Vincenzo Aversano
Publication year: 2021

Di seguito riprendo un lavoro di grande interesse di Vincenzo Aversano, tratto dal “Bollettino della ASSOCIAZIONE ITALIANA di CARTOGRAFIA”, 2016 (158), 47-57.

 

Il valore imperdibile di toponimi e coronimi, «l’altra metà del cielo» nelle carte geografiche

di Vincenzo Aversano

 

Gli studi sui toponimi registrano negli ultimi decenni, sia in Italia che all’estero, un forte incremento, sancito dalla recentissima costituzione della “Unione IGU/ICA Commissione sulla Toponomastica”, un organismo operante a livello mondiale con statuto e obiettivi ben definiti, come quelli riportati nella Mozione finale del Convegno Internazionale Toponimi e Antroponimi: beni-documento e spie di identità per la lettura, la didattica e il governo del territorio. Tale assise fu organizzata nel 2002 dalla Cattedra di Geografia dell’Università di Salerno, coperta dal prof. Vincenzo Aversano, poi fondatore del La.Car.Topon.St. (Laboratorio di Cartografia e Toponomastica Storica). Grazie alle ricerche propiziate anche da questi due ultimi eventi, è stato rivalutato, in un approccio geografico- interdisciplinare, il ruolo dei toponimi, nella consapevolezza che essi spesso rimangono gli unici documenti della «storia globale» in grado di informarci sugli “spazi vissuti”, sui “generi di vita e strutture sociali” (usi e costumanze, sfruttamento del suolo, ecc.), sui rapporti materiali e culturali

con l’esterno. Partendo da questi dati di fatto, l’autore intende affermare il valore, finora disconosciuto, dei toponimi presenti anche nelle carte geografiche (di cui costituiscono «l’altra metà del cielo»), ai fini della Ricerca, della Didattica e della Pianificazione territoriale e settoriale (compreso il marketing del territorio). Il contributo infatti dimostra come da questi “documenti”, talora anche “monumenti” (quando antichi e rari), peraltro riconosciuti come beni culturali immateriali da parte dell’UNESCO, si possano ricavare, prescindendo dalla “tecnocrazia”: la georeferenziazione degli oggetti geografici denominati, anche se privi di simbolo; la delimitazione di spazi regionali di varia scala; la gerarchia dei centri abitati e le loro funzioni; elementi utili al governo del territorio, in quanto espressivi delle vocazioni dei luoghi e perfino delle zone “a rischio”; l’identità culturale di aree più o meno vaste, a seconda che i toponimi siano considerati singolarmente o nella loro rete complessiva.

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