L’economia globale dipende in maniera essenziale dalla logica dello sviluppo, anche se lo stesso è difficile da realizzare in modo stabile e duraturo perché dispendioso e stressante politicamente, ecologicamente ed anche psicologicamente. Si afferma, pertanto, una forma di “destabilizzazione dinamica”, i cui sintomi sono: la crescita senza occupazione; la precarizzazione di segmenti importanti della popolazione; l’emergenza di una nuova classe di esclusi; l’insoddisfazione politica e le nuove forme di malcontento sociale.
Il perseguimento della crescita influisce poi sull’ambiente, producendo da un lato l’esaurimento delle risorse naturali e dall’altro emissioni nocive a un ritmo troppo veloce per essere considerato ecologicamente sostenibile.
Affrontando queste questioni, Hartmut Rosa, sociologo, filosofo e docente presso l’Università Friedrich-Schiller di Jena, noto per i suoi studi sulla modernità e il tempo sociale, sviluppa una teoria che si occupa di accelerazione sociale, il ritmo crescente della vita contemporanea che influenza le relazioni umane e il benessere. Successivamente, amplia la sua ricerca per trovare connessioni significative in un mondo dominato dall’accelerazione. Sostiene che la vita moderna è caratterizzata dalla tendenza alla velocità e alla competizione, che produce “disagio e insoddisfazione” ma agisce interrompendo anche “i “sogni, i desideri e i progetti di vita”, con il suo inarrestabile movimento. Certamente non possiamo sbarazzarci della competizione, ma la competizione rappresenta una delle forze motrici dell’accelerazione.
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