Uno spazio delimitato, dove si svolgono azioni da parte degli uomini che lo occupano, rappresenta certamente il contesto ideale per le piccole comunità, come Campora, quelle in cui è ancora possibile affidarsi a legami stretti, rapporti di fiducia, momenti di solidarietà.
Quando si parla di comunità si attivano dinamiche riguardanti il narrare e narrarsi: si tratta cioè di proporre non solo in senso endogeno ma anche esogeno le caratteristiche specifiche di un luogo, di una forma aggregativa vivente che insiste in un contesto ed intende proporlo e valorizzarlo. Il tema della narrazione assume una funzione che va ben oltre la comunicazione e la rappresentazione dei territori; raccontare un luogo, infatti, non significa solo descriverlo, ma interpretarlo per costruire la sua identità collettiva.
In sintesi, narrare storie significa: a) costruire, connettere e valorizzare un gruppo di persone (una comunità); b) valorizzare il patrimonio culturale; c) creare inclusione (narrazioni diverse); d) rafforzare i legami sociali (processo di condivisione per nuovi progetti comuni); e) stimolare la crescita personale (la narrazione come strumento che favorisce il pensiero critico e la creatività).
Nel Programma Communitas si compie un’azione di narrazione, ovvero elaborare e comunicare, ricordando e anche immaginando, per dare “senso” agli eventi, alle relazioni e costituendo uno dei principali canali attraverso cui gli individui costruiscono e consolidano legami: diventa centrale la memoria storica che valorizza gli spazi tra vie e piazze.
Gli esempi sono elequenti: Via Gelso (che evoca l’allevamento del baco da seta); Via del Genio (presenza di artigiani del legno, del ferro e della pietra, essenziali per l’economia agro-pastorale); Piazza Padre Giuseppe Feola (illustre personaggio della storia risorgimentale, nativo del paese); Largo Regina Margherita (regina impegnata in opere sociali); Scuola elementare Nicola Ciardo (per la funzione pedagogico-educativa, di coesione sociale e crescita, progresso individuale e collettivo); Piazza Amendola (dedicata all’azione politica e alle idee democratiche e liberali); La Laura (località rupestre e boscosa dove si ebbero i primi insediamenti monastici).
A ben vedere, si tratta di luoghi di memoria che evocano non solo origine e storia, ma rappresentano i simboli che intendono mostrare quella comunità. Ad essi sono associati i due Murales (che simboleggiano l’uno i migranti e l’altro la figura di padre Giuseppe Feola), La statua lignea di Padre Pio e Il Cristo risorto in ferro battuto (forte presenza religiosa); L’aquila appollaiata (la scultura in legno di un rapace che scruta l’ambiente). La natura del luogo è centrale con gole e anfratti, estesi boschi di quercia e di cerro, piante di leccio, frassino, carpino, ginestra, querciolo, agrifoglio. Interessanti sono i mulini ad acqua, i lavatoi, i ponti medievali, i selciati, i pozzi imbriferi, le masserie, i muri a pietra viva; infine, un complesso megalitico, nascosto nella boscaglia tra rami contorti, con due dolmen e un menhir.
In questa comunità, gli eventi e le attività sono legati alla tradizione: Danze e serenate prematrimoniali e Spettacoli teatrali (rappresentano usanze e costumi di un tempo); Lo sparo al prosciutto (in uso dalla fine del 1800, che coinvolge i cacciatori del territorio). Una caratteristica specifica era costituita da: La raccolta delle ghiande, con squadre di cittadini che si inoltravano nei boschi di quercia e di cerro per trovare il nutrimento degli animali.
Tra le manifestazioni significative di Campora: La tosa delle pecore, che si svolge verso la fine giugno in occasione dell’approssimarsi dell’estate. Nell’oasi di Nisi viene allestita una Festa popolare dove è possibile gustare una cucina a base di carne di pecora, farcita con formaggio e vari aromi naturali; La festa della carne alla brace è un appuntamento che cade dopo il cinque di agosto, con piatti a base di trittici di carne arrostita su carboni ardenti di legna. La serata è allietata da musiche e balli popolari, con esibizioni che favoriscono la partecipazione del pubblico.
Narrando le specifiche risorse materiali e immateriali, si realizza una funzione che permette di elaborare, interpretare, comprendere, evocare, i valori e le azioni compiute in una comunità, perché il racconto attualizza e descrive il rapporto passato/presente/futuro.
Affidandosi ad una memoria collettiva da far conoscere e trasmettere, si crea e si plasma la storia nel suo divenire, e di conseguenza raccontare e raccontarsi propone un radicamento sociale che realizza l’archivio/memoria, una “memoria istituzionalizzata”, in cui i beni culturali sono il luogo dove avvengono i processi che permettono ad una comunità di sopravvivere e perpetuarsi.
Si rinsaldano le identità territoriali che consentono di “riconoscersi” e “comunicarsi agli altri”: per questa ragione i racconti possono essere definiti “espressioni di diverse soggettività” che entrano in interazione. Sono situati nel tempo e nello spazio e mossi da intenzionalità, consapevoli o inconsapevoli, e da interessi, interpretazioni, visioni che orientano l’agire nelle dinamiche sociali e spaziali. Diventa importante anche la funzione di ricezione del racconto, organizzata attorno all’identità del destinatario, dunque al suo sistema di valori, credenze, modelli culturali, registri interpretativi, come sosteneva Paul Ricoeur.
Occorre tuttavia che queste dinamiche determinino “narrazioni condivise” che si esercitano attraverso vari canali: quello “verbale” ma anche e soprattutto “immaginario e simbolico”, che servono a ricostruire l’appartenenza comunitaria nel legame con le origini in una dimensione evolutiva.
Le narrazioni raccontano la cornice culturale (frame) da cui proveniamo, ma offrono anche possibilità future. Esse si situano nell’“orizzonte delle attese”, in una sorta di “futuro presente”, prodotto dall’interazione e co-creazione tra la dimensione culturale radicata nel passato e la speranza di una prospettiva. Il patrimonio culturale di una comunità svolge pertanto un ruolo vitale nel preservare le tradizioni e la storia, consentendo alle comunità di mantenere le loro identità uniche e tramandare preziose conoscenze alle generazioni future.
In conclusione, si può asserire che il Programma Communitas intraprende nuove direzioni per realizzare un processo, perché per sviluppare comunità significa “imboccare un cammino”, attraverso “impegno e responsabilità collettiva”, lasciando spazio alle motivazioni, alle idee e soprattutto “al senso del possibile di ciascuno”. Un altro elemento è quello di “avvicinare i mondi”, valorizzando la capacità delle persone di incontrarsi e di mettere in moto forme autonome di attenzione per il loro patrimonio, trovando il modo di non disperderlo.
È nella riscoperta dell’impegno politico “personale e collettivo” e nello scambio di “pratiche sociali”, che si realizzano interventi di promozione dell’accoglienza per tutelare la programmazione di momenti di confronto, di contenimento e rivitalizzazione di prassi consolidate, mirati anche alla ridefinizione di un nuovo senso civico collettivo.
Interessante iniziativa quella portata avanti col programma communitas dal professore Perriello che il sociologo Martucci con una magistrale nota a margine descrive perfettamente!
Il progetto Communitas proposto dal prof .Angelo Paolo Perriello e da noi condiviso rende fruibile una co-narrazione a partire dalle vicende originarie della sua corale comunita’ Camporese.In questo “villaggio della memoria e dell’anima’”e in questi luoghi come evocato nel suo libro”il Paradiso” si coglie ancora la lezione di Campanella e l’incontro si fa carne viva in un connettivo di relazioni ,toponimi ed emergenze storiche e paesaggistiche si coglie ancora l’anelito civico e psicopedagocico del maestro Ciardo e lo slancio libertario e spirituale di padre Feola .Il contributo del nostro Martucci raccoglie e descrive con perizia di metodo ed intenti tutto questo e non solo.Complimenti