Venerdì 25 luglio 2025, alle ore 21:00
Piazza Olmo – Torraca (SA)
Nell’ambito del Progetto:
“Territorio e Identità – Torraca Cultura 2025”
saranno presentati i volumi:

Luigi Leuzzi
“Il codice morfologico del megalitismo nel Cilento. Immagine e trascendenza”
Pasquale Martucci:
“Culture Immateriali. Lo studio delle espressioni festive nel territorio del Cilento, Alburni e Vallo di Diano”
Saluti istituzionali
Andrea Mancuso (assessore comune di Torraca)
Pasquale Sorrentino (consigliere provincia di Salerno)
Interventi
Luciana Gravina
Rita Gravina
Luigi Leuzzi
Pasquale Martucci
Modera
Gaetano Bellotta (giornalista)
Nell’incantevole centro storico di Torraca, nel Basso Cilento, a ridosso del Golfo di Policastro, a sud della provincia di Salerno, venerdì 25 luglio alle ore 21:00 si svolgerà l’evento dedicato al Progetto “Territorio e Identità – Torraca Cultura 2025”.
Tutto ciò avverrà in uno scenario ricco di storia millenaria, costituito da un sito megalitico risalente al periodo tra il Neolitico e l’Età del Bronzo, il Castello Palamolla che sorge su uno sperone roccioso intorno al quale si sviluppa il borgo medioevale, chiese e cappelle sparse che attestano la profonda religiosità del luogo, innumerevoli bellezze naturali di grande fascino formate da colline coperte di boschi, fiumi e ruscelli.
In questa atmosfera magica, si svolgerà la manifestazione dedicata ai libri: “Pietre, feste e magia”, con al centro del dibattito due volumi che sviluppano riflessioni sul “Patrimonio culturale” del Cilento, un territorio che necessita ancora di essere studiato ed analizzato.
Luciana Gravina e Rita Gravina, che hanno organizzato l’incontro, hanno convenuto sulla necessità di mettere insieme due autori, che producono analisi critiche, partendo da opposti punti di vista, convergendo però sulla necessità di valorizzare i beni di questa terra e trasmettere la ricca memoria culturale alle nuove generazioni.
Leuzzi e Martucci si occuperanno di quei beni culturali aventi un valore eccezionale universale sul piano storico, artistico, scientifico, etnologico o antropologico, naturalistico e estetico, che costituiscono la ricchezza di un luogo e della sua popolazione.
Una società che definisce i suoi oggetti d’arte e li tutela opera una selezione che mira al riconoscimento del loro valore, considerando che si tratta di una realtà dinamica in perenne ampliamento. Ciò perché nello sviluppo della storia dell’uomo ci sono sempre ritrovamenti e acquisizioni di dati e materiali, determinati dalla ricerca nei campi della storia dell’arte e dell’architettura, dell’archeologia, della documentazione archivistica e bibliografica e delle storie sociali.
I beni che entrano a far parte del “Patrimonio culturale” devono essere conosciuti, censiti, catalogati, attraverso un insieme di operazioni che non seguono canoni o modelli fissi, ma devono essere continuamente aggiornate e sistematizzate.
La tutela nasce da una presa di coscienza da parte della comunità internazionale sulla necessità di proteggere e conservare certe rappresentazioni tangibili del retaggio culturale di un popolo o di una nazione, elevandola al rango di patrimonio comune.
Ha sostenuto Salvatore Settis che “i musei italiani sono incardinati nel territorio, formano un tutto unico con le città e le campagne che li circondano (…) un’unica tessitura concresciuta nel corso dei secoli”.
Il Cilento custodisce una sua cultura identitaria da trasmettere soprattutto alle giovani generazioni, che devono essere protagoniste del territorio acquisendo la consapevolezza delle risorse presenti. Per questo motivo le antiche testimonianze del passato devono essere valorizzate attivando momenti di approfondimento e divulgazione per aumentare ancora di più la conoscenza di un pubblico affascinato dai borghi e dai suoi beni culturali da rivitalizzare e riqualificare, rendendoli più accessibili e fruibili.
Di seguito alcune tematiche contenute nei volumi.
“Il codice morfologico del megalitismo nel Cilento. Immagine e trascendenza”
Il volume di Luigi Leuzzi è il tentativo di riconoscimento e classificazione del megalitismo nel Cilento, attraverso la forma e la struttura di cui si compongono i segni e i simboli del passato. È soprattutto il modo di rilevare le espressioni culturali che sono variegate, come lo sono i monumenti che caratterizzano il territorio e la sua storia millenaria.
Il punto di partenza riconduce a quel tempo iniziale, il presente astorico, quello dell’iniziazione antropica a contatto con la natura selvaggia. Ecco, si potrebbe proprio iniziare quando la natura si piega alle esigenze umane, quando la comunità non più nomade ma meglio organizzata traccia i segni della presenza di una “religio”. Parrebbe questo il tempo zero dell’azione dell’uomo; poi niente sarà più lo stesso perché interverrà la storia e le dinamiche che porteranno l’essere umano ad agire per esercitare la sua presenza e realizzare i segni megalitici che comunque vanno colti e interpretati. L’autore si affida ad un approccio ermeneutico per giungere ad una comprensione che coinvolge l’interprete quando matura una conoscenza via via più diversificata, adeguata ed esperta: una comprensione nuova rispetto ai segni impressi nei luoghi e nel tempo.
Luigi Leuzzi parte dall’oscurità ed offre sprazzi di luce attraverso articolazioni di saperi che vanno oltre le mere considerazioni archeologiche. In tal modo, l’arte è più viva e viene sollevata verso nuovi orizzonti di senso, attraverso il dialogo con l’arte (Gadamer). Inizia qui la sua ermeneutica dopo la scoperta dei simboli identitari. L’autore ce li presenta in sequenza, quasi fossero tutti in serie, in un unico luogo, quando invece i luoghi sono distinti e gli stessi segni difformi. Eppure sono lì che si susseguono: “a preta ru lu mulacchiu” (Monte Stella), “il solco della fecondità” (Civitella di Moio), “a preta ru l’ommu” (Cervati), “a ciampa ru cavaddu” (Monte Sacro), “u mantu ra Maronna” (Monte Sacro), l’Antece a Costa Palomba, e così via.
Tra i simboli del territorio, la Grande Madre, come pure la dea civetta – Cilens, è presente in tante espressioni della religiosità popolare, riconducibili al ruolo femminile esercitato nelle comunità e valorizzati dai culti e dalla ritualità dedicata alla Vergine Maria. È un’architettura sacra che serviva a normare lo spazio antropico trascendendo il tempo.
Quello dell’autore è un approccio di presentificazione per dare l’idea a chi si affeziona a questi megaliti (le immagini sortiscono questo effetto) di disporli in sequenza per dire: questo è il nostro passato, questi i simboli identitari del Cilento.
“Culture Immateriali. Lo studio delle espressioni festive nel territorio del Cilento, Alburni e Vallo di Diano”
Le attività dell’uomo, sostiene nel volume Pasquale Martucci, sono processi sociali e prodotti culturali che includono le pratiche, le rappresentazioni, le espressioni, nonché le conoscenze e le abilità, tutto ciò che oggi sono le risorse culturali di un territorio caratterizzato da ruderi di età preistorica, palazzi gentilizi e castelli, centri storici da visitare.
Il lavoro proposto ha compiuto un’indagine su 35 espressioni festive che si svolgono nel territorio del Cilento, Alburni e Vallo di Diano, per conoscere, descrivere, valutare e comprendere come le manifestazioni possano essere oggi fruite in chiave moderna e magari inserite nel “Patrimonio Culturale Immateriale Mondiale”.
Nella parte iniziale, l’autore ha analizzato la cultura cilentana, ricca di risorse materiali ma anche di iniziative da proporre e trasmettere alle future generazioni.
È stato affrontato il concetto di mito che ha rappresentato per le popolazioni forme di appartenenza comunitaria, affermata ed arricchita nel corso dei secoli. La conoscenza delle culture e dei miti sono determinanti per affermare le manifestazioni e le espressioni che caratterizzano la vita quotidiana delle persone.
Se il processo attivato riguarda il senso delle feste ed i cambiamenti che hanno subito negli ultimi tempi, queste concettualizzazioni portano direttamente agli eventi che si svolgono nel territorio, utilizzando un approccio sociologico con la costruzione di indicatori: organizzazione, rilevanza dell’evento, partecipazione del pubblico, contenuti simbolico-rituali e culturali, rilievo economico, condivisione e adesione.
Si è utilizzata una metodologia qualitativa che, partendo dal soggetto/ricercatore, ha inteso compiere comparazioni con documenti raccolti in loco, riscontri sul campo, informazioni tratte dai social media e dagli audiovisivi, al fine di conoscere, descrivere, valutare e comprendere come le espressioni e le rappresentazioni possono essere conservate, preservate e trasmesse alle nuove generazioni.
La presentazione dei risultati ha permesso di compiere comparazioni e riscontri, non tanto per produrre una classifica, quanto piuttosto per verificare punti di forza e di debolezza e permettere agli organizzatori di compiere azioni per affermare in maniera più compiuta le varie espressioni festive.
Le conclusioni sono affidate alle possibilità che un turismo diversamente inteso e rivolto alle nuove generazioni possa costituire per il territorio una importante occasione di sviluppo.
La presentazione di un evento letterario legato ad un territorio specifico ci proietta in quel mondo magico di cui parlava De Martino! Una manifestazione da non perdere!
Un registro sensibile in cui iscrivere il contributo di ciascun autore,sapendo cogliere le linee di ricerca ,la metodologia e gli itinerari condivisi nella direzione delle identità evolutive delle antiche terre del Cilento e della Lucania Occidentale in una direzione di senso comune antropologica culturale e sociologica originale ed originaria .
Complimenti
Complimenti ed a presto ritrovarci