Sabato 23 maggio 2026 – alle ore 18:30
presso il Centro Socio-culturale E. D’Orsi di Pellare
Incontro con lo psichiatra e antropofenomenologo
Luigi Leuzzi:
Itinerari dell’anima
Modera:
Aniello Amato (PhD Università Sapienza di Roma)
Saluti istituzionali:
Enrico Gnarra (sindaco Moio della Civitella)
Giuseppina Del Giudice (Direttrice del Polo Museale prof. G. Stifano)
Interventi:
Angelo Paolo Perriello (esperto di territorio e relazioni internazionali)
Aniello Amato (PhD Università Sapienza di Roma)
Luigi Leuzzi (psichiatra, antropofenomenologo)
Luigi Leuzzi è autore di diversi volumi che spaziano dalla fenomenologia all’ermeneutica, dalla relazione di cura nella Clinica psichiatrica ad un’antropologia dell’incontro.
Le sue sono proposte innovative che si indirizzano verso l’empatia e la reciprocità dei rapporti interpersonali. Il suo sguardo è quello di un flaneur de rural che indaga l’anima mundi, connettendo psichiatria, antropologia e filosofia.
Non trascura la ricerca territoriale: si occupa da anni di studi sul megalitismo, la dimensione ancestrale delle nostre comunità, introducendo concetti interessanti sull’origine del territorio, sul concetto di religio e sulle popolazioni ataviche che hanno posto al centro il ruolo della Grande Madre.
Negli ultimi tempi si è interessato delle società attuali, partendo dalle identità evolutive, indagando i disagi rappresentati dall’homo digitalicus ed approdando al narcisismo, quella dimensione più deleteria delle relazioni umane nella vita quotidiana.
Di seguito, una traccia dell’intervento che terrà sabato 23 maggio.
Una analisi junghiana individuale si conclude con l’analisi del contesto antropico di appartenenza e pertanto un psichiatra e psicoterapeuta si trova ad indagare la terra delle origini in una prospettiva antropologico-culturale ed ermeneutica .
Il Cilento e la Lucania Occidentale si presentano con una anima mundi che va esplorata con un dialogo immaginario con l’anima individuale di ciascuno di noi come ci indica James Hillman proprio mentre , nel contempo, si avverte il disagio di chi vive in un territorio antropico presepificato dove il linguaggio atavico ha perso la presa del mondo ed un paesaggio antropico privo di ogni rimando simbolico con le attività archetipiche si offre ad uno sguardo fossile capace di cogliere solo la nostalgia di un passato che non si riattualizza.
In questa prospettiva il tema della restanza diviene indifferibile giacchè il corpo è ancorato ai luoghi mentre la mente vaga verso altre mete.Cosicchè si ci ritrova ad esercitare lo sguardo di un flaneur de rural che coglie semmai nessi semantici che contrastano con una dispersione ed uno smarrimento del sé proprio mentre si incontra una alterità difficile da decodificare ,rinvenendo una crisi della presenza a cui non è possibile affiancare una coralità coesistentiva .Mentre l’abitante medio di questi luoghi ci si sottrae alle consuetudini ataviche ed è pervaso da un sentimento di perdita che fa venire meno ogni slancio vitale e quindi invita ad ritrovare un rimedio opportuno nel tentativo di cogliere una religio che tenga insieme gli aspetti frammentari della nostra società ancestrale.I culti mariani extraurbani sono la testimonianza di consuetudini ancestrali che cementavano le communitas ,i riti e le sagre che attraversano un territorio nostalgico in cui la rievocazione di un passato non è più riattualizzabile mentre accoglie un disagio collettivo a cui bisogna dare delle risposte in termini di identità evolutive che accolgano l’incontro con l’alterità.
Questo orizzonte di senso richiede un atteggiamento empatico che diviene il rimedio per il nostro vivere moderno di homo digitalicus con uno spazio ed un tempo ellittici che ci ritrova incapaci di presentificarci in intersezioni comunitarie .La fenomenologia applicata alla psichiatria è un approccio che nasce dalla filosofia di Husserl , Heidegger e Jaspers ,poi portato in clinica da autori come Binswanger, Minkowski e Blankenburg .Invece di partire solo dai sintomi e dalle diagnosi statistiche ed epidemiologiche come codificato nel Manuale del DSM V R ,l’antropo-fenomenologo guarda il pz come vive la malattia dall’interno e specie si costituisce nell’epochè ,nella sospensione del giudizio e delle categorie diagnostiche precostituite e prova a cogliere l’esperienza del pz. così come si da ,analizza come è strutturato il mondo nella sua lebenswelt –mondo della vita del pz .psicotico ,ossessivo .Ad es.nella melanconia il tempo vissuto è rallentato ,bloccato.
Nella Schizofrenia crolla l’evidenza naturale del mondo. L’incontro dunque non può prescindere da un atteggiamento empatico [empatismo] per la comprensione eidetica del disagio psichico mentre con Heidegger ci si orienta verso la costituzione dell’esserci nella gettatezza dell’ente che mentre si disvela diviene emergenza costitutiva e coesistentiva ,non tacendo l’apporto di Jaspers che introduce il tema della derivabilità del deliro comprensibile o meno ,oltre l’inderivabilità interviene il fenomenologo che declina la particolare costituzione del dasein [esserci] nel mondo di vita “Lebenswelt” :si analizza dunque come è strutturato il “mondo” del pz.psicotico, depresso, ossessivo.Il contributo antropo-fenomenologico coniuga la fenomenologia all’antropologia culturale. Si studia come la cultura,i miti che abitano il territorio plasmano il vissuto psicopatologico e il disagio dell’individuo nelle comunità di appartenenza .L’empatìa diviene lo strumento euristico per comprendere come la cultura,i miti,i culti mariani, il megalitismo e l’identità locale costituiscono la chiave di accesso al disagio psichico individuale e collettivo.
La fenomenologia diventa strumento di cura ,non solo di ascolto mentre la patologia si legge anche attraverso la mancata consapevolezza dell’identità culturale nel Cilento. Se si applica la fenomenologia antropologica agli studi sul Cilento si incrocia il vissuto psichico individuale con il mito ed il territorio transitando dal sintomo al disagio del mondo della vita del Cilento .Non si legge il disagio psichico solo come disturbo individuale ma come espressione di un mondo della vita plasmato dalla storia e dalla geografia cilentana.
Nella “Terra dei tristi” e “il Cilento un’isola” si indaga come l’isolamento orografico ,la migrazione e la perdita di identità collettiva modifichino la struttura del tempo e dello spazio vissuto .Esempio :”il sentirsi isolati” non è solo metafora bensì diventa categoria esistenziale.Nella mito -archeologia ho condotto studi ventennali sulle corrispondenze mitoarcheologiche dei culti mariani extraurbani nel Cilento e nella Lucania Occidentale ed ho rinvenuto una chiave ermeneutica che consente di attestare che i santuari mariani per il sincretismo pagano cristiano che li pervade simbolicamente a partire dal megalitismo ,i riti,le leggende ancestrali siano strutture simboliche che organizzano e danno risposte al vissuto di malattia ,al sentimento di perdita di un vissuto collettivo .
Il megalitismo presente sotto forma mitica rivela verità nascoste del territorio Cilentano a partire dall’eredità dell’ethnos lucano ed in età protostorica dagli indigeni proto-italici.Quindi si può comprendere il mito come incoscio collettivo territoriale .L’empatìa da tecnica terapeutica diviene chiave di comprensione del “Cilento che resta ,tra identità e cambiamento”. Nella “Architettura Sacra del Megalitismo” e nella “ Mitoarcheologia del Territorio” rinviene nel megalitismo e nei luoghi sacri percorsi ed itinerari dell’anima individuale e collettiva che strutturano l’orientamento spaziale,temporale e coesistentivo degli abitanti .
Alla perdita di questi riferimenti identitari si accompagna a una perdita del mondo in analogia con le forme depressive e dissociative nella sua deriva antropologica individuale e collettiva .Ad uno sguardo fenomenologico non sfugge nel paesaggio antropico un disagio coesistentivo perchè la perdita di coscienza comunitaria si accompagna ad una struttura dell’esperienza che è causa di un disagio individuale oltre che collettivo.
Bibliografia
1) “Un anima ,un luogo”:un contributo per un processo di individuazione del Cilento e del Vallo di Diano.,edito dal Centro di Promozione Culturale per il Cilento,con prefazione del prof.Domenico Chieffallo. 2010
2)“La terra dei tristi:il Cilento.La ragione antropologica del sospetto.”, idem, 2012
3)“Il Cilento,la Grande Madre:iterazioni simboliche e magico-rituali nella terra di Maria”.Edito dal Centro di promozione Culturale del Cilento .2014
4) “Il Cilento,un’isola iterazioni e comparazioni identitarie .” con la prefazione del prof.Amedeo La Greca .Edito dal Centro di Promozione Culturale del Cilento.2017 .
5)“Architettura Sacra del Megalitismo nel Cilento.” con prefazione prof Amedeo La Greca .Edito dal Centro di promozione Culturale del Cilento.2019
6) “Mitoarcheologia di un Territorio:il Cilento e la Lucania Occidentale” con prefazione del prof Fernando La Greca,edito dal Centro di Promozione Culturale del Cilento . 2022
7)”Megalitismo del Cilento e della Lucania Occidentale tra indicatori etno-culturali e corrispondenze mito-archeologiche .” Edito dal Centro di Promozione Culturale del Cilento .2023 in stampa su richiesta su Amazon
8)Il Cilento che resta tra identità e cambiamento.” ,independently published Amazon ,2025
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