List

Il mese di giugno, dal latino Iūnius derivato di Iuno ‘Giunone’, la dea cui era dedicato, è il mese del Sole, il sesto dell’anno secondo il calendario gregoriano, la cui denominazione riporta al 21º giorno del mese, ovvero il solstizio d’estate, in cui l’asse terrestre presenta un’inclinazione che garantisce la massima durata di luce.

Durante il solstizio il visibile e l’invisibile si fondono. È la notte dei presagi in cui si poteva comunicare con l’ignoto. È la notte dei prodigi e delle “streghe”, che porta con sé tantissime tradizioni e riti magici che ancora oggi alimentano e rendono affascinante la cultura popolare.

In questi giorni, si svolgono i riti in onore di San Giovanni, nato secondo la sua agiografia il 24 giugno: è l’unico santo di cui si festeggia la nascita il 24 giugno, e la morte il 29 agosto.

La sua storia è nota a tutti: figlio di Zaccaria ed Elisabetta, ancora giovane si ritirò per alcuni anni nel deserto nutrendosi di locuste e miele selvatico. Nell’anno 29 d.C., riapparve sul Giordano predicando il battesimo di conversione per il perdono dei peccati e annunziando l’arrivo del Messia. Fu lui, vestito di pelle di cammello a riconoscere Gesù come il figlio prediletto e battezzarlo nelle acque del Giordano. La sua vita trascorse quasi tutta nel deserto e nella predicazione del regno messianico. Il Vangelo di Marco ci racconta che venne fatto arrestare da Erode Antipatro, tetrarca della Galilea, che era stato dal predicatore accusato di adulterio e di unione incestuosa per la relazione con Erodiade, moglie di suo fratello. Da quell’unione nacque Salomé che, convinta dalla madre, chiese la testa del prigioniero che fu posta su un piatto esagonale in vetro verde che antiche tradizioni collegano all’Ultima Cena e conseguentemente al mitico Graal. Erodiade e Salomé sono dalla tradizione indicate come streghe proprio per il loro comportamento. Alla morte del santo, nel 35 d.C., i suoi discepoli portarono via il corpo per seppellirlo. La leggenda vuole che le reliquie del santo fossero giunte in Italia portate dai monaci greci che vivevano ai tempi di papa Paolo I, intorno all’anno 761 d.C. Quando la testa giunse a Roma, fu posta alla pubblica venerazione nella Chiesa di “San Silvestro in Capite”.

Sono moltissimi i riti in Italia per rievocare la notte magica di San Giovanni.

A partire dai segni premonitori nella notte che precede la festa del santo, il 23 giugno, che serve ad individuare il proprio futuro; oppure, è la notte di streghe e demoni, ma anche del bene che vince sul male, della luce che prevale sulle forze occulte della natura. Si narra che, la sera prima di andare a letto, si poneva dietro la porta una scopa di saggina: la strega, costretta a contarne i fili, temendo l’arrivo del giorno, fuggiva e dunque non poteva arrecare del male ad alcuno.

Ci sono poi i falò purificatori per scacciare le tenebre e celebrare il bene. Si bruciano le erbe vecchie, si salta il fuoco per avere fortuna e scacciare il malocchio. Il fuoco permette di combattere i mali: accendere un fuoco serve a sottolineare l’energia morente del sole, il passaggio dal buio alla luce, dalla morte alla vita.

Un’altra pratica è la danza intorno alle grandi pietre, considerate cariche di poteri magici: tale esperienza si collega al ballo intorno al falò che, pur avendo caratteristiche formali diverse, risulta un soggetto simbolico importante nel meccanismo rituale del culto solstiziale. Secondo le credenze popolari, chi fosse riuscito a saltare oltre il fuoco con un sol balzo avrebbe avuto buona salute per tutto l’anno e, in particolare, sarebbe stato lontano da febbre e mal di schiena.

Il fuoco è il sostituto del sole sulla terra, e riconduce a fecondità, purificazione, illuminazione. Il suo negativo, la distruzione, il divorare, bruciare è però anche sinonimo di rigenerazione.

In altri rituali, si raccolgono sette tipologie di erbe che si pongono sotto il guanciale la notte: l’erba di San Giovanni è detta Scacciadiavoli contro il malocchio; l’artemisia, cintura del diavolo, è per la fertilità; si usano anche la lavanda, la ruta, la malva, la mentuccia, il rosmarino, la salvia, anche il prezzemolo, l’aglio. La rugiada che cade nella notte del Solstizio d’estate o di San Giovanni (il 23 giugno) ha capacità di purificazione. Camminare o sdraiarsi nei campi la mattina presto, o meglio raccoglierla in un telo e poi strizzarla, berla, allontana il malocchio e favorisce la fecondità.

Le erbe raccolte durante la notte di San Giovanni erano ritenute le più adatte per filtri, pozioni magiche e praticare incantesimi. Infatti, in alcuni giorni dell’anno era possibile ottenere i maggiori benefici balsamici. In questa notte solstiziale, si viveva un momento magico perché, secondo un’antica credenza, il sole si sposa con la luna e da quella unione si riversano energie benefiche sulla terra. Le erbe bagnate dalla rugiada si trasformano in un farmaco potente per guarire le malattie. Esse servono a proteggere dalle streghe: alcuni si infilavano sotto gli abiti qualche erba di San Giovanni, dall’iperico alla lavanda, allo spicchio d’aglio da raccogliersi prima dell’alba, dalla verbena simbolo di pace e prosperità al ribes i cui frutti rossi sono chiamati anche bacche di San Giovanni.

Le donne non sposate, la vigilia della festa, prendevano tre fave: una con la corteccia intera, una senza, la terza spezzata nella parte superiore. La sera, coricandosi, la mettevano sotto il cuscino. Durante la notte dovevano prenderne una a caso: selezionando quella intera sarebbero state ricche; quella senza corteccia le avrebbe rese povere; infine, la fava spezzata avrebbe indicato che non sarebbero state né ricche né povere.

Nel Cilento, le fanciulle compivano riti per conoscere il loro destino. Secondo la testimonianza di Filomena Natella di Alfano si poneva in un bicchiere il bianco, l’albume di uovo, che si lasciava sulla finestra per raccogliere la rugiada di San Giovanni e dalla forma che si trovava la mattina si poteva scorgere il futuro sposo.

Ad una ragazza che aveva sposato un vecchio vedovo, un’amica domandò: “Come hai fatto a sposare un vecchio?”. Ella rispose: “Uh! è stata una furtuna, ca a me ‘a notte re S. Giuanni era assuto uno zico com’a ‘na canna cu nu jmmo accussì grande (è stata una fortuna, perché a me la notte di S. Giovanni dall’uovo era apparso un nano con una grande gobba)”. (Filomena Natella, Intervista, Alfano, 05.10.1996)

In molti paesi, il rituale propiziatorio più diffuso era praticato con la chiara dell’uovo messa in una bottiglia d’acqua e lasciata tutta la notte fuori, sul davanzale. A seconda della forma che la chiara avrebbe assunto al mattino seguente, si cercava di pronosticare il futuro.

a) quando nel disegno si individuava una torre, sarebbe stato opportuno cambiare casa;

b) se ci fossero stati dei fiori, sarebbe accaduto qualche avvenimento positivo;

c) le croci erano simbolo di morte;

d) le spighe recavano buone novità;

e) due torri simboleggiavano certezza assoluta di matrimonio.

Le ragazze tentavano, attraverso la forma approssimativa del disegno, di indovinare la professione del futuro sposo:

a) quando l’albume ricordava la forma di una pecora lo sposo sarebbe stato un pastore;

b) un’incudine indicava che sarebbe stato un fabbro,

c) una penna o un libro che si sarebbe trattato di un uomo colto;

d) una barca un marinaio;

e) una zappa un contadino.

Altro simbolo significativo è costituito dalle uova, che in molte cerimonie rappresentano la vita e la rinascita; un simbolismo ben adatto alla conformazione della festa, posta proprio in un momento stagionale che segnava la rinascita del periodo più fecondo dell’anno. Del resto, l’uovo è l’involucro materiale da cui si sviluppa la manifestazione concreta della vita, il segno della perfezione e simbolo cristiano della rinascita.

Nel Cilento, la forma dell’albume individuava anche il destino: una vela indicava un viaggio in America, dunque l’aspirazione di poter mutare la triste condizione di vita.

I significati legati alla figura di San Giovanni Battista rimandano anche all’acqua. La religione collega la rinascita attraverso l’acqua, battesimo con abluzioni e immersioni.  Da qui però lo sconfinamento verso credenze popolari è molto sottile. Il bagno nella notte del 23 giugno serviva a far passare alcune malattie: uomini e donne si rotolavano nudi nei prati per assorbire il potere della rugiada di San Giovanni, e fu facile attribuire alla rugiada della notte che precede la sua festa, effetti salutari, vedendo in essa un’acqua simile a quella utilizzata dal santo. È ancora oggi in uso recarsi all’alba sulla riva del mare e bagnarsi per preservarsi dai dolori reumatici. I contadini portavano sul lido le bestie, buoi e cavalli, perché si rinvigorissero e fossero immuni da malattie.

Infine, altre forme rituali erano legate a San Giovanni.

Le donne all’alba raccoglievano 27 noci; le affettavano con il mallo in cui erano ancora racchiuse. Le ponevano poi a macerare per 49 giorni in alcool.  Trascorso questo tempo strizzavano i frutti e con il liquido ottenuto, al quale si aggiungeva alcool e zucchero, si riempivano le bottiglie che si tenevano all’aperto per qualche notte. Questo sciroppo serviva ottimamente per calmare il mal di testa, mal di stomaco ecc.

Si mangiavano lumache per San Giovanni, sicuri che quell’alimento li avrebbe preservati dalla sfortuna. La lumaca infatti è ritenuta un simbolo lunare che indica la rigenerazione periodica a causa dei cornetti che mostra e ritira alternativamente così come la luna che appare e scompare nella sua ciclica morte e rinascita. Secondo la tradizione, le corna delle lumache sono simbolo di discordia; ma mangiandole e seppellendole nello stomaco la discordia viene scongiurata.

Molti lasciavano una ciotola di riso o di sale sui gradini, in modo che nessun essere stregato potesse entrare in casa prima di aver contato tutti i chicchi. Utile era anche infilarsi calze e camicia a rovescio (ancora oggi si dice che porta fortuna, se capita di farlo distrattamente) o indossare calze e scarpe spaiate.

 

(Rif.: Oltre ad alcune testimonianze dirette citate (Filomena Natella, intervista, Alfano, 5/10/1996, Giovanni Passarelli Di Napoli, intervista, Montano Antilia, 18/11/1998) sono stati consultati i volumi: AA.VV., Viaggio nel Cilento, Ed. CI.RI., Acciaroli (SA) 1984; AA.VV., Usi e costumi del Cilento, CI.RI. Cilento Ricerche, Acciaroli (SA) 1984; F. Dentoni Litta, Antiche tradizioni del Cilento, Ed. CI.RI., Acciaroli (SA) 1986; A. Cattabiani, Calendario. Le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno, Rusconi Libri, Milano 1988; A. M. Di Nola, Lo specchio e l’olio. La superstizione degli italiani, Laterza, Roma-Bari, 1993; P. Martucci, La festa, le credenze e i riti. I significati della Notte di San Giovanni nel Cilento, in Il Postiglione, anno XXI numero ventidue, giugno 2009, pp. 205-216; P. Martucci, Il volo rituale, Lo studio sociologico di una festa tra religiosità popolare e rappresentazione scenica, Independently published, 2024)

 

One Response to “I riti di San Giovanni”

  1. Nera d'Auto

    Bellissime queste tradizioni – occorrerebbe riproporle per sentire l’unicità di essere umani, oggi, nel periodo in cui IA tenda di cancellare l’essenza dell’essere!-

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

  Categoria: Ricerca e tradizione

1 2 3 5
Giugno 22nd, 2026

I riti di San Giovanni

Il mese di giugno, dal latino Iūnius derivato di Iuno ‘Giunone’, la dea cui era dedicato, è il mese del Sole, il sesto dell’anno secondo il calendario gregoriano, […]

Aprile 2nd, 2026

Le Confraternite nella tradizione identitaria cilentana

  Nella zona del Monte Stella, nel Cilento, sono ricche di elementi identitari le “Confraternite”, quelle rappresentazioni religiose rituali che […]

Febbraio 12th, 2026

Carnevale: le maschere comunitarie

La Màschkarata, una manifestazione che rievoca l’antico e tradizionale Carnevale di San Mauro Cilento, si caratterizza per una serie di […]

Novembre 7th, 2025

Considerazioni sulla ricerca dell’identità

Lo scorso 5 novembre 2025, i ragazzi della Scuola Secondaria di Primo Grado di Celle di Bulgheria hanno presentato la […]

Luglio 22nd, 2025

Torraca Libri – pietre, feste e magia

Venerdì 25 luglio 2025, alle ore 21:00 Piazza Olmo – Torraca (SA)     Nell’ambito del Progetto: “Territorio e Identità […]

Giugno 4th, 2025

Il Genius loci tra identità e appartenenza

L’identità è legata al Genius loci di una comunità, al suo senso di appartenenza, in cui i termini/concetti sono legami […]

Aprile 22nd, 2025

Sguardi sociologici 6 / Feste. La tradizione

Questo è il primo di tre sguardi che si occuperanno delle feste come fenomeno sociale.   Le feste sono in […]

Marzo 26th, 2025

L’immaginario sociale del Cilento

È stato pubblicato il volume: Ernesto A. del Mercato L’immaginario sociale del Cilento Introduzione Pasquale Martucci Independently published, 22 marzo […]

Marzo 19th, 2025

Feste e Culture Immateriali

È stato pubblicato il libro di Pasquale Martucci:  “Culture Immateriali. Lo studio delle espressioni festive nel territorio del Cilento, Alburni […]

Marzo 1st, 2025

‘A Màschkarata a San Mauro Cilento

Il centro cilentano dedicherà le giornate del 2 e del 4 marzo 2025 al Carnevale e alla Màschkarata, l’antico rituale […]