Quando si parla di beni culturali, si presuppone che l’intervento dell’uomo sia attento alla valorizzazione dei luoghi e alla riappropriazione della memoria collettiva, per far emergere spazi simbolici ed esistenziali di una comunità dove esprimere la tipica cultura identitaria.
Dobbiamo presupporre che le attività umane siano processi sociali e prodotti culturali, che includono le pratiche, le rappresentazioni, le espressioni, nonché le conoscenze e le abilità, le creatività: si tratta di azioni di interesse pubblico, destinate alla fruizione collettiva, che nell’ambito di una relazione sociale consolida e trasforma una cultura storicamente determinata.
Questo scritto si occuperà di eventi festivi, nell’area che in senso ampio può essere quella cilentana, ovvero di tutte le forme espressive valorizzate e trasmesse da una generazione all’altra, considerando ritualità e pratiche sociali. Saranno trattate le feste come risorse culturali, applicando metodi di ricerca qualitativa riferiti a criteri specifici: il contesto (i borghi nella dimensione storico-artistica ed architettonica); la longevità (tempo e durata); la significatività identitaria (contenuti socio-culturali trasmissibili), la partecipazione, la promozione, la condivisione, seguendo le indicazioni dell’IPIC (Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale Campano).
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