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Una Santa tra leggenda e tradizione

di Pasquale Martucci

 

Un incrocio a Sant’Antuono di Torchiara sembra accompagnare chi si incammina e scongiurare tutti i pericoli. La firma è quella di Santa Barbara.

 

Figlio mio, va e torna presto

sii prudente nel tuo cammino

ama i fratelli della strada

in pericolo come te.

Sono con te e ti benedico.

 

Il Comune di Salento festeggia la sua Santa patrona. Qui la festa non è il 4 dicembre ma il 29 luglio, tradizionalmente il giorno votivo. La figura di Barbara di Nicomedia è divenuta leggendaria e il suo culto molto partecipato: è considerata protettrice contro i fulmini e le morti improvvise e violente. Il suo culto è poi legato ad alcuni importanti avvenimenti. La tradizione di questo paese ricorda con commozione la data di un luglio di tanti anni fa, ai tempi tragici del secondo conflitto mondiale, e la intercessione di Santa Barbara.
Nel centro cilentano alle ore 18:00 si propone il momento più suggestivo: dopo la Santa Messa, la processione per le vie del paese con Confraternita, banda musicale e cente / cinte.
Della vita di questa santa esistono varie agiografie, che presentano notevoli differenze tra loro. Le sintetizzo.

Barbara è figlia di Dioscoro o Dioscuro, un uomo di religione pagana, che decide di rinchiuderla in una torre, per proteggerla dal mondo esterno e dai pretendenti che ella, dotata di grande bellezza, respinge sistematicamente. Si narra che Barbara stessa debba scegliere la torre da edificare: notando che sono presenti solo due finestre, una a nord e una a sud, ordina ai muratori di costruirne una terza, per richiamare la Trinità. Prima di essere rinchiusa nella torre, inoltre, si immerge tre volte in una piscina adiacente, battezzandosi da sola.

In altre versioni, Barbara viene segregata come punizione per la sua disobbedienza: nella torre, la giovane viene istruita da filosofi, oratori e poeti e, studiando, giunge alla conclusione che il politeismo è una farsa. Liberata da suo padre, si converte al cristianesimo; altre versioni specificano che Barbara aderisce al cristianesimo studiando i testi di Origene e, una volta fuori dalla torre, si reca proprio da lui, ad Alessandria, per farsi battezzare.
Ad ogni modo, quando Dioscoro scopre la nuova fede della figlia tenta di ucciderla: Barbara riesce a sfuggirgli miracolosamente, oltrepassando le pareti della torre, oppure volando su una montagna. Pare che sarebbe stata vista volare da due pastori, uno dei quali la tradisce rivelando a Dioscoro la sua posizione. L’uomo è maledetto da Barbara e trasformato in pietra, il suo gregge di pecore in uno sciame di locuste.

Suo padre la trascina davanti a un magistrato (o prefetto) di nome Martiniano. La giovane rifiuta di abiurare e viene quindi torturata più volte: viene avvolta in panni rozzi e ruvidi che le lacerano la carne, ma Cristo, apparendole di notte, cura le sue ferite. I carnefici tentano quindi di ustionarla, ma le fiamme accese ai suoi fianchi si spengono quasi subito; le vengono poi tagliati i seni, colpita la testa con un martello, e viene fatta sfilare nuda per le strade. Alla fine, suo padre la conduce in cima a una montagna e la decapita lui stesso; insieme a lei subisce il martirio un’altra giovane cristiana, Giuliana.

Sceso dalla montagna, Dioscoro viene incenerito da un fulmine o da un fuoco venuto dal cielo come punizione per l’omicidio. Barbara e Giuliana vengono quindi seppellite da un uomo di nome Valentino, e presso la loro tomba cominciano ad avvenire guarigioni miracolose.
Di Santa Barbara non esiste alcuna menzione nei documenti dell’antichità cristiana, così come nella versione originale del martirologio geronimiano. La sua storia, inoltre, presenta notevoli somiglianze con quella di santa Cristina, ed è probabile che l’autore della passio di Barbara si sia rifatto a quella di Cristina, esagerandone gli aspetti inverosimili. Ciò ha portato alcune fonti, anche autorevoli, a dubitare dell’esistenza stessa della Santa.

Le varie agiografie differiscono per molti particolari, compresi il tempo e il luogo in cui visse. Riguardo la data del martirio, esso sarebbe avvenuto sotto un imperatore, ma non è chiaro se si tratti di Massimino il Trace, Massimino Daia o Massimiano. Per quanto concerne il luogo, invece, le fonti riportano diverse città natali: Nicomedia, Antiochia, Eliopoli in Egitto, Eliopoli di Siria e un’altra Eliopoli presso Euchaita; altre parlano di Toscana o Roma.

Queste diverse indicazioni testimoniano l’adattamento della sua leggenda ai vari luoghi in cui era venerata.

Compio alcune considerazioni sulle leggende narrate che hanno un elemento comune: quello di rappresentare una figura ricca di mistero, di esagerazioni e di grande interesse mitologico, senza trascurare l’aspetto legato alle mirabolanti guarigioni ed interventi salvifici che si tramandano.

  1. Simboli evocativi

La prigionia nella torre da parte di suo padre associò la sua figura alle torri, a tutto ciò che concerneva la loro costruzione e manutenzione e quindi il loro uso militare. Ecco perché è considerata patrona di architetti, stradini, tagliapietre, muratori, cantonieri, campanari, nonché di torri e fortezze.

La morte di Dioscoro la fa considerare protettrice contro i fulmini e il fuoco, e di conseguenza contro le morti causate da esplosioni o da colpi d’artiglieria. Da qui deriva il suo patronato su numerose professioni militari e sui depositi di armi e munizioni: le polveriere vengono chiamate anche santebarbare.

Per quanto riguarda la marina militare, la Santa fu scelta in particolare perché simboleggiante la serenità del sacrificio di fronte a un pericolo inevitabile.

  1. Immagini e rappresentazioni

La sua leggenda e la varietà di cose cui è associata hanno dato vita a un gran numero di elementi con i quali ella viene rappresentata.

L’evocazione della torre a tre finestre è raffigurata tanto come ambiente in cui la Santa viene collocata, quanto come “miniatura” tenuta in mano o poggiata ai piedi.

Il più antico affresco si trova nella chiesa di Santa Maria Antiqua a Roma. E’ raffigurato il pavone, simbolo di lunga vita, apoteosi o immortalità. C’è poi da dire che nella leggenda quando i suoi carnefici si apprestarono a torturarla con delle verghe, queste si tramutarono in piume di pavone. La piuma di questo animale, o quella di struzzo, inoltre, è un attributo presente nelle opere prodotte nell’area dei Paesi Bassi e della Germania, ma il suo significato non è chiaro: potrebbe derivare dal “Dicta Origenis de beata Barbara”, un’agiografia in cui Cristo appare come bambino a Santa Barbara e le dà una piuma di struzzo, animale che, secondo Origene, è più degno di tutti gli altri.

  1. Altre associazioni

In quanto martire, a Santa Barbara vengono associate spesso la palma, una corona o un diadema e la spada, l’arma con cui è stata uccisa. Altri attributi comuni, specie dopo il XV secolo, sono il calice e l’ostia (o anche la pisside), simboleggianti l’accompagnamento cristiano alla morte. Va notato che Santa Barbara e Santa Chiara sono le uniche donne, tra i santi, a cui viene attribuita l’ostia nelle rappresentazioni sacre. Il concilio di Trento bandì l’uso di questi due simboli, in quanto promettevano una “grazia scontata”, specie a coloro che avevano vissuto in maniera peccaminosa.

Oltre a questi, è occasionalmente affiancata da cannoni o catapulte, il cui attacco richiama la morte subita da Dioscoro e il patronato di Santa Barbara sull’artiglieria; più rare invece le rappresentazioni in cui tiene un libro (la sua vita studiosa), una torcia (che richiama un episodio del suo martirio), oppure con suo padre Dioscoro che appare ai suoi piedi (simbolo della sua vittoria contro il paganesimo).

  1. Immaginario iconico

In genere, Santa Barbara è rappresentata riccamente vestita, spesso in tinte di rosso. Esistevano anche opere ove era raffigurata seminuda, in particolare in quelle che richiamavano la parte del suo martirio in cui le viene tagliato il seno. Poi furono bandite tutte le immagini “lascive”.

Dopo il Concilio di Trento, il culto e le rappresentazioni occidentali di santa Barbara calarono notevolmente, concentrandosi maggiormente sull’episodio finale del martirio, la decapitazione.

Come è ben evidente, si tratta di una Santa che racchiude simboli, leggende e varie rappresentazioni del suo culto. Ad ogni modo è possibile affermare che tra racconti e leggende, la religione popolare trasforma il culto in fantasia, perché gli uomini alla ricerca delle cause delle avversità e dei fatti della natura cercano spiegazioni a volte molto immaginarie. Poi, le tramandano di generazione in generazione, le fanno evolvere e modificare nel corso del tempo. E il caso del culto di Santa Barbara e dei tanti paesi che con grande devozione partecipano ai rituali in onore della loro Santa.

 

 

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