispensabili per la vita di ognuno perché narrano storie, trasmettono emozioni e sentimenti, costruiscono idee ed esperienze, ho dato rilievo alla notizia della manifestazione di Vallo della Lucania. Si tratta di un evento il cui tema è: “La cultura quale antidoto contro le mafie”, offrendo il ricordo delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio trent’anni dopo e di tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita per la lotta alle mafie. Sono previsti incontri con gli autori per la presentazione dei volumi, mentre gli studenti ascolteranno alcune personalità, come ad esempio Maria Falcone.

È parsa un’iniziativa meritoria di menzione. Tuttavia ho individuato una serie di posizioni critiche che mi portano a fare dei rilievi ed elaborare alcune riflessioni.

  1. L’informazione dell’evento di Vallo della Lucania è stata considerata per evidenziarne i limiti, da parte di amici, intellettuali e studiosi del Cilento. La prima critica è una domanda: “Quali sono stati i criteri di selezione per la partecipazione degli autori?”. Da qui il dibattito che ha riguardato l’assenza di volumi scritti da importanti autori cilentani, e quella di case editrici locali. La cultura è inclusione e nasce dall’incrocio di competenze diverse e dalla collaborazione, e dunque organizzare eventi nel cuore del Cilento, in autonomia, sembra una scelta che finisce per essere controproducente. La polemica è nata forse da un difetto di comunicazione e di promozione di un evento, sicuramente importante, da parte degli organizzatori. E poi, sarebbe stata forse questa l’occasione di coinvolgere l’editoria locale e attivare un confronto con gli autori. La proposta emersa è di far sentire la voce dei cilentani perché è grave ignorare che c’è tutto un mondo culturale che pulsa nel territorio e che produce libri di grande rilievo culturale.
  2. Le voci di dissenso alle critiche hanno soprattutto rilevato polemiche probabilmente pretestuose. È la prima fiera del libro organizzata a Vallo della Lucania, con incontri che continueranno anche in seguito. La risposta alla scelta dei libri e degli autori, di fatto è un’altra domanda: “Chi avrebbe dovuto scegliere?”. Si tratta di un evento della Pro loco, organizzato da loro, cui si dovrebbe fare un plauso. È il primo passo di un progetto che vuole coinvolgere in futuro tutti i paesi, tutti gli autori. Riconoscere ed accettare gli altri da sé, coloro che non sono cilentani, è il primo passo per imparare dagli altri anche quando non siamo certi di condividerne appieno le posizioni. Ed allora ben vengano persone magari famose che riescano a parlare e far parlare del Cilento, e soprattutto del suo centro culturale rappresentato da Vallo della Lucania.
  3. Una questione sollevata riguarda l’identità, la cultura afferente ad un particolare tipo di civiltà contadina, confrontandosi con gli elementi territoriali storici, antropologici, sociologici, psicologici. Se la manifestazione è, come deve essere, rivolta ai giovani ed agli studenti delle scuole in genere, essa deve riguardare il territorio, per sviluppare nei ragazzi la conoscenza del loro contesto e farli sentire partecipi della storia della propria terra per renderli così orgogliosi della loro appartenenza. Su questo aspetto intendo offrire una più precisa riflessione, soprattutto perché a partire dai primi anni novanta del novecento mi sono occupato di fare ricerche sull’identità cilentana, la cilentanità, un concetto ricorrente in diversi studiosi e fonti bibliografiche consultate. Per studiare questa forma identitaria, ho cercato analogie con altre identità. Lo spartiacque è costituito dagli anni sessanta/settanta del novecento. La fase precedente quel periodo poteva essere comparata facilmente con le comunità contadine, di cui gli esempi potrebbero essere affidati a Ferdinand Tönnies, che differenziò comunità e società: la prima rivolta alla “reciproca comprensione dei suoi membri”, collaborazione tra gli individui che riconoscono e rispettano le posizioni sociali, organismi naturali in cui prevalgono le caratteristiche di amore, riconoscenza, fedeltà. Il contrario delle società, fondate sull’interesse, l’avidità, la brama di profitto e l’ambizione. La comunità è: un’entità peculiare nei suoi elementi che la caratterizzano; piccola e riconosciuta dai suoi membri; autosufficiente, capace cioè di provvedere in proprio alle attività; legata al luogo. Questa comunità è simile all’idea di società contadina, fondata su legami familiari organizzati sul modello agricolo, in cui i campi da coltivare sono la fonte primaria di sussistenza. Le comunità di tale tipo si estrinsecano nei luoghi di appartenenza e si basano su: riconoscimento; sicurezza; assenza di solitudine; solidarietà. Questo il Cilento della prima fase. L’identità successiva riguarda modifica e cambiamenti nell’assetto sociale. Gli studi che continuo a compiere mi portano a cercare le forme soggettive e complesse di un rapporto uomo/ambiente/territorio. Edgar Morin definisce tutto ciò: l’auto-eco-ri-organizzazione, dove è affermata l’importanza del soggetto, che si complessifica, perché “sorge dalla storia del mondo, e la sua emergenza sotto forma riflessiva cosciente fa sorgere il mondo”. Dunque rapporto dinamico e stretto tra esigenze soggettive dei cilentani e riscontri territoriali e ambientali, partendo comunque dalla cultura di riferimento, la storia, e tutte le forme di cilentanità, che emergono nell’interazione tra soggetti.
  1. Tutto ciò per dire che il territorio non può isolarsi ma, mantenendo la sua cultura di riferimento, è sempre chiamato a confrontarsi con il proprio passato, le tradizioni e il territorio. Gli intellettuali, le donne e gli uomini di cultura, che compiono azioni meritorie e necessarie per far emergere il sapere e trasmetterlo ai giovani, per indurli ad accettare la sfida e non perseguire l’abbandono, devono necessariamente confrontarsi con l’esterno, con la società altra, senza eccedere in tentativi nostalgici di autocelebrarsi ed isolarsi ancora di più. Il rischio è ciò che spesso accade, ovvero la polverizzazione e la frammentazione, invece che inclusione e valorizzazione. Rispetto all’iniziativa della Pro loco, si potrebbe suggerire, a partire dalla seconda edizione, un maggior coinvolgimento e partecipazione degli intellettuali cilentani, più adatti a discutere di Cilento e trasmettere ai giovani la cultura del territorio.

 

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