Pasquale Martucci
Publication year: 2020

Baruch Spinoza è tra le figure più affascinanti e fraintese della storia della filosofia, come è accaduto a tanti pensatori vittime di forzature o di deformazioni delle loro idee, specie se estrapolate in brevi frasi e citazioni, mettendo in rilevo ciò che è più comodo sottolineare. È diventato molto famoso nella seconda metà del seicento, stimolando il dibattito filosofico successivo a Cartesio e mostrando libertà di pensiero e coraggio di esprimere i suoi argomenti. È stato stimato dai filosofi più vari: da Goethe, Schopenhauer, Marx, Deleuze, Nietzsche, persino Einstein, che argomentò che il Dio degli uomini di scienza non può essere che il Dio di Spinoza. L’opera di Spinoza costituisce un punto di svolta nell’elaborazione filosofica, come sosteneva Hegel per sottolineare l’importanza decisiva del pensiero spinoziano nella genesi della filosofia moderna. Nella sua elaborazione teorica, trovano soluzioni inedite i principali motivi della filosofia appartenenti alle tradizioni culturali più disparate: dalla filosofia ellenistica, alla teologia giudaico-cristiana, alla filosofia neoplatonico-naturalistica; dal razionalismo cartesiano, al concetto di sostanza, di Dio e Natura; alle questioni politiche e religiose. L’attualità del suo pensiero è anche in relazione alla filosofia indiana e alle neuroscienze. Un’altra notazione su Spinoza che mi pare pertinente è riscontrabile ne: “Il pensiero delle pratiche”, il quarto volume delle opere di Carlo Sini, in cui la filosofia spinoziana è definita un originale esercizio filosofico in relazione ai rapporti fra la costruzione del sapere e la vita, il soggetto filosofico e la verità. Il riferimento centrale è un dialogo critico con l’ermeneutica del novecento, influenzato dalla rivoluzione copernicana del sapere moderno.

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