La longevità della popolazione è una caratteristica delle aree più interne del nostro Paese.
Un Report Istat conferma la tendenza, ormai consolidata, dell’aumento degli ultracentenari. In riferimento al 1° gennaio 2025 le persone che superano la soglia dei 100 anni, residenti in Italia, sono 23.548: l’82,6% è rappresentato da donne; i supercentenari (105 anni e più) sono 724 (la quota di donne sale al 90,7%). Coloro che hanno superato i 110 anni sono 19, di cui soltanto uno di sesso maschile. La donna più anziana dell’intero Paese, di 115 anni è dell’avellinese: la terza in Europa e la quarta a livello mondiale.
La prima osservazione che si può fare è che incide sulla longevità la qualità della vita: oltre l’89% dei centenari in Italia vive in famiglia. È centrale il supporto di reti familiari solide che permettono di gestire tutte le fragilità, riducendo il rischio di isolamento e favorendo la continuità delle abitudini personali.
Altro fattore rilevante è il contesto territoriale: i piccoli centri e le comunità coese permettono di vivere più a lungo. Incidono: l’alimentazione (ricca di verdure, legumi, pesce, povera di grassi); lo stile di vita (forte senso di comunità, integrazione sociale, vita rurale); ambiente (aria pulita, ritmi di vita più tranquilli); fattori psicologici (resilienza, ottimismo e legami forti).
Gli esempi territoriali in cui si sviluppa la longevità e la vita sana sono stati rilevati attraverso lo studio delle cosiddette blue zone, aree del mondo dove la speranza di vita è più alta rispetto alla media mondiale. Nonostante una diversità geografica e culturale, in queste aree convivono alcuni tratti comuni che sono stati messi in rilievo dal documentario: “Blue Zones: i segreti della longevità”, realizzato da Dan Buettner, il ricercatore che ha dedicato la sua vita a studiare le variabili connesse alla longevità.
Nel documento prodotto, è stato rilevato come essenziale lo stile di vita diffuso in alcune comunità del mondo. Le cinque zone blu individuate sono: Okinawa, Giappone (dieta a base di verdure e relazioni comunitarie strette); Ogliastra, Sardegna-Italia (alimentazione mediterranea e una vita attiva); Nicoya, Costa Rica (attenzione alla vita sana e una dieta ricca di mais e fagioli); Ikaria, Grecia (ritmi lenti e dieta mediterranea); Loma Linda, California (comunità di Avventisti del “Settimo Giorno”, che segue diete vegetariane e uno stile salutare).
Nel dettaglio, il documentario rileva i nove fattori che consentono lo sviluppo di una vita più lunga: 1) il movimento naturale – esiste un contesto che induce le persone a muoversi senza sforzo (coltivano giardini, camminano molto e svolgono lavori manuali); 2) lo scopo di vita – è importante avere una ragione chiara e definita per alzarsi ogni mattina; 3) rilassarsi – vivere senza stress, o meglio affrontarlo e gestirlo attraverso i ricordi, le preghiere, il riposo); 4) mangiare fino all’80% – fermarsi per non sovra-alimentarsi, e ciò permette di prevenire l’obesità; 5) dieta a base vegetale – legumi, come fagioli, fave, soia e lenticchie, sono fondamentali; la carne viene consumata in occasioni speciali e in piccole quantità; 6) un bicchiere di vino – con moderazione e preferibilmente tra amici, rafforza anche i legami; 7) la spiritualità – la maggior parte dei centenari appartiene a una comunità religiosa; 8) la famiglia – tenere i genitori e i nonni anziani nelle vicinanze o in casa, prendendosene cura; 9) vivere la tribù – le reti sociali comunitarie permettono di vivere più a lungo.
Oggi sono diverse le ricerche che hanno posto in primo piano il Cilento, per indagare la presenza dei centenari, rilevando che i principali tratti riguardano soprattutto le zone rurali e interne, caratterizzate da un forte legame con la famiglia, la comunità, la pratica religiosa, le tradizioni locali. Tutto ciò è poi connesso con l’ambiente, l’alimentazione e lo stile di vita. Quest’ultimo può essere definito diaita, che non è solo legato al cibo, ma è anche vivere i luoghi dove la natura è meno inquinata, dove ci sono i silenzi e l’ascolto di suoni lievi e tranquilli, dove le acque limpide di corsi d’acqua passano frettolosi e sembrano avvolgere in un’atmosfera di tranquilla beatitudine. È il ritmo lento delle comunità piccole, poco abitate, dove le persone hanno un modo di pensare, di vivere e di custodire i segreti della memoria.
Volendo fare un parallelismo con le “zone blu”, troviamo nel nostro territorio: 1) uno stile di vita che si manifesta per ritmo lento, rilassato e senza stress; 2) un’alimentazione che si riferisce alla dieta mediterranea, ai prodotti locali; 3) la natura, il clima, il paesaggio, costituiti da montagne, grotte, costa, borghi, che permettono di passeggiare, vivere nella contemplazione; 4) la cultura (storia, tradizioni, ma anche, in senso esteso, ad attività umane legate ad artigianato e prodotti tipici).
In generale, la longevità è determinata dall’interazione di fattori genetici, ambientali e comportamentali che sono presenti nella storia, nel vissuto e nel contesto di vita di ogni individuo. Le indicazioni per permettere di vivere una vita più sana e più lunga sono: abitare in un ambiente meno caotico e inquinato; appartenere a un nucleo familiare stabile e unito; rispettare le normali regole dell’educazione alla salute; cercare di prevenire malattie e stress; vivere una vita soddisfacente, positiva e relazionale.
Il 29 Gennaio 2026 ha scritto:
Gaetano Barbella
Caro Pasquale Martucci
Mi meraviglio della considerazione straordinaria dei casi di longevità della nostra terra, gli ultracentenari. Ma è lo specchio dell’uomo epocale che contrasta con i casi di longevità.
Guardiamo l’uomo epocale con tutte le sue conquiste, e per un attimo non guardiamo il lato cattivo delle guerre e dei malfattori rivolti al male che sono l’inevitabile conseguenza. Come a immaginare che sia il lato positivo dell’avvenire dell’umanità che non può essere indisposto. L’uomo si evolve grazie a tutte le sue conquiste, è indispensabile. ‘È questo il suo destino.
Però la visione delle cinque “Blue Zone” mondiali, territori dove si vive più a lungo e in salute, è come ritornare al passato, quasi all’età della pietra.
Infatti vediamo uno dei casi di longevità di casa nostra, per esempio a Ogliastra, Sardegna orientale, dove il tempo sembra scorrere diversamente. Questa terra aspra e antica custodisce il mal segreto della vita perché così va visto e non il contrario che tanto sembra voler indicare come esempio di vita sana. A Perdasdefogu, paese di 1.711 anime, vivono 9 centenari.
Qui la famiglia Melis ha scritto la storia. Otto fratelli e sorelle hanno superato insieme gli 828 anni di età, conquistando il Guinness dei primati come famiglia più longeva del mondo.
L’Ogliastra è una delle cinque “Blue Zone” mondiali, territori dove si vive più a lungo e in salute. Eppure qui mancano le comodità che crediamo indispensabili: ospedali all’avanguardia, centri benessere, tecnologie mediche sofisticate.
Ciò che abbonda è altro: aria pulita, cibo genuino, ritmi lenti, in contrasto con il cattivo destino della nostra terra.
Che significa tutto questo? Doppiamo abolire gli ospedali all’avanguardia, centri benessere, tecnologie mediche sofisticate?
In contrasto con i casi di longevità, significa che è il progresso espresso in molteplici modi è bandito, perché da ciò deriva il male dell’uomo.
Ecco la considerazione chiave della vita con due facce in contrasto fra loro: progresso e ritmi lenti.
Gaetano Barbella
Il giorno 29 gennaio 2026 ha scritto:
Pasquale Martucci
Caro Gaetano,
vado all’essenziale. Dove c’è un certo stile di vita legato ad alimentazione, relazioni significative, poco inquinamento, diciamo: ruralità contrapposta ad accentuata urbanizzazione, c’è longevità. È cosa innegabile! Non credo tuttavia, da studioso dei fenomeni sociali, che le questioni si possano risolvere in progresso o regresso, in posizioni così antitetiche e definitive. Certamente la società cambia … ma quale progresso perseguire? Quello del capitalismo e della crescita come unico parametro per misurare lo sviluppo? Ritornerò su ciò nei prossimi scritti.
Intanto, la saluto con grande cordialità.
Il giorno 30 gennaio 2026 ha scritto:
Gaetano Barbella
Caro Pasquale
Teme che la mia conclusione “apparentemente” ostile al fenomeno della longevità, sia disapprovata. Si capisce che in realtà il mio pensiero è come lei ha detto, cioè:
«Dove c’è un certo stile di vita legato ad alimentazione, relazioni significative, poco inquinamento, diciamo: ruralità contrapposta ad accentuata urbanizzazione, c’è longevità.»
Ma non si tratta di “misurare lo sviluppo” come dice lei, anche se provvisoriamente in attesa di nuove spiegazioni.
Ho cercato di far capire che ci si trova in una situazione di certo GIANO BIFRONTE, due etiche non a confronto ma rivolte… che si allontanano: il nano della longevità e il
gigante del progresso, ma dalla vita media breve, sempre più breve. E sarà la Terra che li ospita a decidere il loro avvenire e sappiamo come purtroppo.
La spiegazione sul “nostro” GIANO BIFRONTE risiede nel PENSARE. La MORTE è in questa sede, ma il progresso e quindi l’avvenire dell’uomo, non può farne a meno.
Mentre i longevi lo usano limitatamente per vivere. Dare VITA al PENSARE però, è disporlo al bene e non al male. È un atto chirurgico che duemila anni fa tentò di fare il Cristo e, forse oggi ne occorre un altro per fare il successivo.
Cordialità
Gaetano