In un mondo in cui le politiche dello sviluppo sono concepite in termini di produzione e consumo, che causano disuguaglianze, disoccupazione, riduzione delle risorse naturali, inquinamento, occorre ridefinire un nuovo rapporto tra uomo e natura.
Già Giovanni Demaria, a partire dalla metà del novecento, aveva proposto un sistema teorico fondato sulle interrelazioni fra economia e ambiente extra-economico, in quanto le dinamiche economiche sono frutto di accadimenti e condizionati da strutture che non sono oggetto di spiegazione della teoria economica. Se esiste un ordine naturale dotato di regolarità e automatismi, c’è anche “la sua intrinseca mutabilità e indeterminazione”, considerando il principio di Werner Heisenberg. Soprattutto nell’economia dinamica, l’indeterminazione implica leggi dinamiche probabilistiche che consentano solo previsioni di breve durata. Se Joseph A. Schumpeter introduce quale unico originatore di dinamismo l’imprenditore innovatore, Demaria sosteneva i macrofattori storico-sociali che permettono di orientarsi nella realtà sociale.
Occorre adottare dunque un approccio all’intero sistema mondo per intervenire attraverso profondi cambiamenti che facciano ripensare il concetto di crescita, che oggi significa potere coloniale del finanzcapitalismo, coinvolgendo la società e analizzando i bisogni della popolazione specie quella più marginalizzata.
Ricordo solo alcuni volumi significativi che negli ultimi anni hanno favorito un dibattito per criticare le visioni economiche che non puntano ad uno sviluppo sostenibile: G. Rist, Lo sviluppo. Storia di una credenza occidentale, Bollati Boringhieri, 1997; L. Zoja, Storia dell’arroganza. Psicologia e limiti dello sviluppo, Moretti&Vitali, 2003; M. Bonaiuti, Obiettivo decrescita, EMI 2004; A. De Benoist, Comunità e decrescita. Critica della ragione mercantile, Arianna Editrice, 2005; M. Pallante, La decrescita felice. La qualità della vita non dipende dal PIL, Editori Riuniti, 2005.
Serge Latouche è un autore che racconta la sua idea di crisi dell’attuale modello e analizza il rapporto tra ecologia, economia e filosofia: ha sostenuto la necessità di un cambiamento culturale ed una presa di coscienza urgente e di portata globale, recuperando il “senso del limite”. Ha scritto sulla “decrescita”: Il pianeta dei naufraghi. Saggio sul doposviluppo, Bollati Boringhieri, 1993; Il pensiero creativo contro l’economia dell’assurdo, EMI, 2002; Sopravvivere allo sviluppo. Dalla decolonizzazione dell’immaginario economico alla costruzione di una società alternativa, Bollati Boringhieri, 2005; La scommessa della decrescita, Feltrinelli, 2014; Breve trattato sulla decrescita serena-Come sopravvivere allo sviluppo, Bollati Boringhieri, 2015.
In: L’abbondanza frugale come arte di vivere. Felicità, gastronomia e decrescita (Bollati Boringhieri, 2022), Latouche promuove il consumo consapevole, la produzione locale, la riduzione dell’orario di lavoro e la redistribuzione della ricchezza. Occorre percorrere una vita di “armonia civile”, di “beatitudine spirituale”, di frugalità sobria e serena, intesa come autolimitazione conviviale e gioiosa. Le principali indicazioni sono: 1) riduzione dei consumi, privilegiando la qualità; 2) sostegno alle economie locali; 3) rallentare i ritmi di vita; 4) distribuzione più equa della ricchezza; 5) sostituire il PIL con indicatori che misurino la qualità della vita.
Si tratta, cioè, di cambiare valori e concetti, mutare le strutture, rilocalizzare l’economia e la vita, rivedere nel profondo i nostri modi di uso dei prodotti.
In Italia, l’Associazione per la Decrescita intende promuovere una riflessione critica e un cambiamento culturale sui paradigmi di crescita economica, attraverso visioni alternative di benessere e sostenibilità; il Movimento per la Decrescita Felice traccia l’evoluzione che sta avvenendo nel mondo con la proposta di una transizione verso una società libera dal dogma della crescita. Ci sono poi movimenti ecologisti e per la giustizia sociale, nonché ambiti di ricerca accademici e alcune forze politiche, che pongono al centro la realizzazione di un processo di trasformazione strutturale, ecologico ed economico, del sistema sociale esistente.
Ad ogni modo, l’idea è di agire per proporre un modello che vada “oltre la crescita”, investendo i soggetti politici e istituzionali, la società civile, per puntare al benessere, all’equità, a forme di democrazia attiva. La Caritas ha curato e pubblicato nel novembre 2025 il volume: Andare oltre la crescita economica. Il ruolo dell’Europa nella costruzione di una economia giusta (EDB, 2025), per sollevare le contraddizioni di un approccio che insegue le tendenze competitive globali. Si propone la riscoperta dei valori fondativi di un’Europa sociale, “centrata sui bisogni reali e orientata alla riduzione delle disuguaglianze”, per sfidare il mito della crescita infinita.
Certamente è necessario modificare il modo in cui sono oggi “pensati l’economia e i comportamenti individuali, oltre che le azioni politiche internazionali”. Le indicazioni sono di intraprendere un percorso complesso che attraverso studi e ricerche possa indirizzare verso il cambiamento di prospettiva. Sei sono le dimensioni che possano portare al benessere e alla sostenibilità: 1) benessere come dimensione della qualità della vita, che include indicatori di salute, istruzione, reddito disponibile e accesso ai servizi pubblici essenziali; 2) risorse sociali ed economiche che producano investimenti in capitale umano, infrastrutture, ricerca e sviluppo; 3) resilienza, partendo dall’adattamento alle transizioni globali, come la crisi climatica, la digitalizzazione e l’invecchiamento demografico; 4) natura e limiti planetari, considerando l’ambiente in termini di indicatori legati alla biodiversità, alle emissioni di gas serra, al consumo di risorse naturali e alla qualità dell’aria e dell’acqua; 5) inclusione, considerando i diversi gruppi sociali (generazioni, genere, coesione); 6) capacità e qualità istituzionale, nel senso di efficienza e affidabilità delle istituzioni pubbliche nel promuovere politiche legati alla governance, alla trasparenza e alla fiducia nelle istituzioni.
Oggi è sempre più diffusa la consapevolezza che viviamo in un ambiente naturale dotato di capacità limitate di rigenerazione delle risorse. Il modello economico dello sviluppo sostenibile, ad esempio, è stato pensato per non ridurre irreversibilmente il capitale naturale puntando soprattutto sullo sviluppo qualitativo. Sono le tesi sostenute nel libro: Oltre la crescita. L’economia dello sviluppo sostenibile, di Daly Herman E. Daly (Edizioni Comunità, 2001). La distinzione è tra crescita e sviluppo, che viene tradotta nel senso che la prima riguarda la “quantità dei beni e servizi”, mentre lo sviluppo include indicatori qualitativi, come salute, istruzione e infrastrutture.
Le prospettive per una diversa concezione della crescita possono dunque essere definite attraverso alcuni modelli: 1) decrescita (ridurre produzione e consumo), secondo le indicazioni di Latouche; 2) post-crescita (i cambiamenti radicali nello stile di vita integrano i progressi tecnologici), sul modello introdotto da Giampaolo Fabris: La società post-crescita. Consumi e stili di vita, Egea, 2010; 3) crescita verde (innovazione verde per la sostenibilità delle risorse), come indicato in: Alessio Terzi, La crescita verde: Il futuro dell’economia nell’era del cambiamento climatico, Edizioni Ambiente, 2024; 4) economia della ciambella (una nuova mentalità che ci liberi dalla dipendenza dalla crescita, riprogettando il denaro, la finanza e il mondo degli affari, per metterli al servizio delle persone), come sosteneva Kate Raworth, L’economia della ciambella. Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo, Edizioni Ambiente, 2025, or. 2017, per arrivare a un’economia circolare capace di rigenerare i sistemi naturali e redistribuire le risorse, consentendo a tutti di vivere una vita dignitosa in uno spazio sicuro ed equo.
L’Agenzia Europea per l’Ambiente nel 2021 ha prodotto il documento: Crescita senza crescita economica, in cui si sostiene che le società devono ripensare cosa si intende per crescita, progresso e sostenibilità globale. Il mondo sta attraversando un rapido cambiamento che tuttavia non si occupa della complessità dei bisogni umani, puntando invece sulla grande accelerazione del consumo umano e del degrado ambientale.
In esso si afferma che l’economia della ciambella, la post-crescita e la decrescita sono alternative alle concezioni tradizionali di crescita economica; lo stesso Green Deal europeo e altre iniziative per un futuro sostenibile richiedono non solo cambiamenti tecnologici, ma anche cambiamenti nei consumi e nelle pratiche sociali. Se la crescita è culturalmente, politicamente e istituzionalmente radicata, occorre fare un grande lavoro di modifica delle mentalità per affrontare le barriere che limitano un’innovazione sociali in termini democratici.
Nonostante le ricerche non siano univoche, gli ultimi decenni hanno visto iniziative per “ripensare l’economia”, cercando di realizzare il disaccoppiamento del rapporto benessere/crescita economica. Studi sulla transizione, la scienza post-normale, l’economia ecologica e la resilienza, rilevano come la sfida sarà quella di considerare obiettivi operativi a sostegno della sostenibilità dell’Europa. Ci sono comunità religiose, spirituali e laiche che consumano meno e cercano stili di vita più semplici di quelli della società prevalente (AEA, 2017).
I valori fondamentali dell’UE sono la dignità umana, la libertà, la democrazia, l’uguaglianza e lo stato di diritto: la tendenza pertanto non significa crescita in termini di attività economiche e consumo materiale, quanto piuttosto una crescita infinita nei valori come l’amore, la gentilezza, l’etica, nonostante ancora siamo ancorati alla definizione di crescita in termini di attività economiche e consumo materiale. Per affrontare oggi i problemi della complessità del mondo, occorre introdurre un nuovo pensiero creativo basato su stili di vita più equilibrati e più giusti, che si realizza nell’incontro con le persone, per scambiare idee e valorizzare le relazioni umane.
Decrescita,post-crescita,crescita verde sono i termini etici e valoriali per un ripensamento sullo stile di una economia che metta in primo piano l’uomo e le sue ragioni a fronte delle aspettative univoche del profitto.
Complimenti per l’analisi dettagliata ed antropologica del tema sviluppato